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Avvenne che in quell’ anno un diabolico germe d’oriental genetica face apparve infra contrade italiche e plaghe viciniori. E le cittade e i viaggiator e tutto si fermò come sospeso, deserte vie, silenzi e suoni sol di funeste campane e carri a morto.

E i reggitor e i savi subitamente consigliar il popolo di cingersi infra lor mura. E da corti e da bifore vessilli apparvero e canti e danze s’intonaron ad un comune intento volte: che cessi il morbo e che ristretti in solidale abbraccio riunirsi poscia ancor fanciulli a lor vegliardi, infanti a familiari accanto, ancorchè il mortal morbo seco a mille e mille traesse e vecchi e donne e curatori anco.

La seconda stagion de lo contagio avvenne che sapienti d’arcane terre un medicamento approntaron acciocché alcuno ne morisse e il feral morbo debellato fosse a condition che il mondo si pungesse alquanto con picciol ago acconcio.

Color che pria invocavan mesti lo remedio salvifico, in dua schiere contrapposte s’opposero: e gli uni a moltitudini accorsero al gratuito dono a praticarsi il foro acciocchè ‘l germe, pur se mutasse in tante fiate e tante, a morte non portasse.

E l’altra parte a l’effetto salvifico non credendo, e tratti da paura insana, il disdegnaron sì che infernal dicean ei fosse e a loro offerto per li render zombi.

E con gran clamore a frotte in piazze et in aperti loci contra l’usato farmaco riunivansi, seppur lor sodali istessi, in su la soglia di certissima morte infra lamenti et inusitate doglie, vieppiù incitavanli ad adoprarsi tosto anch’essi; altri financo fossero a dipartita prossimi, con alti lai ai medicamenti opponevansi e con molta soffocatione perivano.

A loro accanto, taluni infra i maggiori savi et eruditi alquanto contra temute obbligazioni da pulpiti e da logge proclamavan sì che li divieti abusivi fossero e posti contra lor libertate. A costor altri, anco d’alta sapientia e studi molti, replicavan che indubitabilmente da preferirsi era la vita e la sanitate propria ed anco d’altrui e che picciol sacrifizio l’acconciarsi al farmaco onde più lestamente le genti tutte dal tristo morbo liberate si traessero.

Alfine i reggitori alte ponevan “grida” acciocché il popol tutto, incliti e plebe, acconciamente a pungersi, una o più fiate, accorresse. Ed a color che ricusavan li benefici dell’istraniero farmaco, alfin vietati furon gli spassi et il mestiere anco.

Etsi, quantunque i reggitori ben lungi fossero né loro divisamenti da comuni imprese, e infra lor stessi in sei fazioni acerrimamente ostili si disponessero, eppur d’un solo fiato apparir sovente dovettero, ché il reggitor primiero così decise e volle.

S’attendevan  costor di riprender lo corso usato: urticarsi alquanto e debellarsi alfin con gran contento, a sé subitamente convocando  i comizi a l’inutil scelta, giacchè il popol né chi volesse non potria indicare, né lo prescelto richiamare a tempo, s’ei contra lor intendimenti inopinato agisse.

Cosicchè  infra frastuoni e doglie e gli uni ad invocare “ Dàgli ai neganti!” e gli altri a contemplare che stancamente il morbo se ne gisse, il terz’anno accorse.

E di che libertate van cianciando, si dimanda l’un che impotente a tali infantil scene ogni dì assiste?

Libertate  sol di sua propria coscientia, non di consimili intenti, né di fraterno abbraccio, né d’invocata speme.