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Occupandomi ormai da tempo di dialogo e cooperazione interconfessionale, mi sono chiesto come mai le persone, pur essendo in ricerca di risposte che trascendano la routine del vivere materiale quotidiano, siano restie a riavvicinarsi ad un vero percorso religioso. È per me evidente che stiamo assistendo ad un degrado profondo di valori, in tutti i settori della società; stiamo assistendo ad un declino scientifico, medico, giuridico, culturale, artistico, sociale, geopolitico etc. e sono convinto che tutto ciò sia effetto diretto del declino religioso, innanzitutto – per i più disparati motivi che la storia, intrisa di sangue, ci ha insegnato (e che non è necessario rivangare) – a causa delle stesse religioni. Tuttavia ciò che a mio modestissimo avviso è necessario far rinascere, riportare in auge, sottolineare, promuovere (ed è di competenza dei religiosi) sono gli insegnamenti dei nostri grandi maestri. Le loro intuizioni generano pace, speranza, prosperità intellettuale, artistica, culturale (anche economica), salute e fiducia. Se potessero essere oggi fisicamente presenti sarebbero uniti sui principi fondamentali del bene comune per l’auspicato ritorno alle elevatissime origini non terrene dalle quali proveniamo. Sarebbero uniti nell’insegnarci che tra esseri umani la fratellanza è possibile, che la prevaricazione non fa altro che intrappolare tanto chi la impone quanto chi la subisce, che l’unica conquista è il ripristino della dignità di ognuno di noi. Senza entrare nel merito dei motivi per cui in quanto essere umani ci ritroviamo in queste condizioni, si potrebbe schematizzare la situazione, banalizzandola, in questo modo: 

1. c’è Dio, il Creatore, l’Essere Supremo o il nome che si ritiene adatto ad indicare la Causa prima

2. ci sono i grandi maestri religiosi che intuiscono le leggi naturali dell’esistenza e riconoscendole come salvifiche per il creato le sperimentano e le diffondono per riportarci sulla retta via 

3. ci sono i seguaci che le applicano e le diffondono ad altri

4. ci sono le religioni

5. ci sono le alterazioni dei principi (o leggi naturali) dei grandi fondatori, che avvengono perché, volutamente o meno, vengono ritrasmesse scorrettamente

6. le alterazioni dei principi portano le religioni a commistioni con altri tipi di attività e interesse ed entrano nel “gioco” del potere terreno

7. le religioni tradiscono il loro scopo originario e le persone 

a. se ne allontanano, oppure 

b. le usano per scopi personali diversi da quelli originariamente intesi dei maestri

8. si scatenano le guerre interne alle religioni con scissioni e persecuzioni

9. si scatenano guerre tra religioni per il mantenimento dei fedeli e/o del potere

10. prende il largo il laicismo o materialismo con la negazione delle religioni e persino dell’esistenza di Dio

11. la società declina (da un punto di vista etico, intellettuale, culturale, morale, politico etc.)

12. la “legge del più forte” ha sempre più sopravvento

13. nasce il dogmatismo scientifico come nuova religione senza Dio e si inizia ad imporre il trasumanesimo ipermaterialista. 

È chiaro ed evidente che dal punto 5 in avanti, la religione in quanto tale ha già smesso di esistere e svolgere il suo ruolo, ma il nome ed il vestito vengono mantenuti da persone senza scrupoli per usare la grande capacità catalizzatrice della religione (perché le persone intimamente ne sono alla ricerca, come il figlio prodigo) per altri scopi. Ed ecco perché “le religioni” sono additate per il fatto di “predicare bene e razzolare male”: perché hanno lasciato che fossero guidate da persone che ne hanno alterato lo scopo fondamentale e il messaggio dei rispettivi maestri. Anche la religione che pratico corre questo rischio, pur essendo recentissima. Ho la fortuna di osservare, vivendolo in “diretta”, ciò che è potuto succedere a quelle che l’hanno preceduta e stiamo cercando di evitare di cadere in errori del passato, ma non è facile per via della condizione umana. Ecco perché credo che solo i religiosi che sinceramente e profondamente desiderino adottare, praticare e divulgare gli insegnamenti dei rispettivi maestri, ignorando la bufera creata da un’umanità confusa, all’orlo della follia, abbiano la possibilità e la responsabilità di rimettere in ordine le cose e, senza mescolarsi con altro, di guidare lontano dalla morte spirituale, verso l’eternità. Sono convinto che quella sia la via di salvezza e che la possiamo intraprendere perché moltissime persone sono alla ricerca di un segnale.

Giuseppe Cicogna

Chiesa di Scientology di Torino