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‘Shinhanga: la nuova onda delle stampe giapponesi’ a palazzo Barolo, di Mara Martellotta

News

Dall’8 al 30 giugno prossimo Palazzo Barolo ospita  la prima mostra in Italia sull’arte degli shinhanga, letteralmente “la nuova xilografia”.

L’esposizione si intitola “Shinhanga. La nuova onda delle stampe giapponesi”, curata da Paola Scrolavezza, esperta di cultura e letteratura giapponese e docente presso il Dipartimento di lingue, letterature e culture Moderne dell’università di Bologna,  con la consulenza artistica di Marco Fagioli, collezionista  e storica autorità nell’arte giapponese.

Lo shinhanga è  un movimento nato ufficialmente nel 1916 grazie all’opera di artisti come Ito Shinsui e Kawase Hasui  che si allontanarono gradualmente dai soggetti dell’ukiyoe, cominciando  a raffigurare scorci caratteristici della provincia rurale o dei sobborghi cittadini, non ancora raggiunti dalla modernizzazione, come rovine, templi antichi, immagini campestri, scene notturne illuminate dalla luna piena e dalle luci dei lampioni. A queste vedute si aggiunsero i ritratti femminili,i bijinga, dedicati alle donne dei tempi moderni, ritratte nella loro quotidianità,  mentre si truccavano o si acconciavano i capelli.

Sono oltre ottanta le opere espositive  provenienti da collezioni private e dalla Japanese Gallery Kensington di Londra,  accompagnate da kimono, fotografie storiche e oggetti d’arredo, con l’intento di mostrare come questo movimento shinhanga abbia saputo mantenere le tecniche tradizionali dell’incisione su legno, pur introducendo oltreoceano prospettive nuove.

Il percorso espositivo trova il proprio fulcro centrale nel terremoto del Kanto del primo settembre 1923, il peggiore della storia del Giappone. Seguito da violenti incendi che divamparono per ben due giorni, alimentati  dai venti di un tifone, questo terremoto causò  oltre 100 mila morti  e rase al suolo un’area molto vasta della capitale. Nasceva dalle ceneri una nuova Tokyo, proiettata sempre più verso il futuro. La produzione delle incisioni Shinhanga dopo questo funesto episodio si sarebbe intensificata. Agli scorci caratteristici si aggiunsero angoli metropolitani con strade deserte, case da cui filtrava un’illuminazione artificiale e densa. Le xilografie prodotte dopo il sisma esprimevano un senso di smarrimento e di solitudine dell’uomo di fronte alla fragilità dell’esistenza. Nei bijinga si affievolisce del  tutto o quasi il legame con il mondo notturno tipico dell’ukiyoe. Le ragazze immortalate nelle opere sono donne comuni, che iniziano a muoversi anche fuori dalle mura domestiche, nelle vie e nei locali dei quartieri alla moda. Sono cameriere,  insegnanti, dattilografe e infermiere, giovani indipendenti, istruite e  emancipate pronte a cogliere le opportunità che il Giappone offre loro.

Lo shinhanga si afferma a partire dal secondo decennio del Novecento fino agli anni Quaranta. Si tratta del riflesso artistico  di un periodo che per il Giappone contemporaneo era caratterizzato da un’atmosfera di estrema libertà  e fermento culturale. Le città principali diventano lo sfondo di un’arte e di una cultura sempre più alla portata di tanti, aprendosi alla nuova borghesia  e al nuovo pubblico che dalla provincia approdava alla metropoli, attratto dalle nuove prospettive economiche e dallo stile di vita moderno e anticonformista.

Alcuni stampatori ed editori illuminati, quali Watanabe Shozaburo, diedero impulso allo sviluppo del movimento,  realizzando un’arte innovativa e autoctona, ma servendosi dell’hanmoto, ovvero l’atelier, dove l’artista si occupava dell’ideazione e del disegno, affidando all’incisore, al tipografo e all’editore le fasi successive della produzione e diffusione delle stampe.

“Shinhanga. La nuova onda delle stampe giapponesi” ricrea un’atmosfera densa di aspettativa e di nostalgia di inizio secolo, presentando al pubblico un’incredibile corrente artistica ancora sconosciuta in Italia e narrandola in maniera coinvolgente, dipingendo, attraverso di essa, uno spaccato intenso e vivido del Giappone tra le due guerre. Vi compaiono stampe  dominate dai toni più cupi del blu, dove l’unica nota di luce è  la luna, marine bagnate dal sole al tramonto o dalle lanterne delle imbarcazioni, fino alle pagode che svettano sui ciliegi in piena fioritura. Ciò che emerge è un paesaggio ideale, emozionale e simbolico, uno sfondo sul quale spiccano le silhouettes femminili, icone malinconiche e inquiete della conquista della modernità.

26 Marzo 2024/da user-pannunzio
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