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Il 4 luglio di quest’anno ricorre il 215° anniversario della nascita di Garibaldi a Nizza (il 2 giugno ne è, invece, ricorso il 140° anniversario del passaggio ad altro stato di esistenza, avvenuto sull’isola sarda di Caprera). Come nome è noto ai più, ma è davvero conosciuto il personaggio? Quando è stato commemorato nel 2007, nessuno si è sognato di menzionare le sue virtù militari, anche se in vita era stato il Generale per antonomasia. La sua grandezza, comunque, non è stata solo militare e ritengo che possa insegnarci qualcosa, e di non così poca importanza, ancora oggi. Per esempio ad amare la Patria e l’Umanità, ad amare la Pace ma, se necessario, a fare la guerra per difendere quei valori di Giustizia senza i quali la Pace, da santa parola, potrebbe facilmente trasformarsi in bestemmia… Garibaldi può anche insegnarci ad affrontare la vita con coraggio tutti i giorni, giacché il modo di affrontare la vita del guerriero è, può sembrare paradossale, ancora più necessario in tempo di pace che non in tempo di guerra, può insegnarci ad aspirare, tutti insieme, al bene comune, che deve essere sempre e comunque anteposto ai nostri meschini egoismi. Sul patriottismo di Garibaldi sarebbe ridicolo sprecare molte parole e addirittura offensivo il volerlo dimostrare! Lui amò di un amore profondo anche la sua piccola patria, la bellissima Nizza e provò un profondo dolore, che mai verrà dimenticato, quando essa venne strappata dal novero delle città italiane. In una delle prime pagine delle Memorie così si esprime: “…Nizza che i nostri odierni grandi uomini hanno venduto allo straniero come un cencio. Un cencio che non apparteneva al loro miserabile corredo”. Garibaldi definì l’assemblea legislativa che cedette Nizza alla Francia “…un parlamento che per l’onore d’Italia meglio non fosse mai surto”. Pur essendo stato deputato in vari parlamenti (Repubblica Romana, Regno di Sardegna, Regno d’Italia, Repubblica Francese), dai suoi scritti più propriamente politici risulta una vera e propria avversione del grande Nizzardo al parlamentarismo. E infatti nel Testamento politico scrisse così: “Potendolo, e padrona di se stessa, l’Italia deve proclamarsi Repubblica, ma non affidare la sua sorte a cinquecento dottori, che dopo d’averla assordata con ciarle, la condurranno a rovina. Invece, scegliere il più onesto tra gli Italiani e nominarlo dittatore temporario, con lo stesso potere che avevano i Fabi ed i Cincinnati. Il sistema dittatoriale durerà sinché la nazione italiana sia più educata a libertà e che la sua esistenza non si trovi più minacciata da potenti vicini. Allora la dittatura cederà il posto a regolare governo Repubblicano”. Repubblicano fu Garibaldi, è vero, ma in nome di un ideale più grande, pose a tacere i propri più intimi ideali e mise la propria spada al servizio del Re: “…sino da quando m’ero convinto dover l’Italia marciare con Vittorio Emanuele per liberarsi dal dominio straniero, io credetti un dovere di sottomettermi agli ordini suoi a qualunque costo, anche facendo tacere la mia coscienza repubblicana”. E fa, con grande dolore, un’enorme rinuncia anche nel 1866, quando deve abbandonare il Trentino, unico generale italiano invitto, pronunciando – anzi, scrivendo, visto che si trattava di un telegramma – il celebre “Obbedisco!”. In quell’atto di obbedienza, così amaro da inghiottire, sta tutta la forza d’animo di Garibaldi, guerriero non solo quando sguaina la sciabola sul campo di battaglia, ma anche e soprattutto quando riesce a mettere a tacere i propri sentimenti per il trionfo della Patria, assai più importante del trionfo dei singoli. Garibaldi fu un valoroso soldato e, concludendo la prefazione alle sue memorie, lasciò a guisa di motto la frase “La guerra es la verdadera vida del hombre”. Egli partecipò, peraltro, nel 1867, al congresso di Ginevra della Lega della Pace e della Libertà, ove affermò che le questioni tra nazione e nazione si sarebbero dovute risolvere per mezzo di un arbitrato piuttosto che con le armi e in questo senso scrisse anche, cinque anni più tardi, al principe Ottone di Bismarck. Un altro suo progetto prevedeva la costruzione degli Stati Uniti d’Europa con Nizza, città libera, come capitale. Un sognatore, Garibaldi? Probabile, ma quello che sognava era un futuro migliore per tutti… L’eredità garibaldina è stata contesa da tutti e a tutti piace o e piaciuto il Duce delle Camicie Rosse: dai repubblicani ai monarchici, dai liberali ai socialisti, dai sovversivi dell’Ottocento ai massoni, dai nazionalisti agli interventisti, da Nenni a Mussolini, dai fascisti agli antifascisti… Sì, Garibaldi è piaciuto davvero a tutti. E, nel mio intimo, sono sempre stato convinto che i grandi della storia sono davvero grandi quando piacciono a tutti o non piacciono a nessuno. Quando piacciono solo ai molti, forse non sono poi così grandi…