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La recente uscita di due interessanti libri sulla partecipazione italiana alla guerra di Corea mi spinge a scrivere qualche riga sull’argomento, invero assai poco noto, pur trattandosi della prima missione militare italiana all’estero dopo la seconda guerra mondiale. Il primo libro è dovuto alla penna di Matteo Cannonero & Mauro Pianese, 1951 – 1955. La Croce Rossa in Corea, pp. 214, E. 16,50, www.edizionijoker.com, il secondo a Salvatore Poloni, La partecipazione italiana alla guerra di Corea, pp. 136,m E. 11,50, www.lalitotipo.it La prima edizione del libro di Cannonero e Pianese venne presentata una diecina di anni fa nei locali del Centro Pannunzio di Torino ma l’edizione presente non si può neppure, a mio avviso, considerare una seconda edizione, in quanto è stata notevolmente migliorata e arricchita, soprattutto nella parte documentaria, tanto da far considerare l’opera un vero e proprio nuovo libro. Il libro di Poloni, che è figlio, come il sottoscritto, di un reduce della guerra di Corea, è basato, non solo, ma soprattutto, su ricordi familiari. Anche a Salvatore Poloni, così come ad Achille Ragazzoni, la Corea è entrata un po’ nel sangue e, ora che è rimasto un solo reduce vivente, il sergente Giovanni Riboldi di Pietra Ligure, ancora davvero molto in gamba a dispetto degli anni (è anche reduce della seconda guerra mondiale, fu tra i Nuotatori Paracadutisti della X MAS e partecipò a numerose azioni belliche molto rischiose), tocca un po’ a figli e nipoti del gruppo di italiani che partì per quella lontana terra, continuare a conservare quei rapporti di amicizia e di fratellanza tra le due penisole che le nostre famiglie ci hanno tramandato. Nei due libri, la cui lettura consiglio fortemente, la missione militare italiana viene sviscerata punto per punto. In nome del “politicamente corretto” venne per lungo tempo taciuta, poiché si trattava di una missione in aiuto di un Paese, la Repubblica di Corea, aggredito quasi all’improvviso, dopo però una bella serie di scaramucce e provocazioni, da una potenza comunista, la Repubblica Popolare Democratica di Corea, quella che è conosciuta come Corea del Nord. Il ministro della Difesa dell’epoca, Randolfo Pacciardi, era un fiero anticomunista e avrebbe voluto inviare anche truppe combattenti. Un comune amico, l’indimenticabile Tonino Rossi, reduce garibaldino delle Argonne, gli si presentò dicendogli addirittura che voleva organizzare una legione di volontari per aiutare la Corea invasa. Ricordo che nel 2011, 150° anniversario della nostra unità nazionale, mio padre ricevette un gruppo di artisti coreani del balletto, i quali gli porsero le congratulazioni per la ricorrenza; mio padre, evidentemente contento, rispose però che era addolorato per non aver potuto ancora vedere l’unità della nazione e del popolo coreani, separati da un confine iniquo ed arbitrario, tracciato contro le leggi della storia, della natura, della geografia, dell’antropologia e dell’etnologia. Qualche dato sull’ospedale militare italiano in Corea, che assistette e anche la popolazione civile: 229885 interventi di Pronto Soccorso, 3297 interventi chirurgici, 17125 prestazioni del gabinetto radiologico, 8444 del gabinetto analisi, 1155 di quello odontoiatrico, 198884 prestazioni ambulatoriali. I degenti ricoverati furono in tutto 7041 per un totale di 131513 giornate di degenza. I decessi, chiedo scusa per la macabra contabilità, furono 334, certamente pochi rispetto al numero dei ricoverati, segno che l’ospedale lavorò molto bene. Il 30 novembre 1952 l’ospedale venne distrutto da un furioso incendio, le cui cause non vennero mai chiarite del tutto. A mio giudizio fu un attentato ad opera di comunisti coreani, tanto più che la stampa di sinistra di mezzo mondo (Italia compresa) scriveva che nell’ospedale militare italiano si svolgevano arditi esperimenti per la futura guerra biologica…Panzane non molto diverse circolano ancora oggi, diffuse da ambedue le parti in lotta, sulla guerra russo-ucraina. Bisogna stare attenti, un proverbio trentino recita, Temp de ghera, pi bale che tera, mentre il Principe Ottone di Bismarck, profondo conoscitore dell’umanità, sosteneva che le più grosse panzane vengono snocciolate prima delle elezioni, durante la guerra e dopo la caccia. Quindi di tutto ciò che raccontano i nostri media, tutti unilateralmente schierati, sull’ attuale guerra, io non credo assolutamente nulla e sto abbastanza distaccato. So che alcune volte sbaglierò, ma, il più delle volte, sono sicuro di non sbagliare, so ancora distinguere la realtà dai film western. In ogni caso, tutti i degenti ricoverati vennero posti in salvo e dopo qualche mese l’attività dell’ospedale riprese più intensa di prima. Il 28 ottobre, presso il Circolo Militare Unificato di Bolzano, terrò una conferenza su questo argomento, sarà presente anche un ufficio postale distaccato dotato di annullo speciale figurato, col quale verranno bollate commissioni filateliche e corrispondenza in partenza. I lettori che si troveranno da quelle parti sono tutti cordialmente invitati. Per concludere un filmatino che ho scoperto solo di recente vagabondando nel web:

ACHILLE RAGAZZONI