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Come ogni anno, durante la settimana di Sanremo si scatenano le polemiche su quanto guadagnano il direttore artistico di turno e gli ospiti, quest’anno nella fattispecie l’Amadeus nazionale: pare 600.000€. Mamma mia che vergogna!!! Ecco che si sollevano i cori scandalizzati dei soliti perbenisti-qualunquisti-soloiofaccioillavoroingiustamenteretribuito-dobbiamoesseretuttipoveriesfigati-ci sonoaltricapacichecostanomeno-dateliamechetantolisonocapacitutti, che inneggiano al ritorno della TV pubblica anni ’60, così ci mettiamo dentro i maschi en travesti, omosex e tatuati blasfemi, con le Kessler in calzamaglia nera e i conduttori contrattualizzati al minimo possibile. Ma perché, dico io, basta con i commenti da bar e senza una riflessione economico-commerciale! Esiste una cosa chiamata marketing, che lavora sull’individuazione dei bisogni dei potenziali compratori (gli spettatori sono compratori di servizi, pagano un canone annuo), rispondendo con la fornitura di prodotti ad hoc, che per Sanremo avviene attraverso il Servizio Pubblico, con la messa in onda di un festival canoro. Poiché io non sono nessuno in questo campo e dico la mia come un qualunque altro cittadino, porto a sostegno della mia opinione, chi di autorevolezza ne ha senza dubbio più di me: il quotidiano “il sole 24 ore”, che attraverso un capace e obiettivo giornalista, analizza costi e ricavi della kermesse canora. Non so se alle categorie prima citate i dati faranno piacere ma sarà interessante riportarli e stupire. Intanto produrre un festival di cinque serate come Sanremo costa molto e richiede un’organizzazione pantagruelica, fatta sì di vip ma soprattutto di maestranze specializzate, che compongono schiere di parrucchieri, truccatori, costumisti, cameramen, sonici, tecnici luci etc. etc., a questo aggiungiamo il costo degli alberghi e dei pasti, l’affitto dell’Ariston, per il quale il Comune di Sanremo chiede 5 milioni di euro e i “rimborsi spese”” per i cantanti (48.000€ ciascuno), le guest star che percepiranno tra i 25.000 euro della Muti e i 100.000€ circa dei Maneskin. Insomma per farla breve, il costo complessivo di Sanremo 2022 sarà di circa 17 milioni di euro. Riporto la frase di Riccardo Pirrone, il giornalista del “il sole 24 ore”: “Vi starete chiedendo se vale la pena di spendere tutti questi soldi per vedere Achille Lauro farsi il battesimo in Tv. Tranquilli, me lo sono chiesto anche io ma ho le risposte”. E la risposta incredibile è: SI e vi argomento il perché. Gli introiti della TV di Stato derivano per circa i 2/3 dal pagamento del canone e il rimanente terzo delle entrate pubblicitarie, che come noto, arrivano se il programma in oggetto è capace di attirare gli spettatori e di conseguenza gli inserzionisti ed il Festival di Sanremo non ha rivali in proposito, contribuendo per il 5% alla raccolta pubblicitaria dell’intero anno. Nel 2021 ha abbassato il disastroso disavanzo RAI per 38 milioni di euro, che se la matematica non è un’opinione, corrispondono al doppio dei costi sostenuti per il festival. Il motivo per cui gli inserzionisti pagano cifre alte -uno spot da 30 secondi può costare fino a 370.000 euro ogni singolo passaggio e una telepromozione con Amadeus protagonista, quota 440 mila euro- è che Sanremo offre una platea televisiva vastissima, uno spazio web e social molto ben gestito ed enorme grazie a Rai Play e YouTube –parliamo di 30 milioni di interazioni online e 72 milioni di visualizzazioni web nel 2021-. Gli share di quest’anno sono da brividi: la prima serata di martedì 1 febbraio ha avuto 10.911.000 spettatori e ha raggiunto il 54% di share, quella di venerdì 4 con le cover dei brani famosi, ha visto attaccati alle poltrone 11 milioni 378 mila appassionati, pari al 60.5%. di share, numeri che non si vedevano dal 1997. La raccolta pubblicitaria non solo pagherà anche quest’anno i costi, ma provocherà di sicuro un aumento dei costi degli spazi per la prossima edizione, che spero vivamente venga riaffidata ad un professionale e capace Amadeus, che ha saputo traghettare ai tempi giusti di questo presente un festival in linea con i gusti diversi e a volte difficili dei suoi spettatori. Perché invidiare un professionista che in quarant’anni di gavetta prima, radio nel mezzo e televisione poi, ha raggiunto il Gotha degli ascolti e del gradimento di pubblico? La sua colpa allora è quella di esserci riuscito e noi no? Sono certa che se nei nostri rispettivi mestieri siamo bravi e conquistiamo la fiducia del collega, del capo, dei clienti o dei pazienti, anche noi veniamo ricompensati, allora perché essere gelosi? Perché ripartire ogni anno con le polemiche trite e ritrite, infarcite dei soliti: “la gente sta male per la crisi e la pandemia e loro sperperano danaro pubblico” –  “indecente che un saltimbanco prenda tutti quei soldi, neppure fosse un cardiochirurgo” – “ secondo me gli manca tutto: non è bravo, non è bello, non è simpatico e non è nemmeno particolarmente un esempio come essere umano. Sono sicuro che ci siano in giro persone che potrebbero presentare il festival infinitamente meglio sotto tutti i punti di vista e quasi gratis”. Questo è un festival si, delle ovvietà però. Ribadisco che chiunque sia in grado di incollare oltre 11 milioni di cristiani allo schermo merita anche di più. Io lo trovo super professionale, educato, equilibrato, capace, mai fuori contesto o volgare, simpatico e sempre a suo agio, geniale nel leggere mode e personaggi, invitandoli al suo fianco. Ricordo inoltre che il direttore artistico da l’impronta a tutto nel festival: sceglie le canzoni, gli ospiti e gli argomenti, mi sembra che le sue intuizioni in questi tre anni lo abbiano premiato. Per me uno così è vincente e si merita l’1% dei ricavi pubblicitari come cachet, fine! Critici seriali e banali fatevene una ragione e rinnovate per la prossima edizione il parco veleni e critiche, queste ormai sono fané, nonché depassé, che fa pure rima.