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Per decenni si è osservato che i modelli estetici, proposti da molte case di moda, influenzavano le ragazze spingendone un certo numero verso una magrezza esagerata, patologica. Indubbiamente l’anoressia è una malattia, grave, che deve essere combattuta perché ha rovinato un certo numero di vite. Recentemente, sull’onda del movimento MeToo, è cambiato il sentimento collettivo in materia, si guardi alla sospensione ed al ripensamento del marchio Victoria’s Secrets. Bene, ma vale la pena di chiedersi fino a che punto si andrà nella direzione opposta. Anche l’obesità è una malattia, stigmatizzata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità ed assai più diffusa. Si stima con l’Indice di massa corporea, definito da una semplicissima formuletta che ognuno può calcolare autonomamente: il peso in kg, diviso il quadrato (o diviso due volte) dell’altezza in metri. Se il risultato è superiore a 25, si è in sovrappeso, se superiore a 30 si è obesi. Ad esempio, per una persona alta 1,70 m che pesa 85 kg, possiamo calcolare (85/1,7)/1,7 = (50)/1,7 = 29,4 decisamente in sovrappeso, ai limiti dell’obesità. Nei secoli passati era un problema estremamente limitato dalla scarsità di risorse alimentari con cui ha convissuto l’umanità sin dai suoi albori. Anzi, a seconda delle epoche e dei luoghi è stata un simbolo di fertilità e di benessere o, addirittura uno status symbol, obbligatorio per determinate classi sociali. Paolo Caccia Dominioni, che operò in Egitto nel dopoguerra, scrisse che gli ufficiali levantini «vanno a peso», tanto maggiore il grado, tanto maggiore deve essere la circonferenza, a testimonianza della posizione raggiunta. Curiosamente, sempre in Egitto, il generale Montgomery, vincitore di El Alamein, assumendo il comando dell’8a Armata, iniziò facendo correre i propri generali per metterli in forma! Oggi, invece, viviamo in un’epoca di abbondanza, non solo nel mondo occidentale, con in più la situazione paradossale per cui i cibi più calorici e più grassi sono quelli a basso costo; per cui l’obesità si diffonde tra le classi sociali meno abbienti. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha stimato, nel 2017 oltre 4 milioni di morti nel mondo (in un solo anno, quindi più del Covid), per cause riconducibili al sovrappeso, a fronte di 650 milioni di obesi nel 2016. È opportuno che ognuno prenda consapevolezza del problema, innanzitutto per la prevenzione della propria salute. Quando leggo articoli che attaccano la moda dalle modelle longilinee, spero che non vengano interpretati troppo estensivamente, come un «liberi tutti». L’invito ad un’adolescente a stimarsi e piacersi con qualche inestetismo ed un paio di chili in più, non deve trasformarsi nell’incuranza o, peggio, nell’accettazione di una seria patologia. L’obesità deve essere combattuta, come l’alcolismo o la tossicodipendenza, guai proporla come modello estetico! Sarebbe grave se, per ragioni ideologico-politiche, l’umanità si riducesse a quella del film Wall-e (2008), talmente acritica verso sé stessa e le proprie pessime abitudini, da risvegliarsi scoprendo di non essere più in grado di camminare.