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Carla Fracci era e sarà sempre non solo la Prima Ballerina ma “la Ballerina de La Scala di Milano,” anche  se calcava, anzi volava leggera sulle tavole di tutti i teatri del Mondo.  Il Tempio del Teatro della  lirica divenne  grazie a lei, al pari del  Bol’soj, il Tempio della danza.  Carla Fracci considerava quindi La Scala la sua casa, essendoci vissuta per oltre 40 anni, da bambina sino alla fama internazionale.  Proprio come una casa, un suo affetto, un luogo di ricordi, fatiche, successi e gioie,  la amava  senza riserve ma si dispiacque e si batté come una leonessa quando apprese dello sfregio imminente al “suo” teatro.  Si trattava di una assurda iniziativa della governance del Teatro, di cui il Sindaco pro tempore è il Presidente, iniziata nel 2000, molto appoggiata da Vittorio Sgarbi, di  cui ne trae vanto ancora adesso, dopo la scomparsa della Fracci.  Per chi non ne fosse informato, fu deciso di ampliare a dismisura il teatro per ottenere un palco di 70 metri di profondità anziché i 20 del progetto piermariniano. Non solo ma  fu creata una torre scenica di  36 metri di altezza, proprio dietro il famoso iconico  timpano, quasi il logo del Teatro stesso. L’alterazione del prospetto storico è evidente da vari punti  di Milano, molti miei amici milanesi soffrono la deturpazione, ogni mattina affacciandosi alla finestra.  Carla Fracci quando apprese  dello scempio dovuto all’opera di un celebre architetto svizzero che mai però è intervenuto in interventi di rifunzionalizzazioni  di edifici storici, rimase sconcertata.  Mario Botta è considerato un archistar, termine coniato alcuni anni fa per definire alcuni architetti, sicuramente capaci in nuove costruzioni, molto mediatici e con molto ego a cui è consentito tutto e al di sopra di Soprintendenze e regolamenti edilizi.  Carla Fracci  si trovò sola a difendere La Scala, l’intellighenzia milanese snob non osò mettere in discussione Botta  che lo stesso Sgarbi, che lancia strali per le pale eoliche, difese ed elogiò a spada tratta. Non solo non paghi di questo prima alterazione dei volumi già attuata,  è in avanzato stato di costruzione  nell’area del teatro, un altro  volume imponente, previa la demolizione di una palazzina in via Verdi.  Due anni fa recandomi nel Teatro a vedere la deliziosa mostra sui palchi ed assistendo poi  come privilegio unico, da  sola  alle prove di Tosca con il Maestro Chailly, raccolsi le confidenze delle maestranze. Persone semplici ma colte nel campo musicale che  avevano anche loro vissuto  male la ristrutturazione anche facendomi vedere dietro i palchi,  i servizi igienici per il pubblico, non certo consoni ad un teatro di tale prestigio, lo stesso imbarazzo mi  confidarono lo provavano per i camerini. Quando ho rifunzionalizzato teatri storici, ho cercato di salvaguardarne l’anima , pur dotandoli di tutte le tecnologie necessarie per renderlo adeguato alle attuali esigenze di sicurezza e multifunzionalità.  Molti attori si sono complimentati per questa attenzione nei  loro, lo stesso il pubblico per le sedute ergonomiche ed i servizi igienici. I teatri sono stati progettati per gli artisti, il pubblico e  per lo spettacolo non per il proprio ego ed occorre rispettare la memoria del primitivo progettista.  Tanta era la delusione per la” sua”  Scala, che si entusiasmò e si commosse oltremisura per l’invito al Teatro San Carlo,  architettonicamente parlando, il più bel Teatro del mondo, che le organizzò per il suo ottantesimo compleanno due grandi Eventi.  Solo recentemente, forse a risarcimento per non aver rispettato la tutela della “sua” Scala, il Teatro la incaricò di un Master, cui si dedicò con piglio ed energia nonostante il male che l’affliggeva. Chissà se le varie Autorità presenti al suo funerale e che ne hanno tessuto le lodi, si saranno ricordati del grande dolore arrecatole per lo stupro  perpetrato  al “suo” teatro.