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La mia generazione è quella postbellica: sono nato nel 1948 e sono cresciuto nell’Italia repubblicana e democratica.  Non tutti i governi che si sono succeduti sono stati all’altezza della situazione, almeno per quanto mi ricordo – dagli Anni Sessanta in poi -.  I primi ministri sono quasi tutti delle foto sbiadite nei miei ricordi: Fanfani, Moro, Colombo, Leone…  Qualcuno ha lasciato in me una traccia più netta, come  Craxi o Berlusconi.  Indimenticabile il professore della Bocconi, Monti, che diceva di aver salvato l’Italia dal fallimento e che, secondo me, peggiorò la situazione economica dopo aver baciato più volte la pantofola alla signora Merkel. Grottesche le lacrime del ministro Fornero, paragonabili solo a quelle della signora Bellanova: in entrambi i casi lacrime fasulle e poco credibili.   Arrivato a settantadue anni credevo di aver visto comunque il peggio della politica italiana, ma mi sbagliavo. Il primo governo Conte, quello giallo-verde,  è stato caratterizzato da  una insana unione tra due partiti, la Lega e i 5Stelle, che si detestavano e che solo per apparente convenienza si sono messi insieme.  Con una caratteristica: i grillini, fautori di una decrescita felice all’insegna dell’Italia verde e senza motori a scoppio, hanno sistematicamente bloccato le iniziative economiche della Lega – giuste o sbagliate che fossero -. il risultato è stato l’immobilismo, fino al momento in cui Salvini ha deciso di lasciare il governo. Non so se il momento scelto è stato quello giusto: secondo me la Lega non avrebbe neppure dovuto fare un governo con i grillini. Il calcolo salviniano era che, mancando un partito in grado di avere   una maggioranza in Parlamento, si sarebbe andati a nuove elezioni, che avrebbero probabilmente dato la maggioranza al Centro-Destra. La Lega, però, non ha fatto i conti con il Colle e con l’Europa comunitaria.  L’Europa teme un governo italiano che non sia prono alle decisioni di Bruxelles e che, anche senza più chiedere l’Italexit, possa pretendere la revisione di molti trattati che ci penalizzano.  Allo stesso modo il presidente Mattarella, eletto con i voti della Sinistra,  non può fare il gioco del Centro-Destra e sciogliere il Parlamento .  Ecco la genialata:   il Colle benedice un nuovo governo PD- Grillini, con l’aiuto di Leu e IV di Renzi, che ha una maggioranza in Parlamento, ma non nel Paese, almeno in base ai risultati delle elezioni europee. Il governo giallo-rosso è un ircocervo, un’ammucchiata per il potere di gente che ha sparato a mitraglia sui nuovi alleati fino al giorno prima (i grillini a dire “mai con il PD!”, i piddini a sostenere che era impossibile governare insieme ai 5Stelle).  Il risultato lo abbiamo visto: una infornata di incompetenti e ignoranti, che ci rappresentano anche all’estero, con il risultato di essere sbeffeggiati persino con ragione (ricordiamo  il sorriso ironico di Sarkò e Merkel nei riguardi di Berlusconi e dell’Italia nel 2011: oggi avrebbero ben più ragione non di sorridere, ma di sghignazzare scompostamente).  Usciti dalla pandemia con perdite umane contenute – non tutti i morti per Covid19 sono in realtà morti per il virus, ma corre voce che si siano classificati  come morti per il virus quasi tutti i defunti del periodo (nel conteggio non sono finiti per evidenti ragioni i morti per incidenti o i suicidi…) – , ci siamo trovati di fronte al disastro economico: tenere ferme le industrie e buona parte degli Italiani per tre mesi era una follia e noi l’abbiamo subita (moltissimi per convinzione, altri per paura delle sanzioni ). La ripresa è stata lenta, c’è qualche spiraglio e c’è soprattutto la volontà di tanti Italiani di resistere alle avversità e reagire  cercando nuove tecniche, nuovi mercati, lavorando duramente, senza attendere che sia il governo a provvedere (quando e come ?).  Il premier ha battuto la grancassa, con i corifei di regime, per reclamizzare il denaro ottenuto come prestito dall’Europa, omettendo di spiegare che quei soldi non arriveranno prima dell’anno prossimo e che dovremo comunque restituirne una buona parte.  I provvedimenti presi dal governo in  economia sembrano per ora zoppicanti e sono generalmente delle donazioni  a fondo perduto ai singoli e alle famiglie: questo prepara fasce di popolazione a dipendere tout court  dalla interessata generosità governativa e non serve a riavviare le imprese. D’altra parte un ministro dell’Economia che è in partenza uno storico come Gualtieri non è una garanzia di professionalità. E a proposito di professionalità, abbiamo nel governo fulgidi esempi di preparazione culturale: dal ministro degli Esteri, Di Maio, secondo cui Pinochet fu dittatore del Venezuela e non del Cile; sempre secondo il medesimo Di Maio, la Russia di affaccia sul Mediterraneo (sono secoli che la Russia vorrebbe…) e Matera si trova in Puglia.  Il suo vice, Manlio Di Stefano è riuscito a mandare un tweet di solidarietà per Beyrut, ponendo la capitale libanese in Libia, come ha fatto la senatrice grillina Pirro. L’ex-ministro dei Trasporti Toninelli che parla del frequentatissimo traforo del Brennero  (magari ci fosse). Sulle capacità della bilaureata Azzolina esistono correnti di pensiero diverse: secondo me è una miracolata, approdata suo malgrado ad un ministero che richiederebbe ben altra preparazione.  Non per nulla l’ultimo ministro dell’Istruzione che ricordo con devozione e rispetto fu Spadolini, ma quanto tempo è passato da allora? A metà settembre la scuola, pare, riaprirà.  Come, con quali insegnanti e con quali banchi ancora non si sa, ma esistono forti timori di un possibile ritorno alle lezioni tramite internet. Questo significherebbe il fallimento: la scuola è dialogo, tra studenti e tra insegnanti e studenti, è un dare e avere tra docente e discente, che non funziona con internet. Per non parlare dei laboratori (di chimica, di fisica, di cucina, tanto per dire) che richiedono la presenza fisica e la manualità. Sui banchi monoposto si è già detto di tutto: una spesa enorme e una funzionalità tutta da vedere.  Da queste mie brevi (e probabilmente noiose) note appare che non provo simpatia per Conte e la sua banda di arrivisti con scarse qualità positive. Non sono solo, evidentemente: anche illustri personaggi, non ascrivibili alla Destra, ritengono che Conte occupi ormai illegalmente il posto di premier e che i DPCM siano stati un vulnus alla Costituzione.  I “pieni poteri” utilizzati da Conte durante la pandemia sono stati un abuso (non sono io a dirlo, ma fior di studiosi della Costituzione). Persino i Romani, che eleggevano un dittatore nei periodi di emergenza, gli lasciavano i pieni poteri solo per sei mesi; si veda in Tito Livio il caso di Quinto Fabio Massimo, uno dei pochi che abbia vinto con Annibale. Terminati i sei mesi, i Romani tornarono alle magistrature normali, anche se mal gliene incolse, perché i consoli Paolo Emilio e Varrone portarono l’esercito romano alla catastrofe di Canne.  Se studiosi della Costituzione seri come Sabino Cassese o Michele Ainis, la presidente del Senato, Elisabetta Alberti Casellati, il filosofo Massimo Cacciari, lo scrittore e magistrato Gianrico Carofiglio, ritengono che il governo abbia  abusato dei pieni poteri e che il prolungamento dell’emergenza fino a ottobre sia semplicemente ossigeno per un potere asfittico, significa che il governo non è alla frutta  ma, da piemontese, al caffè e al “pusacafè”. Basterà la probabile crisi economica che troveremo da settembre, insieme ai risultati delle elezioni regionali e comunali, a spingere il governo alle dimissioni? Ci sarà lo scontro tra il PD e i 5Stelle, che condividono ben poche idee? Il presidente Mattarella, così prudente nelle sue dichiarazioni, dirà finalmente qualcosa che corrisponda al sentire di buona parte degli Italiani e parlerà di elezioni politiche?  Fin quando dovremo sopportare questa accozzaglia di dilettanti allo sbaraglio (dell’Italia) e di apprendisti stregoni?