Siamo in un momento difficile dovuto all’incattivimento del Covid, ad errori del Governo, ad irresponsabilità di alcune forze politiche che sottovalutano la gravità della situazione, a proteste velleitarie di piazza che andavano vietate e, a maggior ragione oggi, non possono essere autorizzate. La vaccinazione non uccide la democrazia e la libertà, semmai argina il dilagare della peste. Chi non si vaccina è un irresponsabile verso sé stesso, la propria famiglia, la società che ha pieno diritto di tutelarsi. Anzi lo Stato democratico ha il dovere di tutelare i cittadini. La vita è il bene più prezioso che abbiamo e va difeso ad ogni costo. Nessuno oggi può offrire certezze, ma il rispetto della prevenzione e delle regole, anche le più elementari, è l’unico modo per arginare questa tragedia. Siamo in guerra e in guerra i disertori non possono essere considerati eroi. Occorre ordine e disciplina da parte di tutti. Ogni atto che produca pericoli di contagio va sanzionato, anzi, se possibile, prevenuto. Il Ministero degli Interni deve riprendere in mano la situazione. Chi strumentalizza la Costituzione per legittimare sé stesso, non va creduto. La Costituzione privilegia l’interesse pubblico. Si può discutere se sia un bene o un male perché chi crede nei valori individuali della persona potrebbe obiettare. Ma oggi è un fatto assolutamente positivo che la Costituzione tuteli il bene pubblico perché la salute e la vita sono valori che vanno oltre il pubblico o il privato ,in quanto attengono al nostro essere uomini. Gli improvvisati costituzionalisti della domenica, i vecchi, inquietanti professori come Cacciari che hanno creato allarmismo sociale, i commentatori televisivi che narcisisticamente vivono sul virus da due anni, devono tacere. Dobbiamo sentire il dovere della coesione morale e civile, la sola che può contribuire a salvarci. In una società che non è laica ma atea, materialista e ciecamente individualista vanno anche riscoperti quei valori etici e religiosi troppo frettolosamente archiviati a favore di un edonismo sfrenato che rifiuta ogni regola morale. Anche i motivi che portarono il laico Benedetto Croce a scrivere nel 1942, di fronte alla barbarie nazista, “non possiamo non dirci cristiani“ tornano oggi ad essere importanti, al di là del fatto di credere o non credere, perché sono un elemento universale di fraternità e di unione tra tutti gli uomini.
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