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Da “La Lettura”, supplemento del Corriere della Sera (2 agosto 2020) apprendo che in un documento del Febbraio scorso “l’ONU contesta l’interdizione delle donne da ruoli di potere nei diritti religiosi”. La frase (singolarmente mal scritta) rimanda a un documento che non sono riuscito a trovare in rete. Magari qualche amico del “Pannunzio” è stato più bravo di me, e può chiarire. Il mio quesito: la contestazione riguarda solo le Chiese o anche le Sette? Nel secondo caso, quale è il criterio di distinzione tra le une e le altre? Forse la dimensione?  Per esempio il discorso vale anche per gli Avventisti del Settimo Giorno, i Testimoni di Geova, i Davidiani? Se il precetto che discrimina le donne ha origine sopra-umana, si configura forse per l’ONU un atteggiamento di sacro-fobia? Il problema non è di piccolo momento. C’è di mezzo la natura del Sacerdozio. E sono uomini anche gli Ayatollah e i Grandi Imam. Naturalmente la discriminazione dovrebbe essere condannata anche se colpisce gli uomini. Io per esempio appartengo alla Chiesa delle Vergini di Gondvana, e sono frustrato perché non posso diventare vescovo.  Ho già chiesto lumi ad un amico più competente, ma la risposta (“l’ONU ha tempo da perdere”) non mi ha soddisfatto  –  Rosalino Sacchi