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Nell’ 80° della nascita ricordiamo lo scrittore Sebastiano Vassalli e il suo rapporto con la terra piemontese, di Salvatore Vullo

Ieri

Nel programma di incontri nell’area espositiva della Regione Piemonte per la edizione 2014 del Salone del Gusto-Terra Madre, di Torino, dal 23 al 27 Ottobre, di cui mi occupavo, spiccava l’incontro  del 24 Ottobre dal titolo: “L’Alto Piemonte, Terre, Acque, Cibi, Letteratura – Incontro con lo scrittore Sebastiano Vassalli”. Un omaggio  a questo grande scrittore, nato a Genova nel 1941, ma fin da piccolo vissuto a Novara, in quella che era diventata la sua terra d’adozione e di ispirazione per le sue opere letterarie, “la terra d’acque”, come egli l’aveva definita; e in questa terra Vassalli aveva scavato nella storia e costruito uno dei più belli, importanti ed emblematici romanzi storici: “La chimera”, la sua opera più famosa, uscita nel 1990 e vincitrice del Premio letterario Strega e Campiello. A corollario di questo omaggio a Vassalli, una rappresentazione di quell’ “Alto Piemonte” con le sue eccellenze agroalimentari (che lui aveva raccontato nelle sue opere): il riso con la nuova “Strada del riso Vercellese di qualità e il “Riso DOP di Baraggia Biellese e Vercellese”; il Gorgonzola DOP; il Gattinara, il Ghemme e gli altri vini dell’Alto Piemonte. Ed ancora, la presentazione del  volumetto “Nella pianura delle storie” di Sebastiano Vassalli, ovvero gli “itinerari letterari novaresi nella  terra d’acque” narrate dallo scrittore. Nel finale, la consegna, della targa della Regione Piemonte con questa menzione: “ A  Sebastiano Vassalli, prestigioso scrittore, che ha fatto del Piemonte una scelta di vita, e ne ha portato le sue terre nella grande letteratura”.  Torino, 24 Ottobre 2014, consegnata allo scrittore dall’allora assessore regionale all’agricoltura, Giorgio Ferrero. L’incontro era stato condotto dal giornalista Gianfranco Quaglia, novarese, amico di Sebastiano Vassalli, anzi una delle  pochissime persone con cui lo scrittore aveva contatti; come noto, infatti, Vassalli aveva scelto di vivere in una antica casa parrocchiale di una cascina a Marangano di Biandrate, nel novarese, isolata in quella  “Pianura del nulla … con tante storie”; e qui, consono alla sua indole di uomo schivo e austero, persino burbero, viveva  isolato, senza telefono, (del resto, non amava gli incontri pubblici e mondani e da tempo aveva imposto ai suoi editori di non farlo partecipare ai premi letterari).  Ma stavolta Gianfranco Quaglia, era riuscito a convincerlo. Vassalli, al di là del suo breve discorso, era visibilmente contento, aveva apprezzato molto quel riconoscimento, quell’omaggio che la Regione Piemonte e il mondo agricolo piemontese, con semplicità, gli tributavano, in un contesto così importante come il Salone del Gusto-Terra Madre, oltretutto fuori da quegli ambienti e salotti culturali e letterari  che Vassalli non amava. E possiamo anche dedurre che fosse  ancor più contento perché il  “Suo Piemonte”, forse era la prima volta che gli rendeva un omaggio di questo genere.  Credo che per lui fosse veramente un piccolo momento di felicità, di serenità; e lo si vedeva anche fisicamente, pur nella sua apparente ritrosia, pur nella incertezza e gracilità  fisica, nei primi vaghi segnali di  sofferenza che il suo corpo cominciava a denunciare. Ma queste sono deduzioni del dopo, Infatti, Vassalli morirà nove mesi dopo, il 26 Luglio 2015, a causa di un male incurabile e fulminante scoperto qualche mese prima. E dopo la notizia della sua morte, ragionando nella sfera del sentimento, tutti abbiamo pensato a quell’incontro con lui, pochi mesi prima, al Salone del Gusto e di come, ora, ci appariva  ancor più bello, ancor più giusto, ancor più lodevole, ancor più commovente, quell’omaggio a Sebastiano Vassalli. Sebastiano Vassalli è stato un grande della letteratura italiana contemporanea, che ha saputo scavare nella storia, indagando tra i paesaggi, uomini, fatti del passato che ci proiettano nel presente con i suoi temi e le sue condizioni umane. Opere che contribuiscono anche a ricostruire il carattere degli italiani. Sono tantissime le sue opere letterarie, e tra le più famose, citiamo: “La notte della cometa”, 1984; “L’oro del mondo”, 1987; “Marco e Mattio”, 1992;“Il cigno”, 1993; “Cuore di pietra”, 1996; “Stella avvelenata”, 2003; “Amore lontano”, 2005; tutti pubblicati da Einaudi; ed ancora “Terre selvagge”, 2014, pubblicato da Rizzoli. Il valore dello scrittore Vassalli sta anche nel suo stile narrativo che è chiaro, conciso e, al tempo stesso, profondo, qualità che gli derivano dalla cognizione che ha delle cose di cui scrive, della loro  profonda conoscenza. E Vassalli, profondo conoscitore lo è sicuramente del paesaggio agrario, delle coltivazioni agricole, di economia agricola, di contratti agricoli, in quella dimensione tra memoria e presente, come magistralmente possiamo scoprire nel suo romanzo più importante, più famoso che è “La chimera”; un romanzo che rappresenta la massima espressione del profondo legame tra Vassalli e il territorio del novarese e della risaia; un grande romanzo che fa riferimento a personaggi e fatti storici, nel periodo tra il 1590 e il 1610, gli anni in cui visse Antonia, la protagonista del romanzo, accusata di stregoneria e bruciata viva a Zardino: un borgo della bassa Valsesia che oggi non c’è più; e assieme ai grandi fatti storici, Vassalli, con questo romanzo che vale più di tanti saggi, ci descrive e ci fa scoprire il mondo della risaia, di come era l’agricoltura, l’ambiente rurale e il paesaggio agrario e delle sue profonde trasformazioni, nel contesto delle grandi evoluzioni geografiche e storiche. A tal proposito, ecco alcuni passi emblematici, tratti dal romanzo “La chimera”.

“ … Oltre i boschi della valletta dell’Agogna, ombrosa d’alberi fitti, la campagna che oggi appare piatta … era allora ondulata e colorata …dal giallo accecante del ravizzone, al blu celeste del lino, passando per tutte le varietà di verde: verde smeraldo della segale, verde luminoso del grano, verde azzurro dell‘avena, verde tenero delle fave e dell’erba … più avanti erano i fiorellini del marrubio …il giallo sulfureo dei taràssachi, … i primi iris … le infiorescenze dei salici …”

“… Attraversarono il bosco di betulle e di querce e quando uscirono Antonia si accorse che il paesaggio era cambiato, da terrestre … d’un tratto s’era fatto acquatico. Era il paesaggio della risaia, una laguna abbagliante nel riverbero del sole, suddivisa in una serie innumerevole di scomparti a forma di quadrato, di triangolo, di trapezio, di rombo…”

 “ … Nella primavera del 1600 … Zardino era un piccolo borgo come tanti altri della bassa, col suo paesaggio di vigneti e di boschi verso le paludi e gli argini del fiume, di prati e di baragie … verso Biandrate; di campi di granoturco, di grano e di risaie verso Cameriano e verso Novara …”

 “ … Dopo Pasqua arrivarono i risaroli: uomini d’aspetto miserabile, dai vestiti cenciosi …spesso  legati l’un l’altro con corde o addirittura  con catene …Il lavoro nelle risaie, o nei risi come allora si diceva era tra i più disumani che ci fossero mai stati nella campagna italiana … L’Europa, quando poi ha riscritto la sua storia e quella di tutte la altre parti del mondo, ha pianto ipocrite lacrime sui neri che lavoravano nei campi di cotone in America e su ogni genere di schiavi …ma non ha speso una parola sui risaroli … nemmeno la Chiesa…”

“ … Nella primavera dell’anno del Signore  1601, migliaia di persone della bassa Valsesia, e tra esse Antonia,  andarono in pellegrinaggio a Biandrate… i reverendi padri missionari…per raccogliere offerte di ogni genere, in denaro, ma anche in sacchi di riso, di frumento,, di segale, in porci e capre e capponi vivi … in forme di formaggio e salami d’oca… Per rifocillarsi le donne portavano ogni ben di Dio: uova sode, salami sotto grasso, ciccioli d’oca, marmellata di prugne …”

Il forte rapporto tra Vassalli e il Piemonte è testimoniato anche dalla sua collaborazione con il Centro Novarese di Studi Letterari e con  Interlinea Edizioni, casa editrice di Novara con la quale Vassalli pubblicò tante sue opere; e tra queste,  “Il mio Piemonte”, del 2002, un viaggio geografico e storico per scoprire il Piemonte con  le storie letterarie di Sebastiano Vassalli e le fotografie di Carlo Pessina.  Nel 2010 “Un nulla pieno di storie”, una conversazione di Vassalli con Giovanni Tesio. Ed ancora, “Terra d’acque – Novara, la pianura, il riso”, del  2005 , libro che, tra tante cose interessanti, contiene un originale  pezzo dal titolo “La leggenda del Gorgonzola”, e un illuminante capitolo dedicato al riso del quale citiamo il seguente  stralcio (quasi una dichiarazione d’amore a questa terra del riso):

 “ … La Regione in cui viviamo (il Piemonte) è tra la più modificate nella storia dall’opera dell’uomo… Quando l’agricoltura e le sue produzioni da fonte di alimentazione del contadino si fa attività commerciale e industriale … Il riso diventa fonte di ricchezza per pochi e maledizione per molti altri … sfruttati … la malaria … Ma adesso le cose sono cambiate …la malaria non c’è più … Non c’è più la lotta di classe …Il paesaggio delle risaie è come l’hanno modellato secoli di lavoro umano …un po’ più bello in alcuni momenti dell’anno e un po’ meno in altri …ma ormai è il nostro paesaggio, e non potremmo pensarne uno diverso … Potremmo però migliorarlo, magari piantando un po’ di alberi … e che questi alberi, anziché Pioppi Canadesi, fossero alberi originari di queste zone come: Querce, Carpini, Ontani, Pioppi Cipressini …”

1 Febbraio 2021/da user-pannunzio
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