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Gianni Oliva, dopo l’intervista del presidente del Senato La Russa sul 25 aprile, ha toccato  come sempre il nocciolo del problema: le piazze in cui prevalgono o sono presenti solo bandiere rosse per la festa della liberazione sono il frutto di una visione egemonica della sinistra e di un’assenza colpevole  di altre forze che pure contribuirono alla Resistenza. Resta difficile pensare oggi ad una presenza di esponenti dei Fratelli d’Italia perché, come ricorda Oliva, la festa del 14 luglio divenne festa partecipata in Francia  solo alla fine dell’800, circa un secolo dopo la presa della Bastiglia. La storia ha dei tempi lunghi di maturazione che in questo caso riguardano anche una sanguinosa guerra civile che si ebbe nel Centro Nord  dell’Italia tra il 1943 e il 1945. Ormai credo siano quasi totalmente morti i protagonisti di quella guerra, ma restano i figli e i nipoti e tanti che vedono le cose in termini fortemente ideologici e non storici, senza contare gli estremisti fanatici  di ambo le parti (dai centri sociali agli arditi in camicia nera che si radunano a Predappio e non solo). Io proposi già parecchi anni fa un 25 aprile tricolore condiviso da tutti ,ma il progetto resta molto  difficile da realizzare. Già il canto di “Bella ciao” diventa un fatto divisivo anche all’ interno delle stesse organizzazioni resistenziali. L’ANPI per la sua storia difficilmente può rappresentare tutta la Resistenza ,anche se ci sono dirigenti dell’ANPI illuminati come Nino Boeti che partecipano al giorno del ricordo del 10 febbraio che una parte della sinistra vorrebbe cancellare. Esiste la FIVL che dovrebbe radunare i partigiani anticomunisti o non comunisti ma la Federazione che fu di Mattei, Cadorna, Mauri, rappresenta ormai quasi nulla in termini numerici  e in certi casi ha ceduto all’egemonia dell’ ANPI. Gli estremisti, ad esempio, che impediscono alla Brigata ebraica di sfilare il 25 aprile come si comporterebbero di fronte ad un 25 aprile autenticamente tricolore? Nella mia esperienza personale potrei raccontare alcuni episodi  di oratore  ufficiale  ad Alassio alla manifestazione del 25 aprile. Cambiato il Sindaco, l’ANPI si riprese il pieno  e totale controllo della manifestazione. Preciso che io feci sempre discorsi rigorosamente  istituzionali, rendendo omaggio ai partigiani comunisti e al loro apporto decisivo alla lotta partigiana. Parlai da storico senza evidenziare le mie  preferenze personali ed omisi anche solo di accennare alle benemerenze antifasciste e resistenziali della mia famiglia. Quando inaugurai una piastrella in ricordo del capitano Franco Balbis medaglia d’oro fucilato al Martinetto l’ANPI era assente ,così come essa  mise il veto all’invito  rivoltomi dal sindaco di Savona a parlare il 25 aprile. In una sola occasione, a Vercelli, parlai su invito del prefetto e il presidente dell’ANPI mi abbracciò commosso al termine del mio discorso. Un’altra volta venni vilmente aggredito da un articolo di un giornale online locale e insieme a me venne fatto a pezzi il sindaco che mi aveva invitato il 25 aprile. Una ex sindaca giornalista mi fece oggetto di tutto il suo livore ideologico ,dimenticando che ero già stato due altre volte a parlare in quella stessa città. Per un’occasione ufficiale di conferimento di un’alta onorificenza da parte del Presidente della Repubblica ci fu  chi propose di suonare anche la canzone del Piave e ci fu chi minacciò di abbandonare  per protesta la riunione preparatoria .Alla cerimonia di conferimento da parte di un ministro, malgrado il suono per ben  due volte di “ Bella ciao”, un’associazione resistenziale si dissociò con un manifesto per il tono troppo “tricolore “e troppo poco antifascista militante della cerimonia. Io non comunista ho cercato di partecipare anche, ripubblicando le memorie di Martini Mauri che l’ANPI di Alba  si permise di presentare senza invitare il curatore a parlare del libro. Potrei fare altri esempi ancora più settari ,ma credo che bastino questi ricordi per evidenziare le difficoltà oggettive che ci sono a portare un’esperienza non omologabile alla vulgata che anche Oliva ritiene poco storica. Esiste un’eccezione: il Comitato Resistenza e Costituzione della Regione Piemonte presieduto da Nino Boeti che fu sempre aperto a tutte le proposte pervenute anche dal Centro” Catti” che ricorda l’apporto dei cattolici alla Resistenza .Ma non non posso dimenticare che un ciclo di lezioni concluso da Raimondo Luraghi sulla Resistenza e le Forze Armate organizzato dal Centro Pannunzio al Circolo Ufficiali  di Torino venne criticato dal presidente dell’ ANPI Diego Novelli, faziosissimo ex sindaco di Torino. Un sindaco di Torino poco consapevole dei doveri imposti dal cerimoniale si è presentato alla cerimonia del 25 aprile con fascia tricolore è un fazzoletto dell’ANPI al collo: forse un esempio in buona fede di inesperienza istituzionale. Questa realtà va studiata e fatta oggetto di una  riflessione che vada oltre gli interessi politici. Certo il presidente del Senato deve astenersi, come ho  già scritto, da valutazioni politiche che il suo ruolo e anche il buon senso gli impediscono, ma ci sono anche altri che non ricoprono cariche istituzionali che dovrebbero darsi una regolata. L’idea di Oliva che è storico di razza va ripresa ed approfondita. Il fatto che a Milano la figlia di Rauti abbia clamorosamente battuto in un collegio senatoriale il campione di un antifascismo verbale fondato sui divieti, dovrebbe far riflettere. Noi dobbiamo rendere omaggio agli antifascisti dal 22 al 45, a quelli che subirono carcere ,esilio e morte, molto meno importanti appaiono gli antifascisti successivi al 1945. E non aggiungo altro per non generalizzare, ma c’è uno spartiacque preciso che va rispettato.