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Per le nostre esauste finanze pubbliche ci mancava solo più il COVID 19 ! Credo che questo sia il pensiero condiviso da moltissimi italiani. Il nostro debito già superava il 130% del PIL nel 2019 ed era il secondo debito pubblico dell’UE, superati in questa disonorevole classifica solo dalla Grecia. Al 30 aprile 2020 il debito ammontava a 2.467 MLD di euro, pari a circa 40.000 euro per ogni cittadino italiano, neonati inclusi. Si prevede poi che nei prossimi mesi possa raggiungere, in relazione al PIL, il 150% e forse anche superare tale preoccupante livello , a causa delle maggiori spese determinate dalla pandemia. Anche perché il PIL , sempre causa pandemia, dovrebbe diminuire di circa il 10% nel corso del 2020. Con un rapporto debito/PIL superiore al 150% i mercati come reagiranno? Gli investitori internazionali compreranno ancora i nostri titoli di stato? Questa è la domanda che non fa dormire i responsabili della nostra finanza pubblica, ben sapendo che oltre il 36% del debito pubblico italiano è in mani estere (banche, assicurazioni fondi comuni, privati). Certo la BCE ci sta dando  – e ci ha dato specie con la gestione Draghi – una grossa mano acquistando i nostri titoli. Ma non è una soluzione che possa durare nel tempo, anche per l’opposizione dei banchieri centrali e dei governi di altri paesi europei.

Allora ? Occorre quindi che l’Italia si arrangi anche da sola, a parte quanto arriverà e come arriverà da Bruxelles. Ma per riuscire occorre per il Tesoro compiere una doppia operazione: da un lato raccogliere capitali senza che il debito cresca ancora e contemporaneamente ridurre lo spaventoso debito esistente , vendendo beni dello Stato.

Il modo di raccogliere nuovi capitali senza far crescere il debito lo ha indicato Paolo Savona, Presidente della Consob: emettere titoli di stato irredimibili o perpetui che dir si voglia.

Sono titoli senza scadenza o con durata lunghissima di 80 o 100 anni e per questo non possono essere considerati debito. Ma durante la loro vita rendono abbastanza da far recuperare anche il capitale investito dai sottoscrittori. Sono stati definiti titoli di guerra .L’Italia li emise nel 1935 per finanziare la guerra in Etiopia , il Regno Unito li emise per finanziare il primo conflitto mondiale.

Altri paesi li hanno emessi ; da ultimo l‘Austria. Ci sono sottoscrittori ideali per tale tipologia di titoli: per esempio gli istituti previdenziali che hanno bisogno di reddito garantito per lungo tempo. Questi titoli vengono quotati ed hanno quindi un valore  in base a quanto rendono; chi ha bisogno di venderli può farlo sul mercato, perché c’è sempre qualcuno che ha interesse a comprarli se il rendimento è buono. Inoltre lo Stato può concedere a questi titoli vantaggi fiscali. Insomma la proposta di Savona mi sembra qualcosa da non trascurare per consentire al Tesoro di raccogliere capitali senza far aumentare il debito. E sarebbe anche un modo ulteriore per convogliare l’ingente risparmio privato degli italiani verso il sistema produttivo del Paese. Per esempio emettendo titoli irredimibili connessi al finanziamento delle grandi opere, concedendo altresì ai sottoscrittori una compartecipazione al reddito che le stesse generano. Ma ciò non è sufficiente. Bisogna che la montagna del debito , ancora aumentato per COVID 19, sia assolutamente ridotta, perché diversamente lo spread salirà sempre più, fino a far saltare i conti dello Stato. Bisogna quindi dimostrare ai mercati che si ha la capacità e la volontà di tagliare l’enorme debito. Lo Stato deve fare come una qualunque famiglia che ha molti debiti, ma anche un patrimonio alienabile. Nel passato lo Stato ha trasferito agli enti locali immobili per 400 MLD ; questi possono essere conferiti a fondi immobiliari offrendo quote ai privati o a società che pagheranno queste quote immobiliari con BTP che lo Stato poi annullerebbe, diminuendo in tal modo il debito pubblico. Quindi una doppia manovra: raccolta di nuovi capitali senza aumentare il debito e taglio del debito esistente mediante fondi immobiliari. Avremmo capitali freschi per nuove opere pubbliche di cui siamo drammaticamente carenti e, abbattendo il debito esistente e di conseguenza lo spread, lo Stato pagherebbe minori interessi e, soprattutto, metterebbe in sicurezza la finanza pubblica. Tutto ciò senza patrimoniali di cui qualcuno vocifera e dunque senza colpire il risparmio privato. Ovviamente tocca alla politica assumere certe decisioni.

Ritengo però che questi argomenti  non parlino alla pancia delle masse e dunque i populisti nostrani che vanno per la maggiore, sia al governo che all’opposizione, non siano interessati ad approfondire il discorso…….purtroppo !