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Benedette risate. Ricordo in una messa di qualche anno fa l’omelia di un frate invitato dal parroco per una giornata di predicazione. Non ricordo le parole esatte del religioso, ma lo stile oratorio sì. Parlava della gioia che viene dalla fede, ma lo faceva con una modalità che era l’esatto opposto. Con il volto tirato e lo sguardo accusatorio parlava della superficialità del mondo di oggi e che bisognava tornare alla vera fede e agli insegnamenti di Cristo fonte della vera gioia. Ammetto che la cosa mi aveva fatto sorridere non poco, e seduto dietro l’ambone dove il frate predicava a stento avevo trattenuto la risata per quello stile di predicazione a mio parere davvero surreale.

Benedette risate

Che posto ha il ridere nella vita cristiana? È segno di superficialità difronte alla gravità e alle sofferenze umane che non permettono di ridere? Si può ridere degli insegnamenti della fede? Un autore medievale scriveva riguardo Cristo che Flevisse lego, risisse numquam (leggo che egli ha pianto, mai che abbia riso), sottolineando quello che effettivamente non si dice mai di Gesù nei racconti dei Vangeli, cioè che in qualche occasione si fosse fatto qualche bella risata.

Anzi, emerge nel racconto evangelico che il ridere, il deridere, il prendere in giro sia più nei modi e nelle parole degli avversari di Gesù, specialmente nei momenti più terribili del Calvario. Benedette risate.

Ridere, una questione di Spirito

Benedette risate. Solo una lettura superficiale del Vangelo può farci tirare la conclusione che il ridere sia una cosa superficiale e che un vero cristiano è sempre serio. Ridere e far ridere, rallegrare il cuore e il viso, sono in realtà al cuore del messaggio cristiano. «Rallegrati Maria…», dice l’angelo a Maria, e quando Maria saluta Elisabetta, questo saluto fa sussultare di gioia il bambino che la donna ha in sé. Non ci viene descritto Gesù che ride, ma non posso non immaginare quanto abbia partecipato alla gioia e all’allegria dei banchetti a cui partecipava con quelli che erano considerati maledetti ma che lui accoglieva come fratelli e figli di Dio.

Si, penso proprio che Gesù si sia fatto delle vere e sane risate, perché il ridere è una esperienza profondamente umana, e Gesù è stato un vero uomo tra gli uomini, piangendo e ridendo come ogni essere umano.

Risate benedette. Credo che tra i doveri che abbiamo come cristiani nel mondo sia quello di accendere il più possibile il sorriso di Cristo in chi ci sta accanto.

La Chiesa non deve ridere del mondo ma deve nel mondo portare il sorriso, specialmente in quelle situazioni in cui la sofferenza e la povertà rischiano di spegnere la voglia di vivere e di sperare.

Il sorriso di papa Francesco, che spesso viene immortalato in sane e grandi risate, penso sia un potente messaggio evangelico.

La “Evangellii Gaudium” (la gioia del Vangelo), la sua Esortazione Apostolica del 2013, primo anno di pontificato, indica una direzione e uno stile preciso da lui scelto per l’evangelizzazione oggi.

L’ annuncio del Vangelo, se non si tramuta in momenti di sorriso e di riso, rischia di essere un falso proposito e un’azione inefficace.

Sì, benedette risate. Quel frate che in modo sincero parlava di gioia con lo sguardo duro e il sorriso spento, era davvero buffo nella sua contraddizione. Ma mi è stato utile: per ricordarmi che se non accendo il sorriso e non strappo qualche risata anche parlando di Dio e della fede, rischio davvero anch’io di spegnere la gioia del Vangelo.