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La scarsa affluenza alle urne quale verificatasi in Italia nelle ultime elezioni amministrative, appena conclusesi, ha riportato in campo la questione della crisi della democrazia, ed in particolare il fenomeno specifico della crisi dei partiti. Senza che con ciò sia stata considerata la tragica vicenda de qua disputatur sotto il profilo storico, partendo dagli anni della nascita senz’altro della democrazia italiana, vale a dire, dagli anni dell’ultimo dopoguerra. Fu allora che la caduta del fascismo -del quale tuttavia non sono totalmente scomparse tristi propaggini- portò una classe politica costituitasi nell’euforia del successo antifascista, a dare al Paese una costituzione democratica. In tale carta costituzionale di forte ispirazione politica e frutto di nobile sapienza giuridica, si diedero tuttavia, relativamente ad alcuni problemi risposte insufficienti, le quali partivano da sicurezze sul futuro democratico non accompagnate dalla garanzia di inquadramenti giuridici e di sistema che valessero a far valere le alte ma talvolta generiche formulazioni di principio. Per quanto riguarda i partiti politici si perse senz’altro l’occasione di costituzionalizzare i partiti, limitandosi a prevederne l’esistenza e ad esigere ch’essi seguissero un ”metodo democratico”. rimettendo ogni specifico problema alla legislazione ordinaria. Quasi che questa non fosse opera dei regimi di volta in volta elettoralmente vincenti e non provocasse nulla più che normative di pratico interesse dei partiti politici al potere. Ben più concrete saranno in materia le formulazioni  delle costituzione tedesca, la quale, richiamata l’esigenza che“ l’ordinamento interno dei partiti deve essere  conforme ai principi fondamentali della democrazia” (art.21), impone poi controlli  (debbono  “fornire pubblico rendiconto della utilizzazione dei loro mezzi finanziari e dei loro beni” ) . Ed impone un controllo della esistenza del predetto metodo democratico per quanto attiene la democraticità delle elezioni interne dei partiti, e  e della frequenza di loro congressi nazionali e regionali. La Costituzione italiana ha invece dato per scontata  l’applicazione da parte dei partiti dei principi democratici, lasciando così campo aperto alla natura clientelare dei partiti. Ciò che i partiti sono divenuti in Italia, ha naturalmente provocato una crisi di credibilità della democrazia che è in realtà una crisi dei partiti. Ho rilevato nel mio recente libro “Crisi della democrazia e populismo sovranista” (ed. Angeli) che sono venute così “prosperando forme di investimento elettorale antipartitico, affidate ad improvvisate organizzazioni antidemocratiche”. E dunque. Crisi dei partiti,  minacciata fine dei partiti, nascita di movimenti di non appiglio ai principi democratici. Ma non senz’altro  crisi della democrazia. La quale è albero di forti e profonde radici entro l’anima della umana giustizia in un contesto popolare che sempre riesce a rigenerarsi.