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Il ruolo della Russia nella vittoria di Erdogan, di Adele Piazza

Oggi

Terzo mandato per Recep Tayyip Erdogan, che ha vinto nuovamente le elezioni presidenziali in Turchia. Erdogan, a conclusione dello scrutinio dei voti del ballottaggio, ha ottenuto il 52,1% delle preferenze contro il 47,9% dello sfidante Kemal Kilicdaroglu. Il leader turco si assicura in questo modo il potere per altri 5 anni, fino al 2028. Lo sfidante Kılıçdaroğlu pur ottenendo un buon risultato, ha sentito la mancanza, per vincere, del voto nelle province densamente popolate dai curdi. Ma mai un candidato dell’opposizione si era così avvicinato al livello del consenso dell’uomo forte della Turchia.

Erdogan ha vinto anche perché Russia, Arabia Saudita, Emirati Arabi e Qatar hanno riempito di miliardi di dollari la sua banca centrale, consentendole di reggere l’urto del disastro economico e delle mance elettorali che il presidente ha profuso sino all’ultimo minuto, soprattuto durante il ballottaggio.

Evidentemente il rieletto Presidente turco gode di tanti estimatori geopolitici e “amici” interessati in giro per il mondo. Erdogan, rimane di fatto la via privilegiata, della sottrazione di peso di efficacia alle sanzioni occidentali alla Russia che ha aggredito l’Ucraina. al di là della cooperazione energetica ed economica, nell’ultimo decennio ad accomunare Turchia e Russia ha contribuito anche una affinità di vedute tra le due leadership tanto sul piano politico quanto sull’evoluzione del sistema internazionale. La Russia è il primo fornitore di gas della Turchia, coprendo il 33% del totale, il suo terzo partner commerciale (dopo Germania e Cina) con un interscambio del valore di 34,7 miliardi di dollari nel 2021 nonché il primo Paese per presenze turistiche nella penisola anatolica, assicurando il 19% del totale dei turisti nell’ultimo anno.

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan condivide infatti con il Presidente Vladimir Putin non solo una gestione autoritaria del potere, ancora più evidente in Turchia dopo l’introduzione del presidenzialismo nel 2018, ma anche l’idea di una transizione a un ordine mondiale multipolare come alternativa all’unipolarismo statunitense degli ultimi trent’anni. Sul piano ideologico, in Russia e Turchia, emerge un certo risentimento nei confronti dell’Occidente, che ha sempre fatto da collante nelle relazioni tra Ankara e Mosca. Un feeling ancora più evidente in seguito al tentativo di colpo di stato ai danni del presidente turco nel luglio del 2016. In quell’occasione all’immediato sostegno di Putin non vi è stato un altrettanto pronto supporto da parte degli Stati Uniti e dei Paesi europei.

Erdogan è da tempo convinto che l’inflazione sia causata dagli alti tassi di interesse che aumentano il costo del prestito e della produzione. Ha per questo messo sotto il suo controllo la Banca centrale e ha perseguito in modo aggressivo riduzioni del suo tasso di riferimento, in diretta contraddizione con i princìpi economici tradizionali. Ciò che spinge il leader turco ad agire rivoluzionando il paradigma della politica economica consolidata, propria delle economie di mercato, è il fatto che tassi più alti metterebbero in pericolo ciò di cui ha più bisogno per assicurarsi il sostegno dell’imprenditoria a lui vicina da cui trae nutrimento il suo partito, vale a dire un’economia vivace che attragga investimenti esteri. Ma il persistente tasso di interesse reale negativo sta attivando una fuga dei risparmi in lira turca verso le valute estere. E stiamo assistendo alla crescente dollarizzazione dei conti di risparmio delle famiglie, dei proprietari e delle imprese.Attualmente la Turchia non è parte dell’Unione europea. I negoziati di annessione sono stati di fatto congelati nel 2018 quando alcuni leader hanno definito preoccupante il “regresso del paese sullo stato di diritto e sui diritti fondamentali”. Una Turchia allineata con la Russia, con la Cina e altri Paesi dell’est rimane distante dall’attuale mondo occidentale. Un Paese che è innegabilmente un tassello, a volte scomodo ma indispensabile, dello scacchiere geopolitico odierno.

L’inflazione e la crisi economica e la devastazione del terremoto sono le emergenze di un Paese dove i giovani soprattutto sono proiettati verso un mondo non più ancorato a stereotipi arcaici e conservatori. Un Paese che festeggia, nel 2023, i cento anni dalla nascita della Repubblica turca.

A dicembre, il presidente turco ha abolito per decreto l’età pensionabile, introducendo una riforma decisamente generosa, che consente a 2,25 milioni di turchi in più di accedere alla pensione. In assenza del limite di età, che prima era di 58 anni per le donne e 60 per gli uomini, chiunque abbia iniziato a lavorare prima di settembre 1999 e abbia maturato tra i 20 e i 25 anni di contributi avrà diritto alla pensione. I requisiti per fuoriuscire dal mondo del lavoro, quindi, da tre sono passati a due.

Il Presidente ha dato un impulso alle elezioni, Erdogan ha tentato di recuperare consenso, dichiarando di voler aumentare ulteriormente (del 45 per cento) il salario minimo degli impiegati del settore pubblico, che era già stato modificato sei mesi fa, in contemporanea con la riforma delle pensioni. A dicembre, l’incremento registrato era stato del 100 per cento rispetto allo stesso periodo del 2022 e aveva portato il salario minimo a 8.500 lire turche, con l’ultima riforma, sale a 15 mila lire. Inoltre ha promesso di non abbandonare la politica dei bassi tassi d’interesse, che secondo le teorie economiche ortodosse, sarebbe la causa della crisi economica turca. E mentre i mercati si preoccupano, la Russia sostiene Erdogan, dichiarando di voler posticipare il pagamento delle forniture di gas. Mosca è venuta in soccorso di Ankara per consentire ad Erdogan di vincere le elezioni. Il sostegno della Russia è iniziato la scorsa estate quando la sua compagnia di energia nucleare di proprietà statale, Rosatom, ha iniziato a trasferire 10 miliardi di dollari alla sua filiale in Turchia che sta costruendo la prima centrale nucleare del paese. Gli oligarchi russi hanno portato denaro in Turchia acquistando palazzi e appartamenti e creando società con partner turchi dopo l’invasione russa dell’Ucraina. Come già detto Mosca, ha posticipato al 2024 il pagamento delle fornitura del gas verso la Turchia per un valore di 600 milioni di dollari.

Non sono misure adeguate in un contesto inflazionistico, perché nel tentativo di attenuare la perdita del potere d’acquisto della popolazione si alimenta l’aumento dei prezzi. La preoccupazione del ministro del Lavoro turco ha stimato il costo del nuovo sistema pensionistico in 100 miliardi di lire turche all’anno. Il paese risulta essere sempre di più vicino a un tracollo, visto che le nuove iniziative non sembrano sostenibili nell’attuale scenario turco.

Ad Erdogan, rieletto, rimane il compito di definire: il ruolo della Turchia nell’alleanza NATO; le sue relazioni con gli Stati Uniti, l’UE e la Russia; la politica migratoria; il ruolo di Ankara nella guerra in Ucraina; la gestione delle tensioni nel Mediterraneo orientale. Obiettivi non semplici , vista la situazione economica molto fragile, con un’inflazione che è sopra il 43% e alla fine del 2022 aveva superato l’80%, toccando i livelli più alti dei precedenti vent’anni, mentre la lira turca ha raggiunto nei giorni scorsi un ennesimo record negativo rispetto al dollaro.

29 Maggio 2023/da user-pannunzio
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