Pannunzio Magazine
  • Collegamento a Facebook
  • Collegamento a X
  • Collegamento a Youtube
  • Home
  • Ieri
  • Oggi
  • Domani
  • In evidenza
  • Costume e Società
  • Politica
  • Dibattiti
  • News
  • Rubriche
  • Eventi
  • Attività
  • Scienza
  • Le 9 Muse
  • Libri
  • Saggi
  • Cinema
  • Galleria
  • Redazione
  • Contatti
  • Fare clic per aprire il campo di ricerca Fare clic per aprire il campo di ricerca Cerca
  • Menu Menu

Adriano Olivetti, di Pier Franco Quaglieni

Ieri

Valerio Ochetto scrisse il primo saggio organico sulla vita di Adriano Olivetti che un maestro severo come Edoardo Ruffini, in una delle nostre frequenti conversazioni canavesane, definì «una delle personalità più complesse, vive ed affascinanti degli anni ’50 non soltanto in Italia», dopo aver lamentato la mancanza di una approfondita ricerca storica sulla sua figura.

Ochetto, malgrado l’indagine scrupolosa che è alla base del suo lavoro, non ha tuttavia pienamente focalizzato il significato di quello che l’autore definisce «il vero Adriano».

Per capire la figura di questo imprenditore-intellettuale, assolutamente atipico nella storia italiana, sarebbe stato infatti indispensabile inquadrarlo in quella temperie politico-culturale del Canavese che ebbe negli Albertini, negli Olivetti, nei Ruffini e nei Carandini i suoi punti di riferimento.

Senza aver conosciuto quel mondo, schivo ed appartato ma non elitario, è difficile riuscire a ricostruire l’attività frenetica e l’appassionato impegno civile di Olivetti.

Olivetti morì ad appena 58 anni: una vita bruciata con febbrile intensità, malgrado le amarezze e i disinganni che dovette subire dopo tante speranze andate deluse.

Succeduto al padre Camillo, fondatore della Società “Olivetti”, alla guida dell’azienda, egli si rivelò un imprenditore d’avanguardia nel campo della razionalizzazione produttiva, adottando i nuovi sistemi appresi durante il suo soggiorno negli Usa che seppe però interpretare alla luce di un autentico umanesimo del lavoro.

Olivetti capì, fin dall’inizio, che esiste uno stretto rapporto tra fabbrica e territorio. Nel suo libro fondamentale L’ordine politico delle Comunità, pubblicato nel ’46, l’autore osservava: «La Comunità intesa a sopprimere gli evidenti contrasti e conflitti che nell’attuale organizzazione economica normalmente sorgono e si sviluppano fra l’agricoltura, le industrie e l’artigianato di una determinata zona ove gli uomini sono costretti a condurre una vita economica e sociale priva di elementi di solidarietà». Ivrea e il Canavese divennero il “laboratorio olivettiano” ed ancora oggi in molti centri canavesani è rimasta l’impronta civile lasciata da Adriano e dai suoi collaboratori, malgrado le devastazioni successive.

Giovanissimo, sentì un’avversione quasi epidermica, nei confronti del fascismo. Se pensiamo alle denunce di Carlo Rosselli contro la «borghesia cieca e retriva» che aveva figliato le squadre d’azione di Mussolini, abbiamo chiara l’idea democratica, non priva di venature socialiste, di Adriano che, non a caso, nel 1926 partecipò con Parri e Pertini alla spericolata impresa, voluta da Rosselli, che mise in salvo il vecchio Filippo Turati, facendolo espatriare clandestinamente in Francia.

Quando Benedetto Croce lo conobbe a Pollone, osservò: «È uno dei più ingenui progettisti di grandi riforme sociali da mettere in atto con mezzi semplicissimi. Non credo che tra gli illuministi settecenteschi fosse un tipo pari. E dire che è un industriale e conduce bene la sua azienda molto rinomata». Dopo aver conquistato molte amministrazioni comunali del Canavese (lo stesso Adriano fu Sindaco di Ivrea), il movimento tentò la grande avventura delle elezioni politiche del 1958, riuscendo a conquistare un solo seggio che, poco tempo dopo, Adriano, deluso dalla vita di Montecitorio, cedette a Franco Ferrarotti. Si trattò di un grave insuccesso politico.

Durante il periodo della dittatura mantenne la sua ostilità al regime, distinguendosi come un grande imprenditore, anche se fu costretto a prendere la tessera fascista.

Ha scritto nel 1980 Luciano Gallino che di Olivetti fu amico: «Oggi che dell’industria si vogliono spesso sottolineare anzi tutto le bruttezze, va ricordato che fin dagli anni ’40 le fabbriche di Olivetti mostrarono che industria non è necessariamente sinonimo di nocività, di lavoro brutale, di degradazione estetica ed ecologica dell’ambiente». Sono passati degli anni ma il giudizio resta più che mai valido anche rispetto anche a certi fondamentalismi verdi rivelatisi inconcludenti. In modo lapidario lo storico di Camillo Olivetti, Tito Giraudo, ha così sintetizzato il programma di Adriano: «conciliare il progresso industriale con il progresso dell’uomo».

Fondatore del Movimento di Comunità, Olivetti profuse le sue migliori energie e la e la sua ricchezza personale per diffondere le idee che apparvero a molti come quelle di un mecenate sognatore.

Di fronte alla crisi dei partiti e alla scarsissima partecipazione dei cittadini alla vita politica si può fosse invece sostenere che le sconfitte di allora furono dovute al fatto che Adriano ebbe la capacità di anticipare il futuro.

I temi delle autonomie locali e di una democrazia reale, non inquinata dalla partitocrazia, si trovano delineati in modo netto e puntuale nei suoi libri e nei suoi discorsi.

Un altro dei tratti caratteristici dell’uomo (forse solo paragonabile a Filippo Burzio) fu la sua straordinaria capacità di coniugare insieme cultura tecnico-scientifica e vasti interessi umanistici.

Uno dei grandi dolori di Olivetti fu il tradimento della moglie Paola Levi, che si innamorò del pittore Carlo Levi di cui era divenuta anche la modella. Olivetti riconobbe la figlia nata dal rapporto tra la moglie e Levi; nel 1938 si separerà. Fu – mi disse Mario Soldati – molto amico di Levi «una pagina assai poco edificante per l’artista torinese».

Io ebbi modo di conoscerlo nel 1958 nel pieno della sua battaglia comunitaria e rimasi colpito, pur avendo appena 11 anni, dal fascino dell’uomo di cui non capivo i discorsi che, per la verità, mi sembravano molto noiosi: preferii infatti andare a giocare in giardino.

La sorte ha voluto che dieci anni dopo incontrassi sulla mia strada un altro Olivetti: Arrigo. Fu allora la scelta della mia vita perché quell’incontro significò “Il Mondo” di Pannunzio.

Arrigo Olivetti era molto diverso da come lo descrisse con tanta severità Ochetto. Tanto idealista e dotato di carisma fu Adriano, tanto pragmatico, laico, disincantato, ma pur tenacissimo nelle sue idee, fu Arrigo.

Anzi, in Adriano c’era persino uno spirito profondamente religioso che emerge in alcune sue pagine che meriterebbero un attento studio.

Come industriale rivelò capacità eccezionali. Non solo perché Olivetti pagava alti salari ed offriva ai suoi dipendenti servizi sociali avanzatissimi, ma anche perché seppe scegliersi i collaboratori giusti, preoccupandosi, oltre che della produzione, del design, della pubblicità e delle vendite: dal 1946 al 1958 le sue fabbriche in Italia aumentarono la produzione globale di 13 volte.

Sono dati su cui riflettere e che ci portano a pensare a lui come ad un grande imprenditore di livello europeo e mondiale.

Fu un uomo dotato di uno stile e di una raffinatezza umana ed intellettuale davvero eccezionali. Forse, anche per questo, egli è così poco ricordato.

Tuttavia il movimento di “Comunità” e la sua rivista sono state un vero semenzaio di intelligenze che spesso si sono sviluppate in senso diverso da quello olivettiano. Un esempio per tutti è rappresentato da Paolo Volponi che accettò la direzione della Fondazione “Giovanni Agnelli” di Torino nel 1975, dichiarando pochi mesi dopo il suo voto al Pci. Tanti olivettiani meno noti, ma più coerenti, dal filosofo Lodovico Actis Perinetti a Tito Gavazzi – che fu il primo assessore cultura d’Italia nell’olivettiana “città a misura d’uomo” di Ivrea – restarono un esempio limpido di intelligente capacità di sviluppare in modo originale, adeguandolo ai tempi, il pensiero di Olivetti.

Il mondo politico in particolare, confrontandosi con lui, avrebbe molto da perdere. La sua lungimiranza ma anche la sua concretezza lo resero un animale politico di una specie ormai estinta.

Ma se andassimo a rileggere le sue opere, ci accorgeremmo che tra le tante “utopie” generose del dopo Liberazione – pensiamo a Capitini – la sua fu contemporaneamente la più vicina e la più lontana a quella di Tommaso Moro: come fu detto, egli fu un utopista positivo, non un astratto e velleitario ingegnere di impossibili felicità.

29 Agosto 2020/da user-pannunzio
Condividi questo articolo
  • Condividi su Facebook
  • Condividi su X
  • Condividi su WhatsApp
  • Condividi su LinkedIn
  • Condividi attraverso Mail
https://www.pannunziomagazine.it/wp-content/uploads/2020/08/download-22.jpg 168 300 user-pannunzio http://www.pannunziomagazine.it/wp-content/uploads/2020/01/Intestazione-Centro-Pannunzio.png user-pannunzio2020-08-29 16:32:272020-08-29 16:32:32Adriano Olivetti, di Pier Franco Quaglieni

Cerca

Search Search

Categorie

  • Attività
  • Cinema
  • Costume e Società
  • Domani
  • Enogastronomia
  • Eventi
  • I dibattiti
  • I lettori scrivono
  • Ieri
  • In evidenza
  • Le 9 Muse
  • Libri
  • News
  • Oggi
  • Politica
  • Rubriche
  • Saggi
  • Scienza e medicina

Archivio

  • Ottobre 2026
  • Settembre 2026
  • Agosto 2026
  • Luglio 2026
  • Giugno 2026
  • Maggio 2026
  • Aprile 2026
  • Marzo 2026
  • Febbraio 2026
  • Gennaio 2026
  • Dicembre 2025
  • Novembre 2025
  • Ottobre 2025
  • Settembre 2025
  • Agosto 2025
  • Luglio 2025
  • Giugno 2025
  • Maggio 2025
  • Aprile 2025
  • Marzo 2025
  • Febbraio 2025
  • Gennaio 2025
  • Dicembre 2024
  • Novembre 2024
  • Ottobre 2024
  • Settembre 2024
  • Agosto 2024
  • Luglio 2024
  • Giugno 2024
  • Maggio 2024
  • Aprile 2024
  • Marzo 2024
  • Febbraio 2024
  • Gennaio 2024
  • Dicembre 2023
  • Novembre 2023
  • Ottobre 2023
  • Settembre 2023
  • Agosto 2023
  • Luglio 2023
  • Giugno 2023
  • Maggio 2023
  • Aprile 2023
  • Marzo 2023
  • Febbraio 2023
  • Gennaio 2023
  • Dicembre 2022
  • Novembre 2022
  • Ottobre 2022
  • Settembre 2022
  • Agosto 2022
  • Luglio 2022
  • Giugno 2022
  • Maggio 2022
  • Aprile 2022
  • Marzo 2022
  • Febbraio 2022
  • Gennaio 2022
  • Dicembre 2021
  • Novembre 2021
  • Ottobre 2021
  • Settembre 2021
  • Agosto 2021
  • Luglio 2021
  • Giugno 2021
  • Maggio 2021
  • Aprile 2021
  • Marzo 2021
  • Febbraio 2021
  • Gennaio 2021
  • Dicembre 2020
  • Novembre 2020
  • Ottobre 2020
  • Settembre 2020
  • Agosto 2020
  • Luglio 2020
  • Giugno 2020
  • Maggio 2020
  • Aprile 2020
  • Marzo 2020
  • Febbraio 2020
  • Gennaio 2020

Tag

Alimentazione Antropologia Arte Attualità Cibo Cinema costume Cucina Cultura donne economia enogastronomia epidemai epidemia Filosofia futuro Giornalismo ieri industria lavoro Letteratura libertà Libri magistratura media Medicina musica nutrizione pandemia persecuzioni Poesia Politica psiche Psicologia Religione resistenza salute Scienza scuola Società Storia terrorismo Vino virus welfare

Visitatori

480086

Articoli recenti

  • Dio, l’uomo, la morte, di Marco Calzoli
  • Il leviatano che sta arrivando a Torino, di Pier Franco Quaglieni
  • Perdersi negli altri e nelle cose. Le lettere di Benedetto Croce, di Alessio Magaddino

Categorie

  • Attività
  • Cinema
  • Costume e Società
  • Domani
  • Enogastronomia
  • Eventi
  • I dibattiti
  • I lettori scrivono
  • Ieri
  • In evidenza
  • Le 9 Muse
  • Libri
  • News
  • Oggi
  • Politica
  • Rubriche
  • Saggi
  • Scienza e medicina

Archivio

  • Ottobre 2026
  • Settembre 2026
  • Agosto 2026
  • Luglio 2026
  • Giugno 2026
  • Maggio 2026
  • Aprile 2026
  • Marzo 2026
  • Febbraio 2026
  • Gennaio 2026
  • Dicembre 2025
  • Novembre 2025
  • Ottobre 2025
  • Settembre 2025
  • Agosto 2025
  • Luglio 2025
  • Giugno 2025
  • Maggio 2025
  • Aprile 2025
  • Marzo 2025
  • Febbraio 2025
  • Gennaio 2025
  • Dicembre 2024
  • Novembre 2024
  • Ottobre 2024
  • Settembre 2024
  • Agosto 2024
  • Luglio 2024
  • Giugno 2024
  • Maggio 2024
  • Aprile 2024
  • Marzo 2024
  • Febbraio 2024
  • Gennaio 2024
  • Dicembre 2023
  • Novembre 2023
  • Ottobre 2023
  • Settembre 2023
  • Agosto 2023
  • Luglio 2023
  • Giugno 2023
  • Maggio 2023
  • Aprile 2023
  • Marzo 2023
  • Febbraio 2023
  • Gennaio 2023
  • Dicembre 2022
  • Novembre 2022
  • Ottobre 2022
  • Settembre 2022
  • Agosto 2022
  • Luglio 2022
  • Giugno 2022
  • Maggio 2022
  • Aprile 2022
  • Marzo 2022
  • Febbraio 2022
  • Gennaio 2022
  • Dicembre 2021
  • Novembre 2021
  • Ottobre 2021
  • Settembre 2021
  • Agosto 2021
  • Luglio 2021
  • Giugno 2021
  • Maggio 2021
  • Aprile 2021
  • Marzo 2021
  • Febbraio 2021
  • Gennaio 2021
  • Dicembre 2020
  • Novembre 2020
  • Ottobre 2020
  • Settembre 2020
  • Agosto 2020
  • Luglio 2020
  • Giugno 2020
  • Maggio 2020
  • Aprile 2020
  • Marzo 2020
  • Febbraio 2020
  • Gennaio 2020

Contatti

Centro Pannunzio
Associazione culturale libera fondata a Torino nel 1968

Via Maria Vittoria, 35 H
10123 Torino (TO)

Tel 011 8123023
redazione@pannunziomagazine.it
www.centropannunzio.it

Logo IPSNet Webagency Torino

© Copyright - Pannunzio Magazine | Realizzazione sito web: IPSNet Web Agency Torino
  • Home
  • Ieri
  • Oggi
  • Domani
  • In evidenza
  • Costume e Società
  • Politica
  • Dibattiti
  • News
  • Rubriche
  • Eventi
  • Attività
  • Scienza
  • Le 9 Muse
  • Libri
  • Saggi
  • Cinema
  • Galleria
  • Redazione
  • Contatti
Collegamento a: Non è un paese per giovani, di Enrico Mentana Collegamento a: Non è un paese per giovani, di Enrico Mentana Non è un paese per giovani, di Enrico Mentana Collegamento a: Montanelli e Moro, di Gianpiero Aureli Collegamento a: Montanelli e Moro, di Gianpiero Aureli Montanelli e Moro, di Gianpiero Aureli
Scorrere verso l’alto Scorrere verso l’alto Scorrere verso l’alto
Gestisci Consenso Cookie
Usiamo cookie per ottimizzare il nostro sito web ed i nostri servizi. Consulta la nostra Privacy Policy
Funzionale Sempre attivo
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono strettamente necessari al fine legittimo di consentire l'uso di un servizio specifico esplicitamente richiesto dall'abbonato o dall'utente, o al solo scopo di effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica.
Preferenze
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per lo scopo legittimo di memorizzare le preferenze che non sono richieste dall'abbonato o dall'utente.
Statistiche
L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici. L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici anonimi. Senza un mandato di comparizione, una conformità volontaria da parte del vostro Fornitore di Servizi Internet, o ulteriori registrazioni da parte di terzi, le informazioni memorizzate o recuperate per questo scopo da sole non possono di solito essere utilizzate per l'identificazione.
Marketing
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per creare profili di utenti per inviare pubblicità, o per tracciare l'utente su un sito web o su diversi siti web per scopi di marketing simili.
  • Gestisci opzioni
  • Gestisci servizi
  • Gestisci {vendor_count} fornitori
  • Per saperne di più su questi scopi
Preferenze
  • {title}
  • {title}
  • {title}