Pannunzio Magazine
  • Collegamento a Facebook
  • Collegamento a X
  • Collegamento a Youtube
  • Home
  • Ieri
  • Oggi
  • Domani
  • In evidenza
  • Costume e Società
  • Politica
  • Dibattiti
  • News
  • Rubriche
  • Eventi
  • Attività
  • Scienza
  • Le 9 Muse
  • Libri
  • Saggi
  • Cinema
  • Galleria
  • Redazione
  • Contatti
  • Fare clic per aprire il campo di ricerca Fare clic per aprire il campo di ricerca Cerca
  • Menu Menu

Storia di un gourmet da strapazzo, di Tito Giraudo (prima puntata)

In evidenza

Ho sempre molto invidiato coloro che dei vini sentono tutte le sfumature, dei cibi riconoscono la scansione delle materie prime e tante altre sottigliezze che non sto ad elencare, ma che fanno parte del bagaglio dei gourmet, dei giornalisti enogastronomici, nonché della schiera di critici che distribuiscono stelle, forchette e tastevin, per fare la fortuna oppure la fine dei malcapitati che incautamente entrano in quel giro.

La spinta che mi ha fatto diventare un gourmet da strapazzo, fu la fame.

Come qualche mio lettore sa, sono del 1941, anno d’inizio della guerra. Per la maggior parte degli italiani, significò le tessere annonarie con la sola alternativa della “borsa nera”, un’importante istituzione truffaldina che consentì l’uscita dall’atavica povertà di tanti contadini, secondo il detto saggio che: “tutto il male non vien per nuocere”.

Mia madre mi raccontava che in quegli anni mi sognava con la il becco spalancato senza mai potermi dare da mangiare.

Le cose andarono meglio quando sfollammo a Campo Canavese, ma anche li scarseggiavano le proteine. Per non parlare poi dell’immediato dopo guerra che vide mio padre disoccupato e quindi impossibilitato a garantirci il tenore di vita anteguerra.

Il mio desiderio per il cibo iniziò in quegli anni.

Provengo da una famiglia di piccoli borghesi, in cui il buon cibo è sempre stato in tavola, a parte la parentesi bellica e immediatamente post resistenziale.

In quegli anni di penurie tuttavia, c’erano delle eccezioni: le feste comandate.

Soprattutto il Natale e il Capodanno.

Erano riti gastronomici officiati dai miei genitori e dalle mie zie materne. Papà era addetto agli agnolotti, mamma all’insalata russa e ai secondi, mia zia Toja (Vittoria per gli inconsapevoli foresti), gestiva in solitaria il pranzo di Capodanno; essendo claudicante era la cuoca a tempo pieno in casa delle zie, le tre sorelle nubili della mamma.

Gli agnolotti di papà avevano una lunga gestazione. Un paio di giorni prima preparava l’impasto che doveva insaporirsi e poi, come si usava allora, comprava la sfoglia che in quel tempo a Torino vendevano i panettieri.

Ne uscivano delle sberle di agnolotti 10×10.

Penso che Gualtiero Marchesi li abbia plagiati nel suo “agnolotto aperto”: Probabilmente per evitare da parte di mio padre una denuncia per plagio trovò l’escamotage di non mettere la sfoglia superiore….

Di quegli agnolotti esagerati, se ne mangiava a Natale e a Santo Stefano.

L’insalata russa della mamma, rispecchiava la sua creatività con un insieme di ingredienti che oltre alle tradizionali verdure aggiungeva: il finocchio bollito, l’insalata belga, il tonno e udite, udite arrosto tritato.

Francamente, i pranzi di zia Toja non li ricordo, e non perché non fossero sublimi, quanto perché era talmente brava nel cucinare che la mia memoria fatica a focalizzare.

Dunque, i miei primi ricordi di bambino sono tutti gastronomici e fonte, tra le tante, di quella che è stata la mia principale mania.

Proseguendo nei miei ricordi mangerecci, devo fare un salto di una decina di anni per parlarvi della mansa della Olivetti. So di ferire tanti amici estimatori di quella grande azienda che riempiono su Face book pagine elogiative più che giustificate, tuttavia in quella mensa si mangiava male: la pasta era scotta con il sugo sciapo, l’arrosto si differenziava dal bollito solo per un sugo anonimo quanto allungato, c’erano poi delle enormi polpette imparentate con quegli arrosti e quei bolliti, insomma, un copione deludente anche per un gourmet da strapazzo come me. In compenso, in quei locali progettati da una grande arkistar, finito il pranzo potevi frequentare corsi di lingue e se ti spostavi al salone dei 2000, assistere all’esibizione di attori e musicisti. Va detto inoltre che mentre io guardavo il pelo nell’uovo olivettiano, alla Fiat si mangiava nel baracchino. Da qui, per gli imberbi ignoranti, i dipendenti di casa Agnelli vennero denominati “Baracchini”.

Naturalmente mi guardai in giro. Allorché qualche soldo girava nelle mie tasche evasi verso qualche ristorante a buon mercato. Ivrea e l’Alto Canavese, non hanno mai brillato per passione enogastronomica, tanto meno all’epoca, così nel fine settimana che trascorrevo a Torino iniziai a guardarmi in giro.

Il primo vero ristorante entrato nel mio bagaglio di ricordi mangerecci fu: Il “Gran Bar”, una brasserie che allora era in Piazza Castello, a Torino, ai piedi del “Grattalittorio” che domina quella piazza tra la via Viotti e l’inizio di via Pietro Micca.

La proprietaria era la signora Sattanino, distinta moglie di un noto commerciante vinicolo il cui figlio diventerà campione mondiale dei Someiller. Chiedo venia se non ricordo tutti i piatti, quelli che mi sono impressi furono “le scaloppe con i funghi e la cozze in salsa aurora”, due piatti che non avevo mai mangiato e che mi entusiasmarono. Per la verità quelle cozze ricoperte di salsa rosa non le ho più mangiate così buone, ma anche le scaloppe con i funghi ebbero ben pochi rivali anche nelle mie frequentazioni ristorative più blasonate.

Quando ad Ivrea iniziai a fare politica a differenza di quanto successe a Torino, il mio panorama enogastronomico mutò di poco salvo per un pranzo politico in occasione di una campagna elettorale.

Un pranzo con Ferruccio Parri

Da: Nel Futuro Magazine

Erano gli anni ‘60. Da poco ero impegnato in politica. Responsabile della mia discesa in campo: il Professor Ferdinando Prat che insegnava Cultura Politica al CFM, la scuola professionale della Olivetti. Ero un pessimo allievo ma la cultura politica mi intrigava e Prat era mitico. Miope come una talpa, girava in Lambretta, il Padre: il Conte Prat era stato uno dei primi azionisti della Olivetti di Camillo.

Prat era reduce da Buchenwald, dove era stato spedito dai nazisti perché faceva parte della Resistenza canavesana. In quei tempi era un Socialista nenniano. Grazie a lui mi iscrissi al PSI di Ivrea diventando il segretario dei giovani socialisti di quella città.

Prat, nei primi anni ‘60 si presentò alle elezioni amministrative provinciali. Noi giovani lo aiutammo nei comizi. Io, in particolar modo, mostravo chiari segni di quel “trombone” che sarei diventato in seguito, e quindi mi toccò di fare un comizio per sera e due comizi nel fine settimana.

A sostenere Prat venne a Ivrea Ferruccio Parri, il grande capo della Resistenza e primo Presidente del Consiglio dopo la liberazione.

Fisicamente mi deluse. Era un ometto dai capelli bianchi che tutto aveva, salvo la figura dell’eroe partigiano. Avevamo organizzato un comizio dove avrebbero parlato lui e Prat, io li presentai e di ciò mi pavoneggiai per un mesetto.

Finito il comizio, andammo a pranzo all’Hotel Sirio. Un ameno Hotel in riva al lago Sirio, lago morenico appena sopra ad Ivrea. Non ricordo bene cosa ci disse Ferruccio, a parte una frase che non ho mai dimenticato: “Nel ‘43, noi Resistenti eravamo quattro gatti, ma nell’ultimo mese del ‘45, tutti diventarono partigiani, anche quelli che avevano fatto i Fascisti”.

Ricordo poco anche quello che mangiammo, a parte i Capunet, un piatto tipico del Canavese. Vi voglio dare la ricetta per gentile concessione.

Capunet alla Parri (titolo su due piedi con poca fantasia)

Prendete un cavolo verza. Deve essere rigorosamente di Montalto Dora. Sempre a Montalto, andate a comperare un “salam dl Duja” nella salumeria che troverete all’ingresso del Paese se provenite da Ivrea.

Sbollentate le foglie del cavolo, poi preparate un ripieno con carne avanzata di arrosto ma in mancanza di quello, anche di bollito, il salame nel grasso sminuzzato un uovo e se è il caso un po’ di pan grattato per legare, finire con la noce moscata. Adagiate il ripieno sulla foglia di cavolo che poi arrotolerete, proseguite in questo modo a seconda dei convitati. Infornate per una decina di minuti a 180° e terminate con il grill, fintantoché sulla foglia non s’è formata una crosticina. Mangiate rigorosamente caldo. Ma se avanza potete riscaldare.

Continua

19 Maggio 2020/da user-pannunzio
Condividi questo articolo
  • Condividi su Facebook
  • Condividi su X
  • Condividi su WhatsApp
  • Condividi su LinkedIn
  • Condividi attraverso Mail
https://www.pannunziomagazine.it/wp-content/uploads/2020/05/marchesi.jpg 170 297 user-pannunzio http://www.pannunziomagazine.it/wp-content/uploads/2020/01/Intestazione-Centro-Pannunzio.png user-pannunzio2020-05-19 18:36:292020-05-19 18:36:34Storia di un gourmet da strapazzo, di Tito Giraudo (prima puntata)

Cerca

Search Search

Categorie

  • Attività
  • Cinema
  • Costume e Società
  • Domani
  • Enogastronomia
  • Eventi
  • I dibattiti
  • I lettori scrivono
  • Ieri
  • In evidenza
  • Le 9 Muse
  • Libri
  • News
  • Oggi
  • Politica
  • Rubriche
  • Saggi
  • Scienza e medicina

Archivio

  • Ottobre 2026
  • Settembre 2026
  • Agosto 2026
  • Luglio 2026
  • Giugno 2026
  • Maggio 2026
  • Aprile 2026
  • Marzo 2026
  • Febbraio 2026
  • Gennaio 2026
  • Dicembre 2025
  • Novembre 2025
  • Ottobre 2025
  • Settembre 2025
  • Agosto 2025
  • Luglio 2025
  • Giugno 2025
  • Maggio 2025
  • Aprile 2025
  • Marzo 2025
  • Febbraio 2025
  • Gennaio 2025
  • Dicembre 2024
  • Novembre 2024
  • Ottobre 2024
  • Settembre 2024
  • Agosto 2024
  • Luglio 2024
  • Giugno 2024
  • Maggio 2024
  • Aprile 2024
  • Marzo 2024
  • Febbraio 2024
  • Gennaio 2024
  • Dicembre 2023
  • Novembre 2023
  • Ottobre 2023
  • Settembre 2023
  • Agosto 2023
  • Luglio 2023
  • Giugno 2023
  • Maggio 2023
  • Aprile 2023
  • Marzo 2023
  • Febbraio 2023
  • Gennaio 2023
  • Dicembre 2022
  • Novembre 2022
  • Ottobre 2022
  • Settembre 2022
  • Agosto 2022
  • Luglio 2022
  • Giugno 2022
  • Maggio 2022
  • Aprile 2022
  • Marzo 2022
  • Febbraio 2022
  • Gennaio 2022
  • Dicembre 2021
  • Novembre 2021
  • Ottobre 2021
  • Settembre 2021
  • Agosto 2021
  • Luglio 2021
  • Giugno 2021
  • Maggio 2021
  • Aprile 2021
  • Marzo 2021
  • Febbraio 2021
  • Gennaio 2021
  • Dicembre 2020
  • Novembre 2020
  • Ottobre 2020
  • Settembre 2020
  • Agosto 2020
  • Luglio 2020
  • Giugno 2020
  • Maggio 2020
  • Aprile 2020
  • Marzo 2020
  • Febbraio 2020
  • Gennaio 2020

Tag

Alimentazione Antropologia Arte Attualità Cibo Cinema costume Cucina Cultura donne economia enogastronomia epidemai epidemia Filosofia futuro Giornalismo ieri industria lavoro Letteratura libertà Libri magistratura media Medicina musica nutrizione pandemia persecuzioni Poesia Politica psiche Psicologia Religione resistenza salute Scienza scuola Società Storia terrorismo Vino virus welfare

Visitatori

479100

Articoli recenti

  • Perdersi negli altri e nelle cose. Le lettere di Benedetto Croce, di Alessio Magaddino
  • Il mercato, da sempre crocevia di commerci
  • La pace, la democrazia, la Patria, di Pier Franco Quaglieni

Categorie

  • Attività
  • Cinema
  • Costume e Società
  • Domani
  • Enogastronomia
  • Eventi
  • I dibattiti
  • I lettori scrivono
  • Ieri
  • In evidenza
  • Le 9 Muse
  • Libri
  • News
  • Oggi
  • Politica
  • Rubriche
  • Saggi
  • Scienza e medicina

Archivio

  • Ottobre 2026
  • Settembre 2026
  • Agosto 2026
  • Luglio 2026
  • Giugno 2026
  • Maggio 2026
  • Aprile 2026
  • Marzo 2026
  • Febbraio 2026
  • Gennaio 2026
  • Dicembre 2025
  • Novembre 2025
  • Ottobre 2025
  • Settembre 2025
  • Agosto 2025
  • Luglio 2025
  • Giugno 2025
  • Maggio 2025
  • Aprile 2025
  • Marzo 2025
  • Febbraio 2025
  • Gennaio 2025
  • Dicembre 2024
  • Novembre 2024
  • Ottobre 2024
  • Settembre 2024
  • Agosto 2024
  • Luglio 2024
  • Giugno 2024
  • Maggio 2024
  • Aprile 2024
  • Marzo 2024
  • Febbraio 2024
  • Gennaio 2024
  • Dicembre 2023
  • Novembre 2023
  • Ottobre 2023
  • Settembre 2023
  • Agosto 2023
  • Luglio 2023
  • Giugno 2023
  • Maggio 2023
  • Aprile 2023
  • Marzo 2023
  • Febbraio 2023
  • Gennaio 2023
  • Dicembre 2022
  • Novembre 2022
  • Ottobre 2022
  • Settembre 2022
  • Agosto 2022
  • Luglio 2022
  • Giugno 2022
  • Maggio 2022
  • Aprile 2022
  • Marzo 2022
  • Febbraio 2022
  • Gennaio 2022
  • Dicembre 2021
  • Novembre 2021
  • Ottobre 2021
  • Settembre 2021
  • Agosto 2021
  • Luglio 2021
  • Giugno 2021
  • Maggio 2021
  • Aprile 2021
  • Marzo 2021
  • Febbraio 2021
  • Gennaio 2021
  • Dicembre 2020
  • Novembre 2020
  • Ottobre 2020
  • Settembre 2020
  • Agosto 2020
  • Luglio 2020
  • Giugno 2020
  • Maggio 2020
  • Aprile 2020
  • Marzo 2020
  • Febbraio 2020
  • Gennaio 2020

Contatti

Centro Pannunzio
Associazione culturale libera fondata a Torino nel 1968

Via Maria Vittoria, 35 H
10123 Torino (TO)

Tel 011 8123023
redazione@pannunziomagazine.it
www.centropannunzio.it

Logo IPSNet Webagency Torino

© Copyright - Pannunzio Magazine | Realizzazione sito web: IPSNet Web Agency Torino
  • Home
  • Ieri
  • Oggi
  • Domani
  • In evidenza
  • Costume e Società
  • Politica
  • Dibattiti
  • News
  • Rubriche
  • Eventi
  • Attività
  • Scienza
  • Le 9 Muse
  • Libri
  • Saggi
  • Cinema
  • Galleria
  • Redazione
  • Contatti
Collegamento a: Au revoir Michel, di Moulay Zidane El Amrani Collegamento a: Au revoir Michel, di Moulay Zidane El Amrani Au revoir Michel, di Moulay Zidane El Amrani Collegamento a: Sfumatura alta?, di Mara Martellotta Collegamento a: Sfumatura alta?, di Mara Martellotta Sfumatura alta?, di Mara Martellotta
Scorrere verso l’alto Scorrere verso l’alto Scorrere verso l’alto
Gestisci Consenso Cookie
Usiamo cookie per ottimizzare il nostro sito web ed i nostri servizi. Consulta la nostra Privacy Policy
Funzionale Sempre attivo
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono strettamente necessari al fine legittimo di consentire l'uso di un servizio specifico esplicitamente richiesto dall'abbonato o dall'utente, o al solo scopo di effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica.
Preferenze
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per lo scopo legittimo di memorizzare le preferenze che non sono richieste dall'abbonato o dall'utente.
Statistiche
L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici. L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici anonimi. Senza un mandato di comparizione, una conformità volontaria da parte del vostro Fornitore di Servizi Internet, o ulteriori registrazioni da parte di terzi, le informazioni memorizzate o recuperate per questo scopo da sole non possono di solito essere utilizzate per l'identificazione.
Marketing
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per creare profili di utenti per inviare pubblicità, o per tracciare l'utente su un sito web o su diversi siti web per scopi di marketing simili.
  • Gestisci opzioni
  • Gestisci servizi
  • Gestisci {vendor_count} fornitori
  • Per saperne di più su questi scopi
Preferenze
  • {title}
  • {title}
  • {title}