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La settimana scorsa si è fatta notare per avere passato in giudicato Liz Truss e, con lei, il più breve governo nella storia del Regno Unito e accolto l’inizio dell’avventura di un’altra donna sola al comando, la leader conservatrice nel nostro Paese (e scopriremo presto se l’esperienza britannica sarà stata d’insegnamento). Ma il gran finale, peraltro atteso, è andato in scena domenica con la conclusione del ventesimo congresso nazionale del Partito Comunista Cinese (il PCC). La conferma del Leader Supremo, Xi Jinping, al suo terzo mandato di segretario generale, non era certamente in discussione e l’attenzione si è concentrata allora sui toni e sul contenuto dei discorsi e sulla composizione del prossimo Politburo (la vera e propria “cabina di regia” del PCC). Il presidente ha riaffermato che la crescita è il primo obiettivo che il Paese deve perseguire e che il maggiore intralcio al suo raggiungimento è dovuto alle ancora troppo pesanti disuguaglianze esistenti sulla strada della “prosperità comune” (un modello di sviluppo diffuso che impedisca gli arricchimenti di pochi, la corruzione e la speculazione finanziaria). La novità è stata, semmai, data dal rinnovo della composizione del Politburo: più che di un rimpasto si assistito ad un’autentica rivoluzione (cinese, appunto…). Ben quattro dei sette membri totali sono stati sostituiti: due “pensionati” (una regola informale della politica cinese lo prevede al raggiungimento del 68mo anno), uno pensionato anticipato e uno sostituito pur non avendo raggiunto i limiti di età. Detto che, naturalmente, di pensione non si parla per il presidente, sessantanovenne, il nuovo organismo direttivo risulta ora plasmato a sua immagine e somiglianza. Tutti i membri sostituiti, va subito ricordato, erano, seppur in misura diversa, poco graditi a Xi e tra questi l’attuale primo ministro Li Keqiang è il nome più altisonante. Era stato Li a manifestare più di ogni altro il dissenso con il presidente, in più occasioni e, ultimamente, sulla politica della “tolleranza zero” nella lotta contro la pandemia, e c’era chi aveva anche ipotizzato che potesse rappresentare una seria minaccia alla terza conferma di Xi al vertice del Partito Comunista. Un episodio “curioso” ha poi attirato l’attenzione degli osservatori internazionali: Hu Jintao, il predecessore, quale presidente e segretario generale, dell’attuale, è stato fisicamente (e contro la sua volontà) portato fuori dal congresso (sedeva vicino a Xi) . La spiegazione ufficiale è stata che Hu abbia avuto un malore (che avrebbe già dovuto impedirgli, secondo le fonti ufficiali, la partecipazione) e per quanto ne sappiamo può essere esattamente questo quanto è avvenuto. Rimane il fatto che Hu Jintao ha sempre rappresentato uno scomodo paragone per Xi: a lui si possono attribuire i meriti di una crescita economica robusta e del consolidamento della presenza cinese a livello mondiale mentre il periodo successivo ha subito un vistoso rallentamento. Una sua uscita di scena (per motivi di salute) rappresenterebbe, dunque, un ulteriore validazione della forza del segretario del Partito. Insomma, quello che emerge dal ventesimo congresso è un Leader ancora più Supremo ed indiscusso di quello che lo aveva inaugurato, pochi giorni prima, nella Grande Sala del Popolo, all’angolo occidentale della immensa Piazza Tienanmen, a Pechino. Il prossimo appuntamento è ora fissato a marzo quando le nuove nomine saranno ufficializzate e Xi sarà riconfermato Presidente. Di qua ad allora la Cina dovrà riprendere a correre o meglio a pedalare. La Cina, infatti, è come un elefante in bicicletta: se rallenta potrebbe sbandare e poi cadere facendo tremare la terra pericolosamente. Intanto si profila già all’orizzonte un altro evento in grado di cambiare gli equilibri esistenti all’interno dell’unico Paese in grado di contenere le ambizioni cinesi.  Il prossimo 8 novembre gli americani saranno chiamati, con le elezioni di metà mandato, ad eleggere 36 governatori su 50, tutti i seggi della Camera dei rappresentanti e 34 del Senato. I sondaggi mostrano chiaramente un forte calo di consensi per il presidente Biden ed il partito democratico e già si incomincia a guardare ai sondaggi per le presidenziali del 2024… Lo scenario economico, con una recessione alle porte, in Europa prima ancora che negli Stati Uniti, non mancherà di fornire altri spunti interessanti sui quali riflettere. Si profilano mesi molto interessanti.