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Il Castello di Rivoli è tra le più importanti Dimore Sabaude ed  è Patrimonio UNESCO. Fu costruito  come Castello dopo essere stato fortezza con il trattato di Cambrèsis nel 1559  e terminato con l’apporto di importanti architetti barocchi nel corso del 1664. Avversi  eventi tra cui saccheggi dei Francesi e la  seconda guerra mondiale determinarono  ingenti danni alla Reggia. Tra gli anni ’70 ed ’80 ci furono imponenti lavori di ristrutturazione finanziati dalla Regione Piemonte  per merito del Presidente Aldo Viglione che salvò il Castello dalla rovina, non senza polemiche, primo fra tutti Luigi Firpo che da un elzeviro su “La Stampa“ criticò pesantemente  uno sporto, una veranda in acciaio e cristallo sulla facciata verso Torino, oltre ad  opere non consone per colpa degli architetti progettisti del restauro. Negli anni ’80 è diventato uno dei più noti musei d’arte contemporanea,  sempre su iniziativa della Regione Piemonte che è il maggior finanziatore. Dopo mostre  d’avanguardia  spesso  sperimentazioni, quest’ultima, sotto l’egida della   Direttrice americana, ci pare la più assurda e costosa, una celebrazione non di un artista, magari non condivisibile, ma di un critico d’arte, notoriamente con un grande culto della personalità, Achille Bonito  Oliva, di qui  il nome della Mostra ABO. Mi sembra un “leggero” conflitto d’interessi, cioè il Museo d’Arte Contemporanea che celebra, con fondi prevalentemente pubblici, un  noto critico d’arte  contemporanea.