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Per valutare la portata del DDL 2005 (detto DDL Zan) e il suo presunto attentato alla libertà di opinione, credo basti citare alcuni passaggi del testo approdato al senato. Di questi ne vorrei evidenziare due: l’art. 3 (Modifica all’articolo 604-ter del codice penale) e, ancor più, l’art. 4 del disegno di legge. Nel primo caso, la modifica all’articolo 604-ter c.p. reca questa dicitura: “Dopo le parole: «o religioso,» sono inserite le seguenti: «oppure per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere o sulla disabilità»”. Per quanti non abbiano letto il testo del DDL 2005, posso assicurare che buona parte del disegno di legge riporta, al suo interno, modifiche al codice penale che estendono le aggravanti dell’odio razziale e religioso alla categoria delle discriminazioni basate sul genere o sulla sessualità. Senza volersi nascondere dietro al dito del laicismo cinico e infondato, mi domando grattandomi proverbialmente la testa, quale sia il doloroso restringimento che molti lamentano di una libertà d’espressione che già era stata ristretta al punto di venire incontro a un elemento tanto immateriale, imponderabile, vasto e imperscrutabile quanto il credo di una persona. Volendo esprimere il mio pensiero tramite le sfere di aristotelica memoria, non possiamo che considerare l’elemento religioso una dei campi più stretti della tutela che si può dare poiché, se c’è una cosa che è innegabilmente una scelta (e una scelta prettamente d’intelletto), è proprio il credo religioso. E così, come trovo estremamente giusto il non discriminare qualcuno per il proprio credo, mi chiedo come si possa tollerare, al contrario, di non allargare questa tutela alle persone che esprimono un’identità sessuale o di genere che spesso è vittima di gravi discriminazioni molte delle quali, ancora oggi, portano a drammatiche conseguenze. Non credo, in quanto intellettuale, in quanto attivista, in quanto padre di famiglia, che porre un limite al parlare male non possa che far vivere bene senza essere foriero di stenti culturali. Al contrario lo status quo che stiamo così strenuamente difendendo ha mandato all’indice opere d’arte e letterarie, ha fatto autodafé di intere bibliografie incarcerando autori e artisti proprio in forza del loro essere omosessuali dichiarati, transessuali, transgender o pansessuali. La cultura liberticida che sembra essere alle porte con il DDL Zan in realtà è parte integrante e contradditoria di questo paese che accetta di tutelare il credo dei pastafariani ma si sente privata di qualche importante libertà nel momento in cui si parla di transfobia. La Chiesa d’altro canto fa bene a  “fare la Chiesa”: i cosiddetti tentativi di rinnovamento e di ammodernamento, con posizioni che dalla dottrina sfociano quasi in un populismo, mi sono sempre sembrati dei goffi tentativi di trasformare un’istituzione religiosa millenaria in una paciosa un’associazione benefica. Certo, mi preme comunque sottolineare che quella che da più parti viene definita come “famiglia tradizionale” prende le sue mosse, volendo citare il Deuteronomio, da una famiglia, quella di Abramo, che non trovava poi molto sconveniente ricorrere all’utero in affitto.

“Agar partorì ad Abram un figlio e Abram chiamò Ismaele il figlio che Agar gli aveva partorito”  (Genesi 16,15).

E d’altro canto, se citiamo la famiglia naturale, obbligo sarebbe risalire alla storia dell’umanità, perché di natura stiamo parlando e non di imposizioni sociali o precetti religiosi: pertanto verrebbe da rivalutarsi la poligamia che tanto rende in termini di proliferazione della specie e di mantenimento di un fresco e vigoroso patrimonio genetico a cui questo regime di monogamia ha gravemente attentato.

Tornando a discutere seriamente, aggiungerei -semmai- che purtroppo di questo DDL Zan si è parlato fin troppo. Tutte le discussioni, le revisioni, gli aggiustamenti e le correzioni non faranno altro che portarlo alla votazione nello stesso stato dell’enorme marlin catturato dal vecchio Santiago giunto a riva: una lisca sbranata da troppi squali che ormai ha solo più il valore del triste trofeo dal valore prettamente nominale.

Concludo questo mio intervento con il secondo degli articoli tratti dal DDL Zan, l’art. 4 che recita:  “Ai fini della presente legge, sono fatte salve la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee o alla libertà delle scelte, purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti.”. E a quanti lamentano il rischio di dover rimettere in mano a un giudice e alla sua eventuale autocelebrazione di matrice progressista le decisioni circa la loro libertà di opinione non posso che rispondere: o si ha fiducia nella magistratura o non la si ha. La sfiducia settoriale, per quanto mi riguarda, non ha tanto più senso di chi dice, quando la squadra vince, “abbiamo vinto” e quando la squadra perde: “hanno perso”. D’altro canto ben denuncia chi dice che il DDL Zan così risulta fumoso e con contorni non ben definiti: ma questa poca incisività e poca chiarezza sono frutto più del tentativo di conciliare tutte le sensibilità (con un cerchiobottismo che, per serie storica, ha fatto più danni delle cavallette), che di un intento volutamente repressivo.

Insomma, possiamo dormire sonni sereni. Tutti quanti.