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Una Divina Commedia ubriaca nelle intenzioni del suo autore, una rappresentazione prospettica della vita e della morte, “Sotto il vulcano” non richiama in realtà la forza e la lucidità narrativa del Ghibellin fuggiasco. È tuttavia un libro che rimane nella memoria, che lascia traccia di un’esperienza di vita e di cultura, che dice qualcosa dell’animo umano. E soprattutto, lo dice con uno stile inconfondibile che rimane nella mente e nel cuore. Riecheggiano certe pagine e certe atmosfere di ‘Tender is the night’ di Fitzgerald, qualche passo di ‘Voyage au bout de la nuit’ di Céline. Il vulcano incombente sui destini umani ricorda forse la natura possente e primordiale di ‘Cien anos de soledad’ di Garcia Marquez. È la storia, tra divagazioni e flashback, di un matrimonio in crisi, di un amore ormai impossibile. Un uomo travolto dalla dipendenza dall’alcool e la sua donna, prima fuggita da lui e poi tornata, cercano una volta ancora un’intesa, un’ultima possibilità di condivisione dei loro destini. E scoprono che ormai non hanno più nulla da dirsi, non sanno più comunicare. Storia di un amore disperato, incapace di trovare una sintonia, anche solo di esprimersi. Una solitudine senza rimedio attanaglia i personaggi. Un passato non più recuperabile, un presente di autodistruzione, un futuro senza prospettive. Su tutti domina la minaccia del vulcano, con i suoi incombenti temporali. Una natura lontana, metafora dell’indifferenza del mondo ai destini personali, alle sorti individuali definitive e irredimibili. Ma ciò che più rimane impresso del romanzo è la sua cifra stilistico-formale, una scrittura tumultuosa, spumeggiante, febbrile, folle, ebbra … specchio espressivo della trama, dei personaggi e dell’autore. Corrispondenza sorprendente della storia con il linguaggio, il ritmo, il lessico della narrazione. Pagine e pagine di scrittura palpitante, fremente, a tratti incontrollata, espressione evidente dello stato alterato, ad un tempo, del protagonista e dell’autore. E la storia ‘passa’ più per osmosi stilistica, per empatia, sintonia con l’atmosfera resa dai tempi di scrittura, che non per focalizzazione della trama.