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Negli ambienti finanziari è noto come l’eccesso di ottimismo renda più probabile una correzione o, nei casi più estremi, un violento cambio di direzione e di trend dei mercati.  A novembre sia gli investitori individuali (piccoli e grandi risparmiatori) che quelli professionali (negli Stati Uniti) mostravano grande fiducia nell’andamento futuro dei loro investimenti azionari ed una fase di consolidamento o di moderata discesa (del tutto fisiologica) sembrava profilarsi all’orizzonte.  I timori provenienti dai dati inflazionistici ed il proseguire della pandemia spaventavano ma la fine dell’anno aveva poi regalato un parziale recupero di quanto perso nelle settimane precedenti, confermando la “stagionalità” positiva del mese di dicembre (le borse tendono a salire nell’ultimo mese se lo hanno fatto nel resto dell’anno).  Il 2022 è però iniziato scontando pesantemente le conseguenze delle incertezze che pongono a rischio le prospettive di crescita (a causa della pandemia e degli aumenti dei prezzi al consumo che riducono il potere di acquisto di famiglie ed imprese) e rendono meno “generose” le banche centrali (le vere protagoniste, con le pesanti iniezioni di liquidità, degli ultimi 15 anni) impegnate nello spegnere, ma senza esagerare, l’incendio sui prezzi che si sta sviluppando a causa della violenta ripresa economica (seguita alla tremenda discesa) e dalla scarsità di prodotti e materie prime (che non hanno interrotto, nel loro complesso, la loro salita nemmeno a gennaio).  La discesa delle borse ne è stata la naturale conseguenza.  Non è per nulla inusuale assistere a sporadiche discese del 10-15% anche in presenza di una sana crescita economica e non può certamente esserlo di questi tempi, nell’anno terzo D.C., Dopo (l’inizio del) Covid.  Rimangono però intatte le speranze che le manovre espansive, che si tradurranno in investimenti produttivi nei prossimi mesi, e un rallentamento della diffusione della pandemia (aiutato anche dall’introduzione di nuovi farmaci) potranno presto tranquillizzare gli investitori. Questi ultimi sono al momento estremamente scossi ed i sondaggi mostrano chiaramente come i “pessimisti” siano balzati in sella e non sembrino intenzionati a discenderne troppo presto.  In particolare tra gli investitori individuali (spesso amanti del fai-da-te e guidati dalle notizie che compaiono nei notiziari finanziari) sono oggi largamente prevalenti coloro che si attendono una discesa dei mercati nei prossimi mesi, il 47%, rispetto ai pochi, il 21%, più ottimisti (il rimanente 32% pensa che si rimarrà sui livelli attuali).   E’ una situazione che riporta ai momenti più bui degli ultimi anni; all’esplodere, nei primi mesi del 2020, della pandemia ma anche alla crisi finanziaria del 2008 (con il fallimento della banca d’affari statunitense Lehman Brothers).  Gli investitori professionali confermano questa tendenza pur rimanendo, nel complesso, più costruttivi e ottimisti (e meno emotivi…)  sul futuro che le borse hanno di fronte. Quanto detto sopra dovrebbe aiutare a mettere in prospettiva le attuali preoccupazioni, amplificate dai mezzi di informazione (che svolgono peraltro il proprio lavoro), ed evitare così di agire in modo troppo emotivo. Come ha ben argomentato Daniel Kahneman, il premio Nobel per l’economia del 2002 insieme a Vernon Smith, uno dei fondatori della cosiddetta “finanza comportamentale” (riassunta nel suo libro di maggior successo: “Pensieri lenti e veloci”), le reazioni emotive influenzano i comportamenti degli investitori rendendoli assai poco razionali.  La paura generata dalla discesa del valore del proprio patrimonio produce, infatti, una risposta immediata nel nostro cervello, in una regione chiamata amigdala, generando i “pensieri veloci” (istintivi, che non vengono, faticosamente, elaborati). Si tratta di due piccole ghiandole che, rilasciando degli “ormoni dello stress”,  attivano una parte del sistema nervoso (il sistema nervoso simpatico) coinvolto in quelle funzioni definite di «attacco o fuga» e spingono alla liquidazione (nel panico) dei propri investimenti.  Questo non deve naturalmente farci sottovalutare i rischi che la pandemia, la ripartenza dell’inflazione e la presenza di banchieri centrali meno compiacenti, pongono ai mercati finanziari, dove anche le obbligazioni sono poste più che mai a rischio se, a causa dell’inflazione, i tassi di interesse continueranno a salire.  Ma essere consapevoli delle nostre emozioni, elaborandole con il “pensiero lento”, anche quando amministriamo i nostri risparmi, può aiutarci a ridurre gli errori che siamo portati a fare quando, disperati ed in balia degli eventi, decidiamo di liquidare indiscriminatamente le nostre posizioni (o ad investire, senza badare ai pericoli, quando tutto sembra andare bene). Ricordandoci, come scriveva Robert Lee Frost (il poeta statunitense reso celebre anche da noi, con la poesia “La strada non presa”, dal film “L’attimo fuggente”) che “Il cervello è un organo meraviglioso: comincia a lavorare dal momento in cui ti svegli al mattino, e non si ferma finché non arrivi in ufficio”. 

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