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Quale carriera per le donne? di Paolo Vieta

Domani

Da qualche tempo sono tornate in auge considerazioni sul divario di genere in ambito lavorativo, in particolare sulle disparità salariali e sulle posizioni di management che sono prevalentemente maschili. Concordo in pieno sulle legittime aspirazioni delle donne ad un giusto riconoscimento delle proprie capacità oltre che ad una più equa ripartizione dei carichi di lavoro familiari. Pongo però una riflessione. Gran parte delle posizioni apicali vengono raggiunte dopo una lunga carriera che spesso inizia con una laurea in ingegneria. Da qui comincia il divario. Per averlo frequentato una ventina di anni fa, ricordo che al Politecnico di Torino la presenza rosa era minoritaria in alcuni corsi, quali gestionale ed ambiente e territorio, quasi inesistente a meccanica. Sempre a Torino, a titolo di esempio, ad oggi i dati che il MIUR rende disponibili non sono molto incoraggianti: le donne laureate sono il 31% del totale, le immatricolate il 27%. Se poi scorporassimo i dati dell’area architettura, il divario non farebbe che aumentare.

Politecnico di Torino

Studenti Totali di cui donne di cui stranieri Anno di riferimento
Immatricolati 4.763 1.301 599 2017/2018
Iscritti 31.528 8.896 4.222 2017/2018
Laureati 6.673 2.073 860 2017

Fonte MIUR    (http://ustat.miur.it/dati/didattica/italia/atenei-statali/torino-politecnico)

Eppure all’esame di maturità la fotografia è ben diversa: le ragazze sono il 61,5% di tutti liceali e conseguono risultati migliori dei coetanei, in tutti le classi di diploma.

Graf. 5 – Diplomati con 100 e 100 e lode per percorso di studio e genere

(per 100 diplomati) – A.S. 2016/2017

Fonte MIUR  (https://www.miur.gov.it/documents/20182/0/Focus_EES_2016_2017.pdf/84f59ecb-4b8f-4b05-90e2-aeb40b1b5388?version=1.0)

Cosa succede, quindi, nella fatidica estate che separa la maturità dall’immatricolazione? Perché tante brave maturande non si trasformano in matricole di ingegneria? Pensare che ci sia discriminazione all’ingresso è assurdo: pur minoritarie, le donne ingegneri sono tante e stanno facendo ottime carriere.

Una situazione simile, ancor più accentuata, avviene per il gioco degli scacchi. È opinione comune che stimoli le capacità logico-matematiche, al punto che in diverse scuole, non italiane, è materia curricolare per tutti. In Italia, invece, si pratica privatamente ed il divario nella partecipazione è tale per cui le associazioni fanno di tutto per cercare di porvi rimedio. La Scacchistica Torinese, ad esempio, società storica del Piemonte fondata nel 1910, organizza tornei per bambini a partire dai sei anni. Raramente le bambine di ogni età superano il 10% degli iscritti. Per incentivare la partecipazione femminile, oltre a premiare il podio della classifica generale, danno riconoscimenti alle prime tre bambine in classifica. L’intento è di coinvolgere, non certo di discriminare.

Fonte SST    (https://www.scacchisticatorinese.it/portale/news-dall-attivita-giovanile/804-dai-corsi-ai-tornei-e-oltre)

Qual è dunque la ragione che tiene lontane le donne da queste attività? Rifiuto nettamente la facile risposta che gli uomini abbiano maggiore propensione a capacità di carattere logico-matematico: sarebbe sessista e sbagliato. L’intelligenza è equamente distribuita tra i generi. Ritengo, invece, che il problema sia culturale, ovvero che ci sia una convinzione diffusa, sia tra le ragazze, sia nell’ambiente che le circonda, famiglie in primis, che determinate attività non siano da femmine. Peccato che spesso siano proprio le capacità logico-astratte, quelle legate al QI che, stimolate e coltivate opportunamente, possono portare ai risultati più ambiti. L’enfasi che ultimamente si pone sui soft skills, soprattutto in ambito aziendale, non può avere l’illusione di sostituire, semmai di integrare, le capacità di base, con capacità emotive (QE) di comunicazione ed empatia.

L’auspicio, quindi, è che si abbandonino i pregiudizi dell’uno o dell’altro genere a determinate attività o studi. Che le donne si dedichino appieno allo sviluppo delle proprie capacità ed alla propria realizzazione professionale, senza falsi timori di non possedere requisiti da maschi. Spero di vedere in futuro molte donne ingegneri e dirigenti, piuttosto che assistere a provvedimenti calati dall’alto, distorsivi del mercato del lavoro, statalisti e dal retrogusto staliniano.

13 Gennaio 2020/da Redazione
Tags: lavoro, Società
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https://www.pannunziomagazine.it/wp-content/uploads/2020/01/donne-lavoro.jpg 162 311 Redazione http://www.pannunziomagazine.it/wp-content/uploads/2020/01/Intestazione-Centro-Pannunzio.png Redazione2020-01-13 11:33:552020-01-27 07:40:54Quale carriera per le donne? di Paolo Vieta
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