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Nella mitologia greca la preveggenza è una capacità assai più diffusa di quanto a prima vista non si direbbe: se Wikipedia indica 19 figure dotate di questo «potere», è molto distante dall’essere esaustiva. Il che ne fa un autentico topos, sul quale ci soffermiamo. Tutti ricordano il mito di Cassandra che predice a più riprese, dalla nascita di Paride, alla sua partenza per Sparta, le sventure della Guerra di Troia ma, pur avendo ragione, al dono della preveggenza, ha abbinata la maledizione di non essere creduta. O di esserlo da qualcuno cui mal gliene incoglie, Laocoonte docet: strangolato con i figli dai due serpenti, inviati da Atena, per essersi opposto all’ingresso in città dell’infido cavallo. Dio dei vaticini, in quanto annunciatore della volontà di Zeus, era Apollo, cui si deve l’oracolo di Delfi, costruito là dove si era vendicato dell’orrido Pitone. Le profezie della Pizia erano in genere prese sul serio, ma malamente interpretate a causa di informazioni errate o incomplete, si pensi al povero Edipo che va incontro al proprio tragico avvenire, esattamente nel momento in cui, consapevolmente, cerca di allontanarsene. A dimostrazione del fatto che il destino, anche se conosciuto in anticipo, è ineluttabile. Quindi conoscerlo è quanto meno inutile, se non dannoso, al punto da farlo avverare. Esemplare la vicenda di Prometeo, per definizione «colui che prevede», che mette in guardia l’impulsivo fratello Epimeteo «colui che ha solo il senno del poi», dallo sposare Pandora. Alle nozze, ella scoperchia il celebre vaso, donatole da Zeus, scatenando tutti i mali dell’umanità. Il ricorrere di questo tema, del prevedere e non essere ascoltato, del capire ed anticipare un problema senza poterlo evitare, è simbolico di un atteggiamento umano. Quello di come l’umanità tratta le persone più intelligenti, quelle che si discostano dal pensiero comune e banale della massa. La preveggenza non è quindi frutto di un potere magico, divino, soprannaturale, ma semplicemente frutto di una intelligenza, superiore alla media, che gli altri rifiutano di riconoscere e di capire. La storia dell’umanità trabocca di casi di questo tipo. Penso a Galileo Galilei, il cui metodo è alla base della scienza moderna, che dovette abiurare per sopravvivere e continuare ad operare, a differenza di Giordano Bruno che pagò il suo rifiuto con la vita. Bene faceva Pannella a ricordarlo, ogni anno, in Campo dei Fiori. Più recentemente dopo la Conferenza di Monaco del 1938, mentre Mussolini e Chamberlain rientravano in patria osannati come eroi, per aver saputo evitare la guerra, Churchill veniva considerato un menagramo per aver detto, alla Camera dei Comuni: «Dovevate scegliere tra la guerra ed il disonore. Avete scelto il disonore ed avrete la guerra». Mai previsione si rivelò più esatta. In una storica puntata de I Simpson, HOMR (stagione 12, episodio 9) si svela che la stupidità di Homer è dovuta ad un pastello di cera che da bambino si era infilato nel naso, fino a lesionarsi il cervello e lì era rimasto incastrato. Quando viene rimosso chirurgicamente, diventa il padre che Lisa ha sempre sognato, colto, intelligente, onesto. Ma, per questo, denuncia irregolarità nella centrale nucleare perdendo il lavoro e gli amici. Ormai antipatico a tutti, estraneo al mondo che frequentava ed insoddisfatto della nuova condizione, decide di azzerare tutto facendosi reinserire il pastello nel naso. Si scusa con la figlia, lasciandole una lettera struggente. Scott Adams, il fumettista autore di Dilbert e noto socio del MENSA (associazione che accetta solo persone con quoziente intellettivo superiore a 148 sulla scala di Cattel, pari al 2% della popolazione), commenta sarcasticamente che l’intelligenza ha molte meno applicazioni pratiche di quanto non si pensi. In un mondo dominato dall’egualitarismo massificante, non c’è spazio per i diversi di oggi, in quanto più intelligenti, così come non ce n’era per i diversi di ieri, anche se mettevano la loro intelligenza al servizio degli altri, facendo previsioni scomode.