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“Ognuno sta solo
sul cuore della terra
trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera” ( S. Quasimodo)
Affacciandomi alla finestra stasera, ho colto una città immobile e spettrale e mi sono ritornati alla mente i versi di questa celebre poesia di Salvatore Quasimodo. Qui il poeta indica con il termine “ognuno” l’umanità intera, che egli coglie incapace nel comunicare ed esprimere i suoi sentimenti e le sue emozioni, le sue gioie ed i suoi tormenti. L’ “essere solo sul cuore della terra” evidenzia, attraverso una metafora, la convinzione dell’ uomo di essere il centro dell’ universo. In fondo è, poi, la stessa condivisione che ha avuto finora l’individuo della società contemporanea, improntata, appunto, all’ esasperazione dell’ individualismo e dell’egocentrismo. L’umanità ha superato nel corso della storia epidemie terribili, di cui forse la più impressionante è stata la peste nera, che ha devastato l’Europa nel Trecento, uccidendo una buona percentuale della popolazione. Se allora ne seguirono cambiamenti epocali economici, religiosi e geopolitici, ai nostri giorni, una volta che supereremo la tempesta, ne usciremo profondamente cambiati. La scommessa da giocare, secondo me, non è solo quella fondamentale di combattere e vincere il virus, ma di impegnarsi tutti perché questo cambiamento, inevitabile, conduca a valori di maggiore solidarietà, rispetto, umanità.