1,484 utenti hanno letto questo articolo

La Gazzetta Ufficiale n. 28 di giovedì 20 ottobre 1870, esattamente un mese dopo la presa di Roma, ricorda, nella “ Parte non Officiale” la notizia della presenza di popolo che si recò al Palazzo di Firenze a Roma, nell’intento di “acclamare e salutare il Sig. Ministro Sella”, allora Ministro delle Finanze del nuovo Regno d’Italia e tra i più accesi e autorevoli sostenitori dell’intervento, che ivi alloggiava. Il Palazzo di Firenze è storica e magnifica dimora già appartenuta a metà ‘500 a Cosimo I dé Medici; estinti i Medici nel 1737, l’edificio divenne per oltre un secolo la residenza del Ministro del Granducato di Toscana e nel 1872, dopo il passaggio al Regno d’Italia,  sede del Ministero di Grazia e Giustizia, ed oggi ospita la prestigiosa Società Dante Alighieri. Colà  fu delegata una Commissione per ringraziare il Ministro dell’ operosità con la quale, in unione con i suoi colleghi, egli aveva preso parte alla “più pronta liberazione di Roma”. Essendo egli in quel momento  assente, il Conte Pianciani, deputato al Parlamento che si era fatto capo della dimostrazione, si fece al balcone del palazzo  e si rivolse alla folla con parole di circostanza. Il resoconto riportato sulla Gazzetta prosegue e  dà atto del pranzo tenutosi nei saloni del palazzo del Sig. Spillmann Ainè in onore del “prelodato Sig. Ministro” svoltosi la sera precedente, al quale parteciparono i componenti dell’Antica Giunta provvisoria di Governo e della nuova costituita  Giunta Municipale, e al quale  furono invitati S.R. il gen. (Alfonso) La Marmora, Luogotenente del re, e i Sigg. generali Cosenz e Masi, i Consiglieri di Luogotenenza  ed il Conte di Castellengo,  aiutante di campo di S.M. Si susseguirono vari brindisi, proseguono le note, ai quali l’On. Sig. Ministro Quintino Sella rispose “con applaudito discorso, encomiando la città nostra pel mirabile contegno serbato in questi ultimi avvenimenti e proclamandola degna sede del parlamento e del Sovrano di’Italia” Quintino Sella aggiunse che gli applausi e le attribuzioni d’onore tributategli dalla cittadinanza romana  gli riuscivano tanto più care in quanto era sicuro essere rivolte tanto alla sua persona quanto ad un rappresentante del Ministero di cui faceva parte.  E’ questo l’episodio tramandatoci che unisce la storia nazionale  con  la fama del vino Lessona e che possiamo documentare come esempio di “Made in Italy” ante litteram: Quintino Sella  brinda quella sera alla presa di Roma, a Roma capitale,  stappando non lo champagne, com’era d’uso anche a quel tempo,  ma alzando il calice con il vino delle sue tenute e da allora, per gli appassionati, “il vino generosissimo di Lessona “ diviene il vino dell’Unità d’Italia, il vino dei Bersaglieri, il Corpo fondato nel 1836 su proposta di Alessandro La Marmora e resosi protagonista il 20 settembre 1870, con l’entrata del 34° reggimento dalla breccia di Porta Pia, dell’episodio che pose fine allo Stato pontificio, predisponendo, l’anno successivo, l’insediamento di Vittorio Emanuele II re d’Italia, unitamente allo spostamento della capitale da Firenze a Roma.  La storia del territorio biellese e del vino Lessona è legata intrinsecamente a quella della famiglia Sella che nel XVII sec. condividerà la vocazione enologica con le “venti famiglie patrizie di Biella” che sin dalla fine del Cinquecento vi acquisirono possedimenti vitati, vanto e segno di appartenenza. Le Aziende Agricole Sella sono una delle più antiche cantine italiane ad oggi ancora in attività: risale infatti  al 1671 l’acquisto della prima vigna a Lessona da parte di Comino Sella, capostipite della famiglia, ancor oggi autentico punto di riferimento imprenditoriale dell’area, nel settore tessile, bancario e vitivinicolo. Il profondo legame di Lessona con il vino è  evidenziato dallo stemma del Comune, decorato con cinque ferite sanguinanti che simboleggiano la terra graffiata dal lavoro dell’uomo che fa sgorgare vino come sangue dalle sue ferite. Nell’area la viticoltura è certamente praticata almeno dall’epoca romana ma, quasi certamente, come suggerisce nel suo saggio Giovanni Andriolo, è ancora più antica. D’altra parte, fin dall’età romana la via Lessonasca, conosciuta fin dal XII sec come “ruga ad vineas” collegava Lessona con Vercelli, Pavia e Milano. Nei secoli la vigna ha modellato il paesaggio biellese, rappresentando la provincia piemontese più produttiva, con oltre 4.000 ettari vitati, e con una qualità produttiva paragonabile ai maggiori vini di Langa. Il Biellese dunque, territorio conosciuto in tutto il mondo per la qualità dei suoi tessuti, non è solo terra di telai, ma area vocata alla produzione vitivinicola che raggiunse tra ‘700 e ‘800 il momento più fulgido. Le successive infestazioni parassitarie di metà Ottocento, unitamente alla forte spinta industriale dell’area, provocarono il diradamento e l’abbandono di molti ettari, ridotti nei decenni a circa 250. Oggi si assiste nel Biellese ad un vero e proprio “Rinascimento” enologico ad opera soprattutto di giovani vignaioli decisi a ripercorrere i fasti, la fama e la qualità vantata nei secoli dai vini locali. Il Lessona fa parte dei vini prodotti nell’Alto Piemonte che raggruppa le province di Biella, Novara, Vercelli e Verbano Cusio Ossola: è considerato il vino più importante e prestigioso del territorio biellese, raro e prezioso, una piccola doc, ottenuta nel 1976,  prodotta nel comune omonimo su una superficie di circa 8 ettari a cura di una decina di produttori in provincia di Biella e in 2 comuni della provincia di Vercelli. In un terroir così piccolo le viti crescono su un terreno dove un tempo c’era il mare, misto tra sabbie plioceniche del deposito marino, ricco di fossili e nutrienti minerali  e godono di un  microclima ideale grazie alla vicinanza delle Prealpi biellesi, alla costante ventilazione con  forti escursioni termiche. Questi  suoli sono classificati tra i più acidi del panorama vinicolo nazionale  e sono questi a garantire la formidabile longevità e mineralità dei vini del Nord Piemonte, unita alle proprietà intrinseche del Nebbiolo o Spanna.  Il Lessona deriva  infatti da Nebbiolo per almeno l’85%, localmente conosciuto come Spanna, vinificato in purezza o in assemblaggio con altre varietà collaterali: Vespolina, Croatina e Uva rara  che conferiscono speziatura e acidità. Nel calice propone un invitante colore rosso granato che con l’evoluzione vira nelle sfumature aranciate, al naso rimandi di viola, prugna, con un bouquet di rosa, liquirizia e mandorla finale, esaltate dalla moderata tannicità. La qualità dei vini di Lessona si esprime al meglio con l’evoluzione che conferisce un’eleganza che ha pochi riscontri, anche nei più blasonati cugini di Langa e che può rimandare ai Pinot della Borgogna.  Con invidia immaginiamo il sapore del Lessona 1870 sorseggiato in quel contesto romano, tra personaggi che hanno fatto la storia d’Italia, in un’atmosfera di entusiasmo per una meta raggiunta e tanto agognata e per la volontà di mettere a disposizione del Paese le proprie migliori energie, il proprio ingegno e carattere. Possiamo però farcene un’idea grazie alle parole ispirate di un grande estimatore del nobile vino, Mario Soldati, che così si esprime: “ll Lessona…. pura fragranza, puro effluvio, puro spirito” e sapore “sottilissimo”. Salute!