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C’è un antico legame tra Napoli e la Cina. Da secoli la città partenopea intrattiene rapporti culturali e commerciali con il paese del Dragone e ancora oggi la comunità cinese è tra le più grandi e attive di tutta l’Europa. Non a caso a Napoli esiste la prestigiosa università l’Orientale, la più antica scuola di sinologia e di orientalistica occidentale, nata dal Collegio dei Cinesi, fondato dal missionario Matteo Ripa che dal 1711 al 1723 aveva lavorato alla corte dell’imperatore cinese Kangxi come pittore e incisore su rame. Già da alcuni anni il MANN ha intercettato questo rapporto preferenziale intensificando le relazioni di scambio e di collaborazione sia internazionali sia locali. Un solido legame cresciuto negli ultimi anni e concretizzatosi nella promozione reciproca del patrimonio culturale attraverso eventi come la mostra itinerante Pompei. The infinite life al Qin Shi Huang Mausoleum Museum di Xi’an, realizzata con i tesori del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, o come l’esposizione dei tesori dell’antico Sichuan con reperti dall’età del bronzo sino al II sec. d.C. per la prima volta esposti con completezza in Europa, nonché proiezioni cinematografiche, gallerie fotografiche e il coinvolgimento di artisti contemporanei come Cai Guo-Qiang. Per la quinta edizione del Capodanno Cinese a Napoli, manifestazione realizzata da Livecode Full Media Agency, l’Istituto Confucio e l’Associazione culturale “Ciao Cina”, per dare il benvenuto all’anno della tigre d’acqua, sono state previste per la vigilia del 31 gennaio esibizioni e dimostrazioni pratiche di tecniche e cultura cinese negli spazi del MANN che, per l’occasione ,ha ospitato gli stand di Calligrafia, Ritaglio della carta e Mahjong e una particolare esperienza di degustazione del Tè in collaborazione con Qualcosaditè, alternati a  momenti musicale con pianista, a un’esibizione con mandolino e a una esibizione di Taijiquan a cura dell’Associazione Italy Chen Xiaojia. A coronare i festeggiamenti, il direttore Paolo Giulierini ha scelto di presentare ed esporre un reperto legato iconograficamente al tema, ovvero l’emblema musivo, databile al IV sec., proveniente dalla casa del Fauno, mosaico probabilmente posto in un triclinio e raffigurante Dioniso ancora bambino, dio dell’ebrezza e della liberazione dei sensi, che cavalca una tigre. Nel calendario cinese la fiera è simbolo di forza e coraggio, temperato dalla saggezza e dalla flessibilità dell’acqua e contraddistingue un anno di cambiamento, di energia, di voglia di ricominciare. A differenza del nostro calendario gregoriano, quello della tradizione cinese è lunare, si basa quindi sul calcolo dei movimenti del satellite e della sua rotazione terrestre attorno al sole. Un tempo il capodanno segnava l’inizio di un nuovo ciclo di lavoro agricolo accompagnato dalla speranza di un abbondante raccolto e dal rifiorire della terra. Sebbene ricada in un periodo ancora invernale, tra il 21 gennaio e il 20 febbraio, è chiamato anche “Festa di Primavera”, un inno di buon auspicio che evoca antiche tradizioni contadine e ritmi ancestrali come quello chiassoso dei tamburi e dei cimbali della danza del leone che scaccia ed esorcizza i cattivi spiriti e favorisce l’arrivo della fortuna. Come non pensare al rumoroso sciò sciò della tradizione scaramantica napoletana che per allontanare il potere del malocchio e delle malelingue, sparge incenso dalla “buatta” bucherellata e suona il campanaccio recitando ripetutamente a voce alta:“Uocchio, maluocchio…funecelle all’uocchio…aglio, fravaglio, fattura ca nun quaglia,corne e bicorne, cape ‘e alice e cape d’aglio…”. Il MANN, coerente al proprio impegno morale e intellettuale, non rinuncia ad essere luogo d’incontro tra culture, tra riti che si confrontano nell’eterna lotta dell’uomo per scacciare il buio e accogliere il sole invitto che riprende il suo corso.