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In alcuni luoghi di Torino, e ancora di più per l’atmosfera natalizia, il tempo sembra essersi fermato ad un’epoca di carrozze e cavalli, un tempo dove tutto sembrava scorrere più lento nonostante i grandi cambiamenti storici che stavano avvenendo. È proprio questa l’atmosfera che si respira nei caffè storici della città di Torino, gli antichi locali ottocenteschi dove poter assaporare le delizie tipiche del capoluogo piemontese. Contraddistinti da un fascino ed un’eleganza senza tempo, i caffè storici sono senza dubbio una tappa obbligata per chi visita la città, ma anche per chi la conosce bene. Potrete gustare al loro interno, tra specchi antichi, boiserie, tappezzerie di raso, eleganti candelieri e piatti di porcellana, le specialità della città e fare un piccolo viaggio nel tempo anche solo per qualche ora.

Caffè Confetteria Al Bicerin

Aperto dal 1793, il Bicerin era il caffè prediletto da Camillo Benso Conte di Cavour. La sua specialità è ovviamente il famoso bicerin, tipica bevanda calda torinese a base di caffè, cioccolata e crema di latte, di cui il locale detiene (gelosamente) la ricetta originale. Il caffè preferito da Camillo Benso Conte di Cavour è aperto fin dal 1763. In quell’anno, l’acquacedratario (venditore di acqua cedrata) Giuseppe Dentis aprì il piccolo locale in piazza della Consolata dove, oltre alle classiche bevande dell’epoca come la limonata e la cedrata, vendeva alcune delizie esotiche come il caffè, cioccolata e tè. All’epoca si trattava ancora di un modesto locale, ma a metà Ottocento fu arricchito da tavoli in legno e marmo, boiseries di legno decorate da specchi, vetrinette, colonnine e capitelli. In questa rinnovata ed elegante atmosfera nasce una delle bevanda simbolo del capoluogo piemontese, il Bicerin. All’inizio il rito del bicerin prevedeva che i tre ingredienti fossero serviti separatamente, ma già nell’Ottocento vengono riuniti in un unico bicchiere e declinati in tre varianti: pur e fiur (simile all’attuale cappuccino), pur e barba (caffè e cioccolato), e quella servita ancora oggi ‘n poc ‘d tut (ovvero “un po’ di tutto”) con tutti e tre gli ingredienti. Il Caffè Al Bicerin custodisce la ricetta segreta dell’originale bicerin. Oltre al Conte di Cavour, il locale ebbe tra i suoi clienti personaggi come Dumas, Puccini, Nietzsche, Calvino e Gozzano.

 Indirizzo: Piazza della Consolata, 5 – 10122 Torino

Caffè Gelateria Fiorio

Fiorio, aperto nel lontano 1780, è un altro dei caffè storici che si trova nel centro di Torino, sotto i portici di via Po. Per tanto tempo è stato il locale della nobiltà sabauda, chiamato anche il caffè dei “codini” e dei “Machiavelli” per i vestiti e per le discussioni che vi si tenevano. La sua specialità è sicuramente il gelato, al gianduia in particolare. Nel 1780 apre, nella Contrada Po (antico nome di via Po), il Caffè Fiorio fin da subito frequentato da aristocratici e alti ufficiali. Tale frequentazione altolocata valse al Caffè Fiorio il soprannome di “Caffè dei Machiavelli” o “Caffè dei Codini”. Tra i suoi frequentatori ci furono Urbano Rattazzi, Massimo D’Azeglio, Camillo Benso Conte di Cavour, Giacinto Provana di Collegno, Cesare Balbo, Giovanni Prati, Santorre di Santarosa e anche Carlo Alberto. In questo locale nacque anche il cono gelato da passeggio. Salottino aristocratico ed emblema della vita cittadina in cui si sono incrociate grandi personalità. Il Caffè Fiorio era ed è tutt’ora uno dei simboli della Torino sabauda di madame, intellettuali e nobili, noto per i suoi gelati, che conservano il segreto della stessa ricetta secolare che li fece amare da Nietzsche, e la sua cioccolata in tazza – che qui è un’esperienza sensoriale a 360 gradi.

Indirizzo: Via Po 8, 10123 Torino

Caffè San Carlo

Uno dei luoghi di incontro degli intellettuali del Risorgimento, il caffè storico San Carlo, situato nei pressi dell’omonima piazza, è famoso soprattutto per le sue pregiate miscele di caffè. L’ambiente è sfarzoso, arredato con stucchi, statue e marmi pregiati. Di sera si trasforma in ristorante. Nel Salotto di Torino dal 1822 è aperto il Caffè San Carlo, originariamente chiamato Caffè di Piazza d’Armi poiché la piazza svolse quella funzione fino al 1817. Al contrario del Caffè Fiorio dove si riuniva la Torino conservatrice, il Caffè San Carlo fu presto uno dei più famosi ritrovi di intellettuali e patrioti di tutta la stagione del Risorgimento. Proprio per questo motivo fu chiuso più volte dall’autorità cittadina per sospetta attività sovversiva. Tra i suoi frequentatori più assidui c’erano Giovanni Giolitti, Francesco Crispi, Alexandre Dumas (figlio), Antonio Gramsci e l’ammiraglio Cagni che, insieme al Duca degli Abruzzi Luigi Amedeo di Savoia-Aosta, qui progettò nel 1899 la spedizione in Antartide con la nave Stella Polare. Nel ‘900 prese il nome di Caffè San Carlo e continuò ad essere un importante ritrovo per intellettuali e artisti dell’epoca come Benedetto Croce, Edmondo De Amicis, Luigi Einaudi, Piero Gobetti e Felice Casorati. Al Caffè San Carlo si respira un glorioso passato. Antico punto di ritrovo di intellettuali, poeti, politici e avventurieri, dove Dumas ha assaggiato il suo primo bicerin, il Duca degli Abruzzi ha progettato la spedizione in Antartide e Gramsci ha deciso di fondare l’Ordine Nuovo. Purtroppo è stato chiuso e al suo posto aprirà un ristorante. Indirizzo: Piazza San Carlo, 156 – 10123 Torino

Pasticceria Confetteria Stratta

Rimaniamo in piazza San Carlo che, fin dal 1836, ospita un altro dei più antichi bar di Torino. Stiamo parlando della Pasticceria Confetteria Stratta. Il locale fu aperto dalla ditta “Reina e Stratta pasticceri”, attiva dal 1858, come vetrina delle proprie creazioni dolciarie. Fu uno dei primi negozi ad avere l’installazione dell’illuminazione a gas all’esterno. Divenuto presto un importante punto di ritrovo della borghesia e della nobiltà torinese, da Stratta era possibile trovare insieme alla pasticceria anche vini scelti e la loro vasta produzione di cioccolato. Stratta è una storica confetteria con tanto di stemma di fornitore della Real Casa, situata nel pieno centro della capitale sabauda, all’ombra dei maestosi e fieri portici di Piazza San Carlo dal 1836. Un universo di colori e delizie che ingolosiscono palato e vista di adulti e bambini: confetteria, gelatine di frutta, fiori canditi cristallizzati, bonbons della nonna, caramelle e piccola pasticceria.

Indirizzo: piazza San Carlo, 191 – 10121 Torino

Caffè confetteria Baratti & Milano

Ubicato tra la Galleria Subalpina e Piazza Castello, il caffè confetteria Baratti & Milano di Torino è aperto dal 1875 ed il suo successo fu tale da diventare il fornitore della Casa Reale. migliori cioccolate calde di Torino. Situato nella bellissima Galleria Subalpina, il caffè storico Baratti & Milano ha festeggiato nel 2018 i suoi 150 anni di attività. Il locale fu aperto nel 1958 in via Dora Grossa 43 per poi trasferirsi nella sua attuale dimora nel 1875. Lo storico bar torinese deve il suo nome ai due confettieri canavesani Ferdinando Baratti ed Edoardo Milano. Qui, il signor Baratti creò il primo cremino della storia che ben presto diventò, insieme al gianduiotto, uno dei cioccolati più famosi e apprezzati di Torino e d’Italia. Il locale diventò presto luogo di ritrovo di intellettuali e della borghesia cittadina diventando talmente tanto importante da ricevere la qualifica di “Azienda fornitrice ufficiale della Real Casa”. 1875, Baratti & Milano trova dimora in piazza Castello con le vetrine che affacciano sulla maestosa Galleria Subalpina. Tutto rivestito in legno e marmi, è uno dei luoghi che trasudano eleganza e nobiltà della città. Baratti & Milano è famoso per: cioccolato, gianduiotti, cremini e per aver ricevuto lo stemma di fornitore dalla Real Casa Savoia.

 Indirizzo: Piazza Castello, 29 – 10123 Torino
 

Caffè Torino

Un po’ più recente rispetto agli altri locali storici, il Caffè Torino fu inaugurato agli inizi del Novecento. Anche qui in un’atmosfera di altri tempi, tra marmi pregiati e lampadari sontuosi, potrete gustare alcune delle tradizionali delizie torinesi come ad esempio i gianduiotti. La fama di Caffè Torino si dilunga da oltre un secolo. Qui, ci si concede coccole per il palato, sorseggiando del buon caffè o l’immancabile cioccolata in tazza, mentre si è circondati da dettagli liberty. Ideale per colazioni e merende, pranzi e aperitivi, all’insegna della grande tradizione gastronomica piemontese.

Indirizzo: Piazza San Carlo, 204 – 10121 Torino

Caffè Mulassano

Situato nei pressi di Piazza Castello, il Caffè Mulassano di Torino, aperto nel 1907, fu ritrovo abituale della nobiltà torinese, ma anche degli artisti del Teatro Regio, poco distante. Tra gli splendidi specchi, i tavoli in marmo e le tante decorazioni potrete gustare un tramezzino, la specialità del locale dove questa pietanza è tra l’altro nata. Leggende narrano che Angela e Onorino Nebiolo, per ridare vigore agli affari del locale, cercarono nuove proposte da accompagnare all’aperitivo e che, a tal proposito, si fossero portati da oltreoceano una macchina particolare in grado di tostare il pane: è così che ha fatto la sua prima apparizione torinese il tramezzino. Il Caffè Mulassano è l’ideale per uno spuntino di metà giornata, con uno dei suoi cavalli di battaglia, ça va sans dire.

 Indirizzo: Piazza Castello, 15 – 10123 Torino

Caffè Platti

Affezionati clienti del caffè Platti di Torino, aperto fin dal 1870, furono Luigi Einaudi e Cesare Pavese. Ancora un ambiente ottocentesco per questo locale storico e tante specialità torinesi tra cui spiccano le paste di meliga e ovviamente i gianduiotti. Il Caffè Platti di Torino è aperto sin dalla seconda metà dell’Ottocento. Più precisamente fu aperto nel 1870 come liquoreria Principe Umberto e nel 1890 venne poi rilevato da Ernesto e Pietro Platti. Nei suoi quasi 150 anni di storia, il Caffè Platti le preziose sale in stile barocco e in art decò hanno ospitato importanti personalità come Luigi Einaudi, Natalia Ginzburg e Cesare Pavese. Istituzione torinese dal 1875, un bar storico che ha visto avvicendarsi i protagonisti della miglior borghesia, tra cui Luigi Einaudi, Giovanni Agnelli e Cesare Pavese. I croissant sono delle vere e proprie star, così come tutti i lievitati di produzione propria. Altrettanto invitanti sono i mignon sfornati dalle mani del maestro Luciano Stillitano: sublime delicatezze da godersi in un’atmosfera d’altri tempi. Il Caffè Platti è un ottimo indirizzo anche per un aperitivo, un pranzo o una cena. Anno di fondazione? 1875. Posizione? Corso Vittorio Emanuele. Platti non si trova in zona centrale, è più nascosto ma ciò non toglie l’eleganza e la bellezza di questo locale. Molti i personaggi celebri passati qui: Giulio Einaudi, Cesare Pavese, il senatore Agnelli e Natalia Ginzburg. Sapete che forse in queste sale è nata l’idea di fondare la squadra Juventus?

Indirizzo: Corso Vittorio Emanuele II, 72 – 10121 Torino

Caffè Elena

Affacciata sotto i portici di piazza Vittorio Veneto, questa storica e vivacissima caffetteria molto frequentata dai torinesi – un tempo il bar preferito dallo scrittore Cesare Pavese, ha conservato immutati arredamento e l’atmosfera discreta del primo Novecento. L’insegna della ditta Carpano dipinta su vetro nella lunetta della sovrapporta dell’ingresso è un omaggio al suo fondatore Giuseppe Carpano che qui, tra il 1899 e il 1902, mise a punto la ricetta del suo vermouth, elisir di vino bianco ed erbe inventato a Torino nel 1786. Il locale si apre nel sottoportico con due accessi a portale in marmo rosa che incorniciano i lineari serramenti in legno rischiarati da lampioni a parete. L’insegna del caffè Elena è composta da lettere applicate direttamente sulla parete dell’edificio. Gli arredi interni risalgono a fine Ottocento-primo Novecento. Il solenne bancone dal rosone scolpito al centro, forse della ditta Strola, proviene dal Caffè Nazionale di via Po; attualmente risulta modificato in corrispondenza del passaggio al retro. A destra dell’ingresso si apre una calda saletta con boiseries a semplici pannelli rettangolari, specchi, due dipinti di G.M. Bertagna, tavolini dal piano in breccia rossa, sedie e poltroncine d’epoca. In un tavolino appartato, negli anni ’30, due giovani Gobetti e Gramsci erano soliti discutere animatamente di politica, tra un bicchiere di rosso, accompagnato da acciughe al verde e tomini. È qui che Giuseppe Carpano fra il 1889 e il 1902 perfezionò la formula del vermouth, l’elisir di vino bianco ed erbe che nel Settecento il suo avo Antonio Benedetto contribuì a rendere popolare. Ed è sempre fra le sue boiserie, gli specchi e i dipinti che era solito soffermarsi, osservare e scrivere Cesare Pavese. Quello del Caffè Elena è un piccolo grande pezzo di storia della città e in questi giorni l’elegante locale di piazza Vittorio Veneto, al numero 5, si prepara a festeggiare i 130 anni dalla sua nascita. Lo farà per tutta la giornata di venerdì 20 settembre organizzando master class per bar tender, letture interpretative e musica dal vivo. «Il bar Elena è ancora qua e si trova in buono stato di salute – racconta Fulvio Griffa, uno dei soci che ne rilevò la proprietà nel 2001 –, questa per noi è una soddisfazione nonostante ci costi tanta fatica». Per certi aspetti dentro il tempo si è quasi fermato: i tavoli dal piano in breccia rossa e le sedie sono di fine Ottocento, mentre il bancone a rosoni della ditta Strola risale agli Anni Venti. «Ma non siamo rimasti di sicuro fermi, anzi cerchiamo sempre di rinnovarci» dice Griffa. «Un esempio? Sei anni fa siamo stati fra i primi a decidere di abolire l’apericena, proprio nel momento in cui andava più di moda, preferendo invece puntare sulla qualità. No ai buffet dozzinali, da noi si possono consumare delle tapas accompagnate da un calice di vino». «I caffè storici torinesi si differenziano fra quelli nati prima e dopo l’Unità d’Italia». È lo storico Vincenzo Santangelo a operare questa distinzione. «Quelli nati alla fine dell’Ottocento come Fiorio, il Bicerin o Caffè San Carlo erano residui risorgimentali, dove ad esempio si formarono le primissime organizzazioni politiche» dice. Il Caffè Elena, che oggi compie 130 anni, svolse invece un’altra funzione. «All’epoca per leggere i giornali bisognava andare nei bar, ecco che questo fu uno dei luoghi che contribuì alla formazione dell’opinione pubblica».