2,108 utenti hanno letto questo articolo

La collettività islamica mondiale ha iniziato in questi giorni il digiuno del mese di Ramadan.

Il digiuno totale o parziale, inteso come atto di purificazione, di penitenza, di cura e di elevazione spirituale, esisteva sin prima dell’avvento dell’Islam 1441 anni fa.

Ippocrate, il medico più celebre della storia, lo raccomandava già come terapia nei suoi scritti ben 25 secoli fa.

Corti o lunghi periodi di digiuno sono parte canonica di molte religioni e credi. Oltre all’Islam, li ritroviamo in forme e con sfumature diverse nei monoteismi dell’Ebraismo e del Cristianesimo, ma anche nel Buddismo, nell’Induismo, come nello Scintoismo e in altri gruppi religiosi minori.

Anche presso gli antichi Egizi il digiuno veniva usato come rituale di iniziazione al mistero.

Nell’Arabia preislamica, politeista, cristiana, ebraica e pagana, molte tribù osservavano già il digiuno. Il Corano, il testo sacro dei musulmani, discese sul profeta Muhammad (latinizzato in “Maometto”) nell’ultima decade del mese di Ramadan, il che conferma inconfutabilmente che il mese del digiuno esisteva prima dell’Islam.

Per i musulmani il digiuno si chiama “al-Siyăm” o “Sawm” e viene osservato dall’alba al tramonto nell’arco di tutto il Ramadan, il nono mese del calendario islamico.

Tra i cinque pilastri portanti su cui poggia la fede islamica, il digiuno figura solamente al quarto posto per importanza dopo la Testimonianza di fede, la Preghiera e l’Elemosina canonica. La cronologia di questi cinque obblighi religiosi non è casuale, tuttavia, nell’arco della storia dell’Islam quello del Ramadan ha finito per assumere una rilevanza primaria rispetto agli altri. Un fedele musulmano che non osserva il rito della preghiera o non fa l’elemosina è generalmente tollerato dalla collettività, lo è persino chi assume bevande alcoliche, notoriamente proibite ai musulmani, ma non si può dire la stessa cosa per chi non digiuna durante il Ramadan.

Persino il Codice Penale di molti paesi musulmani ha finito per conformarsi al tabù sociale sanzionando e punendo chi non digiuna.

A differenza del testo coranico, tollerante e pieno di compassione, il “moderno” Codice Penale ha rotto pericolosamente l’argine tra il peccato e il reato.

Sono un uomo di fede e proprio in quanto tale faccio parte di quella moltitudine crescente di musulmani del mondo che chiede l’abrogazione degli articoli di legge che discriminano e puniscono chi non digiuna in diversi paesi dove l’Islam è religione di Stato. Sono profondamente persuaso che la religione debba essere per Dio e i Diritti per tutti.

Un uomo non diventa più devoto con la pistola della legge puntata sulla tempia.

Islam è una religione di “yusr” (facilitazione) e non di “ʿusr” (complicazione) e “non vi è costrizione nella religione”, come cita testualmente il Signore nel Corano.

Le grandi civiltà religiose come quella islamica sono nate per servire e non per asservire l’uomo, tuttavia, continuando a tenere nebuloso il margine tra Peccato e Reato, molte società islamiche faticheranno a diventare contemporanee finché non troveranno una via di conciliazione tra Culto e Diritto. Voilà.

Il Prof. Moulay Zidane El Amrani è docente arabista all’Università di Padova, presso la quale insegna al Corso di Lingua e Letteratura araba e ha insegnato al “Master sull’Islam in Europa” dello stesso Ateneo. All’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, ha insegnato nel Master “Monoteismi: fonti, storia, istituzioni e norme nell’Ebraismo, nel Cristianesimo e nell’Islam”.Il Prof. El Amrani è stato anche Docente di Lingua e Letteratura araba all’Università di Bologna. Opinionista, blogger e scrittore sui temi della “Comunicazione interculturale e del dialogo interreligioso”. Coautore del saggio: “Nati da Abramo: un’ebrea, un cristiano e un musulmano. Dalla conoscenza al dialogo” (Marietti Editore). L’ultimo suo libro, in veste di coautore s’intitola “ESSERE MEDITERRANEI.  Fratelli e cittadini del Mare Nostro”, Antonio Spadaro Editore, presentato a Roma, il 1° febbraio 2020, dal Presidente del Consiglio Prof. Giuseppe Conte e Mons. Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano.
È anche musicologo, ricercatore e cultore delle Musiche Etno-mediterranee”.

1 commento
  1. Rosalino Sacchi
    Rosalino Sacchi dice:

    Dal testo non risulta chiaro se la definizione del testo coranico come tollerante e pieno di compassione è riferita alla censura sule infrazioni al digiuno, oppure se è un’asserzione di carattere generale

    Rispondi

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.