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Io sono, per natura e per principio, assolutamente garantista e non condivido affatto la mentalità giustizialista giacobin-taleban-calvinista oggi imperante. Non si può, però, essere garantisti a corrente alternata, fare i giustizialisti per rovinare gli avversari politici e poi attaccare la magistratura quando scoprono tuo figlio a fare lo sporcaccione (e magari sostieni che non era tuo figlio, bensì il nipote di Mubarak…). Bisogna essere garantisti con tutti, con Landru e Pacciani, con Priebke e Sofri, con Giovanni Leone e con Bettino Craxi, altrimenti non vale… Non l’ho imparato ieri da Sansonetti, l’ho imparato da bambino leggendo quel “Cuore” tanto disprezzato da Umberto Eco: “…quando passa un uomo legato fra due guardie, non aggiungere la tua alla curiosità crudele della folla: egli può essere un innocente”, scrive il padre ad Enrico. Ma queste sono cose dell’Ottocento, oggi possiamo riderne, siamo diventati finalmente civili, moderni ed evoluti, come no! Io ammetto, quindi, che una giustizia che arriva con decenni di ritardo non può più essere definita tale. Intendiamoci, però, non è questo il caso dei terroristi rossi latitanti in Francia che sono stati arrestati l’altro giorno: la giustizia era arrivata a tempo, sono gli arrestati che non l’hanno aspettata e hanno preferito una comoda fuga al carcere. Al di là di ogni ragionevole dubbio, per esempio, sono stati identificati e condannati gli assassini del commissario Calabresi. Uno loro, tale Pietrostefani, adesso dovrebbe fare compassione perché gravemente malato. Io lavoro nel campo sanitario e a me fanno compassione tutti i malati, ma non è questa la ragione per far andar via libero come un fringuello un assassino… Ha avuto compassione il Pietrostefani del padre di famiglia Calabresi con moglie e bimbi piccoli? Altri latitanti sono stati feroci assassini (“feccia” li ha definiti Mughini, che evidentemente li conosce bene essendo stato il direttore di quell’immondo organo di quell’immonda organizzazione chiamata “Lotta Continua”), come la “signora” che ha almeno tre omicidi sulla coscienza o chi ha ucciso il macellaio Lino Sabbadin, reo di essersi difeso da una rapina e di essere stato iscritto al MSI (ho sentito con le mie orecchie dire che l’omicidio era tutto sommato giustificato a causa della militanza politica della vittima, con che genere di sinistra si aveva a che fare in quegli anni…). La figura peggiore l’hanno fatta, per anni, i governi francesi che hanno applicato la cosiddetta “dottrina Mitterand”. Una gravissima offesa da parte dei nostri cugini, che ci trattavano come una nazione nemica. Come avrebbero reagito se l’Italia avesse offerto asilo e protezione agli indipendentisti corsi, i quei ideali sono comunque sicuramente più nobili e puliti di quelli di Pietrostefani e compagni? Come minimo sarebbero ricorsi all’ONU… Gli intellettuali della gauche francese hanno difeso questi assassini e contribuito a creare una rete di protezione attorno a loro. Voci sempre più insistenti, nonostante le smentite dell’interessata, vogliono che anche Carlà Brunì facesse parte del giro dei difensori. Non so che dire, so solo che sono felice che questa donna non sia più cittadina italiana, avere anche solo il passaporto in comune con lei mi darebbe fastidio. E lo dice un grande ammiratore della cultura e della letteratura francese (tra i miei livres de chevet ho l’antologia Lagarde Michard, che corrisponde alla nostra antologia Pazzaglia per i licei classici) ma io ammiro, appunto, la cultura francese, non l’ignoranza e il settarismo dei difensori della dottrina Mitterand. Un atteggiamento che non capisco è anche quello del giornalista Mario Calabresi, figlio del commissario assassinato. Parla di clemenza per personaggi che non hanno mai mostrato il minimo segno di pentimento. Contento lui… Speriamo, piuttosto, che questi criminali tornino presto in Italia a pagare il loro debito con la giustizia. Essendo garantista, come ho scritto all’inizio, sostengo che la pena debba tendere alla rieducazione e alla riabilitazione del condannato. Anche se, lo ammetto, assassini di quel genere sono molto difficili da rieducare e riabilitare.