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Dieci anni fa in agosto mancava Nicoletta Casiraghi Vacca  Orru’, la prima  e unica donna eletta Presidente della Provincia di Torino nel 1985. Eravamo amici dal 1967, quando militavamo nella Gioventù Liberale. La GLI era molto litigiosa, secondo lo stile individualistico che fu quello del PLI il quale finì anche per questo motivo: il tasso di rissosità era inversamente proporzionale al numero degli iscritti. Nel 1993 la fine di quel glorioso  Partito nato nel Risorgimento, non solo di quello, fu un vero e proprio 8 settembre con fughe ignominiose e tentativi di accasarsi altrove.
Ebbene, Nicoletta, unica ragazza del quel gruppo, mantenne sempre un equilibrio ed uno stile da cui tutti avrebbero dovuto trarre esempio. Non amava le polemiche, ma semmai agire. E’ morta liberale, coerente con le idee della sua e della nostra giovinezza.
Nel Partito Liberale, un Partito di maschilisti  anche nella componente di sinistra, riuscì a mantenere una posizione capace di coniugare le istanze femminili ( siamo negli anni del più acceso femminismo) con le istanze liberali.
Alla Provincia di Torino incardinò la sua presidenza tra due socialisti, Eugenio Maccari, Presidente di una Giunta di sinistra, e Luigi Sergio Ricca, Presidente di una Giunta di pentapartito. I due presidenti socialisti operarono assai bene, ma Nicoletta, donna ed esponente di un piccolo Partito, seppe agire con grande determinazione, coraggio, limpida onestà. Il fatto di essere donna la penalizzò perché la sua successiva candidatura in Regione non sfociò in un’elezione come sarebbe stato naturale. Dopo il crollo della I Repubblica era rimasta sé stessa, senza fughe né a destra né a sinistra. Aveva scelto di collaborare con i Radicali,quelli veri ,cioè pannelliani . I liberali si autoaffondarono a Torino in maniera poco decorosa. Bisognerebbe scrivere quella storia, soprattutto nel momento in cui si candidò nel 1993  Valentino Castellani che fu un ottimo Sindaco: i liberali mandarono al massacro Bepi Dondona e sostennero sottobanco ,per quel che potevano ancora contare, Castellani. Ci fu chi anche chi scrisse le prime pagine della sua scalata  ,presuntuosa e arrogante ,al potere bancario durata tanti anni.  Il marito di Nicoletta ,l’editore  Paolo Casiraghi,mancato a poca distanza dalla moglie , ebbe il coraggio di fare nomi e cognomi di chi ostacolo’ la moglie e si servì del PLI per fare delle carriere immeritate .
La sua morte ha privato la cultura liberale subalpina di una voce importante, se non unica. I liberali torinesi si sono suicidati, trascinati dalle ambizioni di uno o dell’altro personaggio.
Nicoletta, donna liberale e libera, resterà nella storia del movimento liberale italiano come figura eminente del liberalismo piemontese: quello di Brosio e di Badini Confalonieri , di  Zanone e di Altissimo , di Jona e di Zignoli  e di tanti altri degnissimi personaggi.
Ricordarla a dieci anni dalla immatura scomparsa ( era nata nel 1948) diventa un dovere morale. Lei aveva saputo maturare una cultura politica ed amministrative di prim’ordine.
Ad un mese dalla morte venne a Torino Antonio Patuelli attuale presidente dell’ ABI a ricordare Nicoletta insieme ad Aldo Bruno e a chi scrive .Chissa ‘ se il Covid ci consentirà di ricordare come meriterebbe questa straordinaria donna in battaglia . Nicoletta aveva innato il senso del dovere : era figlia del Vice Questore di Torino Vacca Orru ‘ che sacrifico ‘ la sua vita per tener testa a facinorosi che volevano impedire nel 1963 un comizio missino.Pur avendo subito  un attacco di cuore , non abbandono’ la piazza se non alla fine della manifestazione , troppo tardi per salvare la sua vita . Un alto esempio di cui la figlia non si era mai vantata ,ma che sicuramente aveva segnato la sua vita di adolescente e non solo.