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Giunge il tempo dell’autunno in cui la luce cambia e vira verso colori ambrati quando splende il sole o assume i toni del grigio nei frequenti giorni di pioggia. Questo autunno 2021 risulta sicuramente particolare perché segue un anno e mezzo di pandemia e schiude le porte ad un periodo che tutti si auspicano di ritrovata normalità. Una normalità fatta, appunto, di piccole cose, come il poter frequentare senza esitazioni una caffetteria, il poter andare a seguire uno spettacolo teatrale o il potersi recare al cinema, il poter essere finalmente persone libere nel muoversi e nel viaggiare. In questo avvio di autunno, tuttavia, percepisco nel volto delle persone ancora una difficoltà nel credere con fiducia ad un ritorno alla totale normalità, forse perché il nemico insidioso e invisibile, che ci ha tenuto in pugno per un anno e mezzo, non è ancora del tutto scomparso, o forse perché è, tutto sommato, piuttosto difficile riannodare i fili di quella vita quotidiana quale scorreva prima del febbraio 2020, inizio della pandemia da Covid 19. Le mascherine che, negli ambienti pubblici al chiuso, siamo ancora costretti (giustamente) a indossare, ci rendono ancora parzialmente estranei l’uno all’altro. Costituiscono probabilmente, per taluni, anche uno strumento che consente di celare la propria vera natura umana, e risultano, in questo, simili a quelle maschere pirandelliane, che uno tra i più noti scrittori del Novecento riteneva rappresentassero la frantumazione dell’Io in molteplici identità. La maschera costituiva, infatti, per Pirandello, lo strumento che segnava la distinzione tra l’essere e l’apparire di ciascun essere umano. Le mascherine, oggi, a cento anni dall’espressione di queste tematiche pirandelliane, hanno rinnovato il tema del mascherarsi, dell’apparire parzialmente verso l’esterno, diversamente da come si è in realtà. La pandemia ha smascherato, infatti, il nostro essere uomini, le nostre fragilità più  profonde, quelle paure che spesso, prima, nascondevamo anche a noi stessi, ci ha reso nudi nella nostra umanità, ma non per questo più solidali verso il prossimo. Un ritorno ad una completa normalità, secondo me, potrà avvenire soltanto con il superamento degli individualismi e egoismi ora presenti, e di quella miopia che oggi induce molte persone a vedere negli altri uomini dei possibili nemici.