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Noi italiani non abbiamo certo una fama di grandi combattenti ; abbiamo spesso fatto pessime figure nelle varie guerre, almeno nell’era moderna. Per esempio lo sfacelo del nostro esercito l’8 settembre ‘43 viene studiato nelle Accademie Militari di diversi paesi come il peggior esempio di utilizzo di uno strumento militare, cioè come qualcosa che non dovrebbe mai succedere in un esercito. L’unico condottiero degno di questo nome è stato Garibaldi ……guarda caso molto più apprezzato all’estero che in Italia. Tuttavia ci sono stati italiani, spesso poco conosciuti, che hanno rivelato coraggio e capacità militari  non comuni, spesso in situazioni di difficoltà estreme. Vorrei , a questo proposito, ricordare  brevemente la figura di Amedeo Guillet. Nato nel 1909  a Piacenza da nobile famiglia di origini piemontesi e capuane, uscito dall’Accademia Militare di Modena con il grado di sottotenente di Cavalleria, partecipa alla guerra di conquista dell’Etiopia, ferito gravemente ad una mano durante la battaglia di Selaclaclà, viene decorato. Nel 1937 partecipa alla guerra civile spagnola con il contingente italiano, coprendosi di valore nelle battaglie di Santander e Teruel. Quindi viene inviato in Eritrea e posto al comando del Gruppo Bande Amhara, unità multietnica con il compito di operare contro il nemico in piena autonomia. Durante un combattimento contro i guerriglieri etiopi nel ‘39, ha il cavallo colpito e ucciso, preso un secondo cavallo  , continua la carica. Ucciso anche il secondo quadrupede, continua a piedi la lotta , utilizzando una mitragliatrice ed eliminando gli ultimi ribelli. Viene decorato con medaglia d’argento al valor militare. I suoi soldati indigeni lo soprannominano “Comandante Diavolo” , ritenendolo quasi immortale nelle battaglie. Nel gennaio ‘41 al tenente Guillet viene ordinato di affrontare gli inglesi che minacciavano di accerchiare nostre truppe in ritirata verso Agordat: il Gruppo di Guillet , con sole armi leggere, carica il nemico , riuscendo a scompaginarlo. Guillet continua a battersi con i suoi cavalleggeri sino all’aprile del 1941 contro le soverchianti forze britanniche. Poi, persa Asmara, dopo la capitolazione delle truppe italiane , decide di continuare la lotta  contro gli inglesi in Africa Orientale con un centinaio di suoi fedelissimi soldati indigeni. Inizia così una guerriglia implacabile ed efficace che crea la leggenda del Comandante Diavolo.  Il comando britannico fissa una taglia in oro su di lui  nel tentativo di eliminare un cosi’ pericoloso avversario. La guerriglia da lui guidata costa infatti molto cara agli inglesi : depositi depredati, convogli ferroviari assaltati, ponti fatti saltare, idem per gallerie. Alla fine del ‘41 , stante l’impossibilità di continuare l’impari lotta, scioglie la sua Banda e si da’ alla macchia. Cambia nome , si traveste da arabo e riesce a raggiungere, in modo rocambolesco lo Yemen. Qui , per le sue eccellenti capacità ippiche , diventa palafreniere presso la guardia del sultano e poi istruttore delle guardie a cavallo. Trascorre oltre un anno alla corte del sultano , poi nel ‘43 riesce a raggiungere l’Italia. Promosso maggiore per meriti di guerra, viene assegnato al Servizio Informazioni Militari ed impiegato in missioni ad altro rischio dietro le linee nemiche. Dopo l’8 settembre riesce a raggiungere Brindisi e si pone a disposizione del Re. Continua ad operare per il SIM del ricostituito esercito italiano, svolgendo delicati incarichi da agente segreto. Tra l’altro riesce a recuperare la corona imperiale del Negus, sottraendola alla Brigata partigiana Garibaldi che l’aveva presa agli esponenti della Rsi. La corona fu poi , nel dopoguerra, restituita al Negus, e fu il primo segno di nuovi rapporti tra l’Italia democratica e l’Etiopia. Dopo la sconfitta della monarchia al referendum istituzionale, Guillet, fedele al giuramento al Re, rassegna la dimissioni dall’Esercito. Inizia quindi una carriera in diplomazia. Prima ambasciatore in Giordania, quindi in Marocco: qui, durante un ricevimento, avviene un tentativo di colpo di stato con una sparatoria. Guillet riesce a mettere in salvo diversi diplomatici. La Repubblica Federale di Germania concede a Guillet la Gran Croce al Merito per aver salvato il proprio ambasciatore. L’ultimo incarico è stato quello di ambasciatore italiano in India . Chiude la carriera nel 1975. Nel 2000 , durante un viaggio in Eritrea, dove aveva guidato il Gruppo Bande Amhara, viene ricevuto dal Presidente della Repubblica Eritrea con gli   Il 2/11/2000 il Presidente Ciampi conferisce ad Amedeo GUILLET  la Gran Croce dell’Ordine Militare d’Italia, massima onorificenza militare italiana. Il “Comandante Diavolo“ è mancato a Roma nel 2010 , all’età di 101 anni. Ha attraversato il Novecento servendo sempre la sua Patria con straordinario coraggio e dedizione, sia in guerra che in pace. Forse avremmo bisogno che personaggi come Amedeo Guillet fossero conosciuti dalla nostra gioventu’ …….cosi’ carente di esempi…..