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La presidente di Fratelli d’Italia  Giorgia Meloni è stata insultata pesantemente e volgarmente da un professore perché non avrebbe mai letto un libro. Lucia Bergonzoni, leghista, ritorna sottosegretario alla Cultura, malgrado le scarsissime letture dichiarate  negli ultimi anni in un ‘intervista. Ma è un fatto isolato o non rappresenta una realtà ampiamente condivisa da una parte consistente della classe politica?
E’ un fatto che riguarda solo i politici italiani o i politici in generale o almeno una parte significativa. L’esempio di Trump che è stato presidente degli Stati Uniti senza cultura , anzi esibendo solo rozzezza, deve far riflettere. Per altri versi un politico deve necessariamente un intellettuale? In passato i politici più importanti erano persone colte che riprendevano, vivendola, l’endiadi pannunziana di politica e cultura. Ma oggi, da gran tempo, non è più così. Berlusconi è l’esempio del politico che non ha attenzione per la cultura e giunge a progettare Università di liberalismo con docenti come Putin. Un’idea molto strana del liberalismo che vuole in cattedra un autocrate illiberale e  intollerante, anzi autoritario. Il Segretario leghista Salvini, invece,  tolte le felpe, è giunto di recente a citare persino Benedetto Croce di cui certo non è stato e non è un accanito lettore. Anche la sinistra che aveva predicato il primato della cultura non è molto meglio. L’intellighenzia di sinistra è evaporata e sono rimasti i professori senesi che ricorrono al turpiloquio. Anche i giornalisti sono spesso sciatti, arroganti, incolti. In un articolo uscito oggi si apprende che le truppe napoleoniche arrivarono a razziare le tombe delle chiese torinesi dopo il 1821, mentre il
congresso di Vienna del 1815 aveva posto la parola fine all’avventura napoleonica. Se prendete Zingaretti, noterete la superficialità e l’incultura dell’uomo, al confronto Veltroni è un genio. C’è una crisi di cultura legata al naufragio della scuola e al fatto che  troppi politici ricorrono alla politica perché non sanno fare altro. Durante la prima repubblica molti deputati e quasi tutti i ministri erano professori universitari. Oggi i professori sono mosche bianche come Brunetta che come studioso non è mai apparso un gran che.
E’ entrata l’idea perversa – che i grillini hanno esteso  a sistema – che la politica può prescindere dalla cultura. Basta assistere ad un dibattito parlamentare per rendersi conto del livello molto basso di troppi
senatori e deputati. La Presidente Casellati con la sua raffinata cultura è una rara avis, un unicum.
Può dar fastidio che Bergonzoni non legga e vada al Ministero della cultura, ma voi credete che il suo ministro Franceschini sia un accanito lettore? Siamo all’assurdo che ci sono politici che pubblicano dei libri che si sono fatti scrivere da altri. Troppi pubblicano e pochi leggono. E’ questa la realtà forse non solo italiana di una crisi profonda che  ha travolto la politica e la stessa cultura. Il becero pragmatismo ha sostituito l’ideologia che comportava anche un po’ di cultura. Pannunzio diceva che un politico senza cultura è un mero faccendiere. Forse era troppo severo, ma oggi i meri faccendieri travestiti da politici sono diventati la maggioranza. Un dato che spiega perché ci siamo ridotti così.