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“Stanno nell’ampia terra  / gli eroi del pensiero in disparte”: è il motto segnato da Giosuè Carducci in una bella lettera del 12 luglio 1902 al ventunenne Giovanni Papini, lettera ripresa da Giovanni Spadolini in Carducci e Croce, Quaderno del “Resto del Carlino” del 1966 nella duplice rievocazione dei due autori, grandi collaboratori “di casa”. Infatti: 21 febbraio 1957 – Cinquant’anni dalla morte di Carducci. 25 febbraio 1966 – Cent’anni dalla nascita del Croce. “Due date care al Carlino”. Esauritisi in breve i rispettivi numeri speciali, Spadolini accolse tutti i contributi, con testimonianze autografi e documenti, nello speciale volume, anch’esso ora pressocché introvabile, non per gli ‘eredi non inerti’ o ‘prosecutori’ sempre giovanilmente entusiasti del coraggioso pensare. Croce collaborò al “Carlino” dal 17 novembre 1910 ( Ricordi napoletani del Carducci ) al postumo Soliloquio del 21 novembre 1952, per 44 “pezzi”, passando attraverso le primizie di letteratura francese e tedesca, gli scritti sulla revisione del marxismo e comunismo e libertà, o liberismo e liberalismo.

Beninteso, molti li aveva contestualmente mandati anche al “Giornale d’Italia”, al “Corriere della Sera”, al “Mondo” di Mario Pannunzio, o stampati nella “Critica” e nei “Quaderni della Critica”, poi raccolti in volume. Quindi, quando Spadolini diceva che la “Religione della libertà” era nata sulle colonne del “Resto del Carlino”, coglieva solo una ben parziale verità, atteso che tra gli ispiratori del messaggio liberale crociano ci sono non solo Carducci e De Sanctis ( qui ricordati il 6 marzo del 1918 ), ma soprattutto Mazzini e Quinet, cui Giuseppe Santonastaso dedicò un bel libro nel 1968, e le cui Rivoluzioni d’Italia furon tradotte dall’andriese Niccolò Montenegro. Cenni vi sono in Maurizio Viroli ( Come se Dio ci fosse, Einaudi, Torino 2009 ) e specialmente nelle mie ricerche raccolte in Niccolò Montenegro. La vita e l’opera, Pensa Multimedia ( Lecce 2010 ).

A proposito di Carducci, è da segnalarsi il biglietto del 1904, vergato da Croce a onore del poeta delle Odi Barbare e di Rime e Ritmi: “Da alcuni anni si parla assai, in Italia e dappertutto, degli ‘eroi’ e dell’ ‘eroico’. Non sarebbe il caso di volgere più di frequente lo sguardo alla poesia di Giosuè Carducci per far la conoscenza dell’eroico non già nella sua esteriorità, ma nella sua intimità ? Benedetto Croce” ( a fronte di p. 96 del Carducci e Croce ).

De Mente Heroica, era stata già denominata dal Vico una sua prolusione inaugurale: e l’eroismo della testimonianza quotidiana della libertà era molto caro a Croce. Ora preme segnalare l’interesse particolare delle due dediche: di Luisa Sanfelice e la congiura dei Baccher, stampata a Trani, Valdemaro Vecchi Editore, 1888 ( “All’illustre Giosue Carducci, omaggio dell’a.” ); e della prima Estetica ( Remo Sandron Editore, Milano-Palermo-Napoli, 1902: ma in realtà essa pure stampata dal Vecchi di Trani ): “A Giosue Carducci, con inalterabile affetto. 25 aprile 1902. Benedetto Croce”. Spadolini ricordava la meritoria opera del Vecchi e pubblicava una lettera di Croce a De Gasperi del 26 dicembre 1949. Noi lo ricordiamo ai giovani. “Oh gran bontà dei cavalieri antiqui!”, recitava Ludovico Ariosto nel suo Orlando Furioso.

E in effetti, correva l’anno 1976, quando, il 5 novembre, alla pagina 15 dei Libri della “Stampa”, Spadolini mi dedicava una citazione per la collaborazione al volume “Mazzini e i repubblicani italiani”. Studi in onore di Terenzio Grandi per il suo 92° compleanno ( Torino, Istituto Italiano per la Storia del Risorgimento, 1976, pp. 551-583 ), precisamente nell’articolo “Mazziniani asceti”. E nel 1982, da Presidente del Consiglio dei Ministri, mi insigniva del Premio della Cultura della Presidenza del Consiglio. E’ lieta l’occasione per ricordare, nell’arco dei rapporti tra Spadolini e Croce e a venticinque anni dalla morte, Giovanni Spadolini. Frammenti di vita di un italiano. 1972-1994, a cura dell’allievo e prosecitore Cosimo Ceccuti, pubblicato per i tipi della Fondazione Nuova Antologia  di Firenze. Ceccuti ricostruisce le tappe dell’intensa attività storiografica, letteraria, istituzionale e politica di Spadolini in un ampio ventaglio su Pian de’ Giullari, la Vita in una scheda, Con i grandi della terra, Nel mondo della cultura, Fra progresso e tradizione, le tante Lauree “Honoris Causa”, la cura scrupolosa nel preparare le lezioni universitarie tutte di persona, e capoverso per capoverso. “Abituale la frequentazione e il confronto con gli amici giornalisti, come Eugenio Scalfari e Indro Montanelli; intellettuali, come Norberto Bobbio e Carlo Bo, Leo Valiani e Rosario Romeo, Lucio Colletti e Renzo De Felice, e tanti altri ancora. Sempre fedele alla memoria dei ‘suoi maggiori’, dei ‘maestri e compagni’, cui aveva riservato la sala più grande, con la libreria a pettine, nella ‘casa dei libri’ a Pian dei Giullari: da Benedetto Croce a Luigi Einaudi, a Piero Gobetti, l’arcangelo di ‘Rivoluzione liberale’ autentico punto di riferimento della sua vita”.

Vengono in mente le parole della lettera di Machiavelli a Francesco Vettori del dicembre 1513, quando, lasciata l’osteria, ove si “ingaglioffiva”, rientrava a casa, vestendo panni regali, e si raccoglieva nel proprio scrittoio, per dialogare con gli uomini antiqui. “Mi pasco di quel cibo che solum è mio, et che io nacqui per lui, e non sento per 4 hore di tempo alcuna noia, sdimentico ogni affanno, non temo la povertà, non mi sbigottisce la morte; tutto mi trasferisco in loro”.