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Per Arnaldo Di Benedetto, di Loris Maria Marchetti

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Con la scomparsa di Arnaldo Di Benedetto (Malles Venosta, Bolzano, 19-IX-1940 –  Santena, Torino, 16-IX-2021) la cultura letteraria italiana ed europea perde uno dei suoi più valenti e ragguardevoli rappresentanti. Laureatosi presso l’Università Statale di Milano con Mario Fubini e perfezionatosi presso la Scuola Normale Superiore di Pisa, dove nel 1967-69 fu assistente “borsista”, dal 1969 al 2010, incaricato prima e ordinario poi, insegnò Letteratura Italiana presso l’Università di Torino; come professore invitato e ospite fu docente presso le Università di Berna, di Paris-Sorbonne, di Chambéry, all’École Normale Supérieure di Lyon, all’Indiana University. 

Presidente del Centro nazionale di studi alfieriani di Asti (1990-1999), presidente del comitato per l’edizione nazionale delle opere di Foscolo, membro dei comitati per le edizioni nazionali delle opere di Tasso, Manzoni, Capuana, De Roberto, presente in numerose altre prestigiose istituzioni era socio nazionale dell’Accademia delle Scienze di Torino e dell’Accademia dell’Arcadia, dell’Accademia di studi italo-tedeschi/Akademie deutsch-italienischer Studien di Merano e del Centro italo-tedesco “Villa Vigoni” / Deutsch- Italienisches Zentrum “Villa Vigoni” di Loveno di Menaggio.

Direttore responsabile fino al 2021 del «Giornale storico della letteratura italiana», componente del comitato direttivo della rivista «Critica letteraria», Di Benedetto ha collaborato con le più importanti riviste accademiche italiane e straniere tra cui «Lettere Italiane», «Esperienze letterarie», «Belfagor», «Testo», «Otto/Novecento», «Italica», «Revue des études italiennes», «Versants», «Arcadia» (Bonn), «Romanische Forschungen», nonché (ci piace rammentarlo in questa sede) con gli «Annali» del torinese Centro “Pannunzio”.

Nel 1965 e 1968 gli fu conferito il Premio “Tasso” del Centro di studi tassiani di Bergamo, nel 2002 il Premio “Corrado Alvaro” per la critica letteraria, nel 2003 il Premio “Messori Roncaglia e Mari” dell’Accademia nazionale dei Lincei. L’Università di Atene gli attribuì la laurea honoris causa nel 2007.

Valido e degno scolaro del suo illustre Maestro, Di Benedetto ne ereditò fedelmente l’impostazione storicistica rielaborandola e arricchendola di prospettive originali e innovative fondate su un criterio  di indagine che, movendo dalla concreta realtà della pagina per sondare concezione visione gusto dell’autore (o di una scuola poetica o di una corrente letteraria) in relazione al contesto culturale, storico, sociale, esige quindi l’approdo al piano stilistico e formale (non senza il dovuto ricorso agli strumenti filologici, se necessari) e, semmai, alla valutazione estetica, ove si tratti di creazioni poetiche o comunque artistiche, o al riconoscimento di valore storico-culturale qualora il discorso verta su scritture di natura storiografica, trattatistica, filosofica, dottrinale, che peraltro possono sovente conseguire il più alto pregio letterario ed espressivo, se pure non l’aura della “poesia”. La metodologia dibenedettiana è intelligentemente flessibile e adattabile alle occasioni e variamente sollecita e rimescola i paramenti di approccio a seconda dell’indole e dell’immaginario degli autori in esame, del tenore dei testi, dello spirito dell’epoca, delle convenzioni socio-culturali del tempo. Si intende che i nuclei costituenti una così ricca esperienza ermeneutica inducano quasi inevitabilmente lo studioso ad affrontare i nodi teorici e metodologici della storia e della critica letterarie, con la potente affermazione della reciprocità.

L’operosità di Di Benedetto, chierico instancabile e curioso, si esercitò su ogni secolo della letteratura italiana – anche nutrita dall’interesse del comparatista per quanto riguarda in particolare le letterature tedesca e francese specie in relazione con quella italiana: emblematico è il titolo del volume Dante e Manzoni. Studi e letture (2009, III ediz.) che disegna un arco cronologico di civiltà letteraria di per sé eloquente. In dettaglio, gli argomenti privilegiati dal saggista furono il Rinascimento e il Tasso (Tra Rinascimento e Barocco. Dal petrarchismo a Torquato Tasso, 2007; Poesia e comportamento. Da Lorenzo il Magnifico a Campanella, 2005, II ediz.; Con e intorno a Torquato Tasso, 1996, III ediz.), l’Alfieri (Le passioni e il limite. Un’interpretazione di Vittorio Alfieri, 1994, II ediz.; Il dandy e il sublime. Nuovi studi su Vittorio Alfieri, 2003; Con e intorno a Vittorio Alfieri, 2013; Alfieri, in collaborazione con Vincenza Perdichizzi, 2014), il Nievo (Nievo e la letteratura campagnola, in Letteratura italiana Laterza, diretta da Carlo Muscetta, 1975; Ippolito Nievo e altro Ottocento, 1996). Altre opere di spiccato risalto in ordine all’arco culturale sette-novecentesco sono: Tra Sette e Ottocento. Poesia, letteratura e politica, 1991; Dal tramonto dei Lumi al Romanticismo, 2000; Verga, D’Annunzio, Pirandello. Studi e frammenti critici, 1994; Poesia e critica del Novecento, 1999. Contributi rilevanti sono confluiti in opere collettanee quali Letteratura italiana. I contemporanei, a cura di Gianni Grana (Marzorati), Storia della letteratura italiana, diretta da Enrico Malato (Editrice Salerno), Enciclopedia dantesca Treccani, Oxford Companion to Italian Literature, a cura di Peter Heinsworth e David Robey (Oxford University Press), Dizionaro Bompiani degli Autori, Dizionario critico della letteratura italiana, diretto da Vittore Branca (Utet). I frutti preziosi del comparatista – che si è occupato tra l’altro della “fortuna” di Alfieri in Germania e di Heine in Italia, della “presenza” di Flaubert in Verga (nel citato libro del 1994), del rapporto Croce-Thomas Mann – sono in parte raccolti in Fra Germania e Italia. Studi e flashes letterari (2008). Sekundärliteratur. Critici, eruditi, letterati (2005) riunisce ritratti complessivi o circostanziati di critici letterari (il gruppo storico de «Il Conciliatore», De Sanctis, Croce, Fubini, Alberti, Caretti) e il fondamentale saggio L’ «armonia felice di Alain»: momenti della fortuna d’un filosofo francese in Italia.         

Di Benedetto fu altresì sagace e impeccabile curatore di numerose edizioni di classici, tra cui Alvise Cornaro, Della Casa (Prose di Giovanni Della Casa e altri trattatisti cinquecenteschi del comportamento, Utet 1991, II ediz.; Galateo, TEA 1992; Galateo, Fògola 2004), Alessandro Piccolomini, Alfieri, Manzoni, d’Azeglio, Verga e del volume di AA. VV., La geografia immaginaria di Salgari (2012).

Chi, basandosi unicamente sui dati del curriculum professionale e della produzione scientifica di Arnaldo Di Benedetto (uomo di rara  eleganza non solo intellettuale), fosse indotto a immaginarlo un serioso e severo erudito, accanito frequentatore soltanto di inamene aule universitarie e cupe   polverose biblioteche, racchiuso insomma nei pur nobili recinti dell’accademia, sbaglierebbe di grosso, ché la stretta consuetudine con la cultura e la pratica militante, artistica e letteraria, gli fu sempre  primaria e congeniale. Negli anni dell’adolescenza meranese studiò privatamente il violino, nel 1959 pubblicò un volume di racconti (Esistenze), successivamente poesie nella rivista «Galleria» (diretta da Leonardo Sciascia) e nel mondadoriano Almanacco dello Specchio (presentato da Sergio Solmi). Negli anni milanesi – a partire cioè dal 1957 –  frequentò la cosiddetta “ultima bohème” di artisti (Fontana, Dova, Franceschini, P. Manzoni, Lucas) e un gruppo di scrittori (Bianciardi, Pennati, Schettini, Balestrini) il cui comune punto d’incontro era il mitico Bar Jamaica in via Brera. Così come in un altro locale altrettanto à la page in quegli anni, il Blu Bar di Piazza Meda, poté conoscere e divenire amico di poeti e critici di primo piano come Sereni, Erba, Fortini, Gatto, Risi, Cattafi, Solmi, Anceschi, Antonielli e altri. Per la formazione intellettuale e culturale del giovane Di Benedetto fu anche determinante l’amicizia con il pittore e scultore Gastone Panciera. Nel dicembre del 1957, in occasione della “prima” italiana dell’opera Mathis der Maler di Paul Hindemith, conobbe alla Scala Eugenio Montale, con il quale instaurò un lungo rapporto di amichevole cordialità: gli trasmise anche i saluti di Ezra Pound, conosciuto a Merano nel settembre del ’58. 

Uomo socievole e sprigionante simpatia, di viva e profonda umanità, coltivò un alto senso dell’amicizia, di cui – per ricordarne soltanto una – diede amabilissima prova nell’autunno del 2007 radunando a pranzo in un rinomato ristorante piemontese gli amici più cari per festeggiare insieme la conseguita laurea ad honorem ateniese.                                                   

9 Ottobre 2021/da user-pannunzio
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