2,051 utenti hanno letto questo articolo

Qualcuno ha avuto anche il coraggio di festeggiare i 10 anni della “skate plaza”, nel piazzale  torinese Valdo Fusi uno spazio per le esibizioni estemporanee degli amanti dello skate, disciplina per carità suggestiva che, quando praticata da veri professionisti in luoghi appositi senza pedoni, è anche affascinante. Peccato che in questa piazza transitino pedoni, mamme con bambini, a dir il vero sempre meno, visto che da due anni è luogo di bande giovanili di maggioranza nordafricani di terza generazione, che aggrediscono loro coetanei, donne sed anziani. I problemi di questa disgraziatissima “piazza” nata da un vuoto urbano non naturale ma da un bombardamento  anglo/ americano del 44, sono infiniti ed irrisolti. Prima un grande parcheggio in superficie, incustodito, terra di nessuno in cui il male minore era, trovarsi le gomme bucate. Successivamente qualcuno ebbe l’idea  che fosse più igienico progettare uno grande posto auto  interrato ed in superficie tanto verde per eguagliare le vicine piazze Cavour, Maria Teresa.  Fu uno dei primi esempi di urbanistica partecipata, in quanto le varie proposte  furono messe su La Stampa, ed i cittadini e lettori scelsero un progetto dignitoso, anche se personalmente avrei preferito lasciare la piazza vuota magari  con solo alberi, panchine e qualche toret. Viceversa la lobby delle Società di Parking, decise per un progetto molto invasivo, un catino che sembrava il frutto di un nuovo bombardamento, con al centro una squallida casetta che, secondo gli intenti, avrebbe dovuto essere  biglietteria e discesa agli inferi per sistemare le auto . Prima ironia della sorte, fu che non portò all’aumento della capienza di vetture, seconda fu quella che venne intitolata ad un grande personaggio cui ero molto legata, Valdo Fusi, avvocato, politico cofondatore della Sezione torinese di Italia Nostra, che da sempre amante del bello, si era battuto contro le manomissioni del Centro storico torinese, lui lombardo come origine ma da sempre nel capoluogo torinese. Frequentava la casa dei miei genitori, essendo molto amico di mio papà e me lo ricordo come un signore alto, magro, allampanato che un giorno mi disse, avrò avuto 13 o 14 anni, di iscrivermi alla Dante Alighieri, a quel tempo collegata ad Italia Nostra. Diffusi  volantini nella mia scuola al fine di convincere i compagni a partecipare attivamente alla campagna di tesseramento. Di qui nacque la mia avventura in Italia Nostra, proprio dal basso e giovanissima, che mi portò ad essere  Consigliere  poi  Vicepresidente, prendendo indegnamente il suo posto alla sua improvvisa morte e poi dopo le elezioni, Presidente. Certamente Valdo si sarebbe  indignato, anzi avrebbe reagito con veemenza e rabbia, rifiutando che che il suo nome venisse accomunato a tale scempio urbanistico. Per cui chiedo a, Pierfranco Quaglieni ed a tutte le forze libere, liberali e della  Cultura, dj chiedere al Comune di revocare questa indegna, avvilente intitolazione. 

La memoria e la storia  di Torino ne guadagnerebbero in coerenza e serietà.