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“Quid  non mortalia pectora cogis / auri sacra fames” (cosa  non costringi a fare all’animo dei mortali, o esecranda fame dell’oro), quindi  la  parola “sacra” ha  un significato  ben riverso  di condanna  della  cupidigia dell’oro, che Virgilio  fa pronunciare  da  Enea, nel terzo libro  dell’’Eneide, ricordando l’episodio di un figlio di Priamo, Polidoro, ucciso a  tradimento da  un falso amico, per appropriarsi delle sue ricchezze. E  questa  frase  ben si attaglia all’esecrando crimine  di aver tolto scientemente  i freni  alla  cabina  della funivia Stresa-Mottarone, per evitare fermi od altre  interruzioni  che avrebbero ridotto  gli incassi. Questa  nostra cultura  umanistica, artistica, letteraria e giuridica che  oggi si vuole smantellare, e di cui gli ultimi  presidi  sono nei  licei classici  e nella facoltà  storico-letterarie,  è invece alla base della nostra civiltà  a cui  il Cristianesimo  ha aggiunto, integrandola  ed innalzandola, il suo messaggio, ed ancora oggi dimostra la  sua  attualità  e validità che  ci fa diversi  da altri. Sicuramente  le persone arrestate  non avevano mai letto Virgilio, Seneca, Cicerone, Orazio ed altri classici, né  tanto meno  i Vangeli, uniti nella condanna  della bramosia delle ricchezze  per cui  nella loro mente  non era  suonato un campanello d’allarme  quando  presero  la tragica  decisione. Tra   l’auri  sacra fames  e  quel  cammello che è invece una corda  che non passa egualmente nella cruna di un ago,  vi  e  un collegamento  che non può  sfuggire  e questo  spiega perché  il  sommo Dante  riservi  a quei  grandi  spiriti  precristiani un posto in quella  valle serena  che  precede l’Inferno.