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C’è stato un lungo periodo in cui ho condiviso un’amicizia con Francesco Forte , economista e politico , mancato il primo giorno del  2022 all’età di 92 anni. Frequentò per parecchi anni il Centro Pannunzio, partecipando alle sue iniziative. Fu proprio un ricordo di Einaudi, di cui fu successore nella cattedra a Scienza delle Finanze all’Ateneo torinese, a “sdoganare” il suo nome dopo anni di silenzio e di isolamento in seguito alle vicende giudiziarie in cui venne coinvolto come sottosegretario agli aiuti al terzo mondo per una storia non edificante, mai definitivamente  chiarita, in Somalia. Non credo che Forte avesse delle colpe e dopo vari linciaggi mediatici uscì da quella storiaccia  che gli stroncò la carriera prima ancora del crollo di Craxi e del PSI nelle cui liste fu eletto più volte  deputato e senatore. Forte, anche durante il periodo in cui fu ministro, tenne sempre sulla guida telefonica il nome con indirizzo e telefono. Una vera eccezione per un potente. Lo invitai a ricordare insieme a Zanone e Marcello Gallo, Norberto Bobbio, un ricordo che non piacque ad una parte della famiglia del filosofo. Forte si considerava un socialista liberale ed aveva militato per molto tempo nel Psdi di Saragat,  che non seppe valorizzare il professore perché invaso  dai ras delle tessere e delle clientele alla Magliano e Nicolazzi. Furono necessari l’unificazione socialista e Craxi per portare Forte in Parlamento e al governo dove ricoprì per breve periodo la carica di ministro delle Finanze, subentrando a Rino Formica. Forte era stato nella sua giovinezza  collaboratore di Ezio Vanoni e di quell’esperienza aveva fatto tesoro. Nel Forte socialista io non avevo mai visto elementi liberali di spicco, se si eccettua il passaggio repentino  da “La Stampa“ al “Giornale“ che durante la tempesta giudiziaria lo sospese da collaboratore. E’ nel Forte successivo alla caduta politica che emersero elementi, più che liberali, sempre decisamente conservatori. Emblematico è il comitato “Edgardo Sogno“ di cui fu presidente, una scelta appassionata ed acritica che mal si conciliava con il suo passato. Sogno, da eroico partigiano nella Resistenza, era giunto ad una deriva molto vicina al Msi. Forte  era un uomo di immensa intelligenza e cultura e quella virata a destra rese incomprensibile la sua linea politica. Collaborammo insieme al Dizionario del liberalismo dell’amico Grassi Orsini ma proprio durante la presentazione torinese ci fu un episodio che mi portò a rompere ogni rapporto con lui. Fui dispiaciuto di quell’episodio causato da un suo collaboratore da cui non prese le distanze e che portò Grassi Orsini a minacciare un’azione legale. Da quel momento non seguii più i suoi scritti che contenevano, malgrado la tarda età, sempre qualcosa di interessante e non lessi neppure la sua autobiografia. Ci fu chi per denigrare il professore, parlò del suo eccessivo amore per il Dolcetto Einaudi, che in effetti prediligeva, un’accusa che perseguitò anche Saragat. Lo sono stato decine di volte a pranzo con lui ed ammirai sempre la lucida sobrietà dei suoi discorsi malgrado le bevute. Una voce messa in giro per screditare un grande studioso prestato alla politica. Nenni diceva che chi da giovane non è rivoluzionario, da vecchio è destinato a diventare reazionario . Forte che da giovane era un riformista in anni di estremismi ideologici, era forse destinato a virare verso destra con l’arrivo di Berlusconi, ma neppure quest’ultimo lo ricandidò, preferendogli i signor nessuno. Resta la sua testimonianza di studioso di razza che ha saputo mantenere sempre una certa indipendenza rispetto all’impegno politico. In questo consiste il suo liberalismo.