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Lettera Testamento del Tenente Adolfo Ferrero, di Ruggero Grio

Ieri

Nella gloriosa storia del nostro Paese, migliaia di uomini hanno sentito ardere dentro di se la fiamma del patriottismo, che li ha spinti a compiere nobili imprese fino al sacrificio della propria vita. Per dirla con Mazzini ” A questi uomini non importava la fama. Essi non adoravano che il fine, quel santo ideale di un ‘ Italia redenta, pura di ogni macchia di servitù e di ogni sozzura di egoismo e di corruzione”. Ora questi uomini sono una pagina storica della Nazione ed il loro sacrificio sarà per sempre Tempio, Santuario e Altare della Patria comune. La lettera del tenente Adolfo Ferrero esalta i valori e l’eroismo di chi l’ha scritta e costituisce una straordinaria testimonianza dello slancio eroico con cui i giovani soldati della Grande Guerra riuscirono a sbarrare al nemico le vie della Patria ed a conquistare la vittoria finale a Vittorio Veneto. La lettera venne scritta alla vigilia della battaglia dell’Ortigara, precisamente alle ore 24.00 del giugno 1917 dal tenente Adolfo Ferrero, torinese della classe del 1897, arruolato nel Terzo Reggimento Alpini, Battaglione Val Dora, insignito di medaglia di argento al Valor Militare e di Laurea ad Honorem in lettere e filosofia, che trovò eroica morte il 19 giugno 1917. Le sue spoglie riposano al Sacrario Militare di Asiago. La lettera fu rinvenuta dopo oltre 40 anni (nel 1958), in perfetto stato di conservazione e con ancora alcune tracce di sangue, assieme ai resti mortali di un soldato che si presume fosse l’attendente , al quale Ferrerò l’aveva consegnata perché’ la recapitasse. La lettera ora si trova nel museo della Grande Guerra 1915 -1918 di Canove.

18.06.1917 ore 24,00 Uf Cari genitori

scrivo questo foglio nella speranza che non vi sia bisogno di farvelo pervenire. Non ne posso fare a meno: il pericolo è grave, imminente. Avrei un rimorso se non dedicassi a voi questi istanti di libertà, per darvi un ultimo saluto. Voi sapete che io odio la retorica, …no, no, non è retorica quello che sto facendo. Sento in me la vita che reclama la sua parte di sole, sento le mie ore contate, presagisco una morte gloriosa, ma orrenda… Fra cinque ore qui sarà l’inferno. Tremerà la terra, s’oscurerà il cielo, una densa caligine coprirà ogni cosa, e rombi, e tuoni e boati risuoneranno fra questi monti, cupi come le esplosioni che in quest’istante medesimo odo in lontananza. Il cielo si è fatto nuvoloso: piove… Vorrei dirvi tante cose…tante…ma voi ve l’immaginate. Vi amo. Vi amo tutti tutti. Darei un tesoro per potervi rivedere, …ma non posso… Il mio cieco destino non vuole. Penso, in queste ultime ore di calma apparente, a te Papà, a te Mamma, che occupate il primo posto nel mio cuore, a te Beppe, fanciullo innocente, a te o Adelina., addio., che debbo dire? Mi manca la parola, un cozzare di idee, una ridda di lieti, tristi fantasie, un presentimento atroce mi tolgono l’espressione… No, no, non è paura, lo non ho paura! Mi sento ora commosso pensando a voi, a quanto lascio, ma so dimostrarmi dinanzi, ai miei soldati, calmo e sorridente. Del resto anche essi hanno un morale elevatissimo. Quando riceverete questo scritto fattovi recapitare da un’anima buona, non piangete e siate forti, come avrò saputo esserlo io. Un figlio morto per la Patria non è mai morto. Il mio nome resti scolpito indelebilmente nell’animo dei miei fratelli, il mio abito militare, e la mia fidata pistola (se vi verrà recapitata) gelosamente conservati stiano a testimonianza della mia fine gloriosa. E se per ventura mi sarò guadagnata una medaglia, resti quella a Giuseppe…

O genitori, parlate, fra qualche anno, quando saranno in grado di capirvi, ai miei fratelli, di me, morto a vent’anni per la Patria. Parlate loro di me, sforzatevi a risvegliare in loro il ricordo di me…

M’è doloroso il pensiero di venire dimenticato da essi… Fra dieci, venti anni forse non sapranno nemmeno più di avermi avuto fratello… A voi poi mi rivolgo. Perdono, vi chiedo, se v’ò fatto soffrire, se v’ò dati dispiaceri. Credetelo, non fu per malizia, se la mia inesperta giovinezza vi ha fatto sopportare degli affanni, vi prego volermene perdonare.

Spoglio di questa vita terrena, andrò a godere di quel bene che credo essermi meritato.

A voi Babbo e Mamma un bacio, un bacio solo che vi dica tutto il mio affetto. A Beppe a, Nina un altro. Avrei un monito: ricordatevi di vostro fratello. Sacra è la religione dei morti.

Siate buoni. Il mio spirito sarà con voi sempre.

A voi lascio ogni mia sostanza. È’ poca cosa. Voglio però che sia da voi gelosamente conservata.

A Mamma, a Papà lascio… il mio affetto immenso. È il ricordo più stimolabile che posso loro lasciare.

Alla mia zia Eugenia il crocefisso d’argento, al mio zio Giulio la mia Madonnina d’oro. La porterà certamente. La mia divisa a Beppe, come le mie armi e le mie robe. Il portafoglio (Lire 100) lo lascio all’attendente.

Vi Bacio

Un bacio ardente di affetto dal vostro aff.mo Adolfo

Saluti a zia Amalia e Adele e ai parenti tutti.     \ \

Il sottotenente Ferrerò è una delle figure simbolo della tragica battaglia per la conquista dell’Ortigara. Nel presentimento della sua morte imminente durante l’attacco del giorno seguente, egli pensa di dedicare gli ultimi ” istanti di libertà ” alle persone che più ama, ” a te Papa, a te Mamma, che occupate il primo posto nel mio cuore,

a te Beppe, fanciullo innocente, a te o Adelina “.

Nel Testamento c’è spazio anche per l’attendente: ” il portafoglio ( lire 100 ) lo lascio all’attendente “. Ferrerò non ha paura di morire e desidera che anche i suoi genitori e tutti i suoi cari siano forti e sereni come lui quando riceveranno la lettera, perchè ” un figlio morto per la Patria non è mai morto “.La lettera è una delle più toccanti che siano state scritte durante la Grande Guerra e per essa sarà poi conferita ad Adolfo Ferrero la Laurea ad Honorem in lettere e filosofia.

27 Aprile 2021/da user-pannunzio
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