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Natale 2021. Secondo Natale ai tempi del Covid. Quest’anno avverto, personalmente, un’atmosfera natalizia rarefatta quale mai avevo percepito in vita mia. Percorrendo le vie del centro cittadino, contraddistinte da lunghe e tortuose code di auto, si ha l’impressione che le persone siano intente a cogliere l’attimo fuggente, chi per l’acquisto di un ultimo dono da porre sotto l’albero, chi per incontrare amici che magari non vedeva da tempo. Ma su tutto non aleggia quell’atmosfera fiabesca cui eravamo tanto abituati e partecipi da bambini, quanto, piuttosto, un alone di gravità, dovuto alla presenza insidiosa e invisibile del virus. Qualcuno potrebbe persino dire che siamo ormai abituati alla sua presenza, ma in effetti non è così.  Lo scorso anno, nonostante le chiusure del lockdown autunnale e le successive restrizioni imposte nel periodo natalizio dal governo, nutrivamo la speranza che questo periodo di Covid rappresentasse soltanto più parentesi destinata a chiudersi con l’arrivo della primavera di quest’anno. Ora, all’ennesima notizia di una nuova variante, siamo tutti più disarmati. Il “Convitato di Pietra” è tuttora presente in mezzo a noi e ciascuno, chi consciamente, chi inconsciamente, teme di potersi trovare seduto vicino a lui al pranzo di Natale. Il Natale allora non costituisce più quella distrazione “positiva” (da intendersi nel suo significato ottimistico) che ciascuno ricerca in questo periodo dell’anno quale sollievo dalle fatiche quotidiane, ma si trasforma, secondo me, in un momento o di turbamento o di riflessione. Il Convitato di Pietra, che nell’opera mozartiana del Don Giovanni, è in grado di arrestare la forza distruttrice del protagonista con il suo potere soprannaturale, appare per metafora, nella nostra epoca, un essere invisibile e insidioso. La sua presenza, ancora una volta, in questo Natale, apre, secondo me due prospettive opposte di reazione, quella di vivere questo momento nell’incertezza e nel timore, o di trascorrerlo nella sospensione temporale e nella riflessione, inerente a ciò che la vita nella nostra società è stata nell’epoca prima del Covid e di ciò che ci auguriamo fortemente possa essere dopo la pandemia. Solo allora anche un Natale al tempo del Covid potrà trasformarsi da “tempo delle cose”, in cui l’attenzione pregnante viene rivolta agli oggetti esposti nelle vetrine o ai consumi di tavole imbandite, a un “tempo finalmente delle persone”, in cui l’uomo venga rivalutato nel suo essere, nella sua dignità sociale e umana. Riscopriremo allora, anche da parte di chi non crede, che in fondo questo periodo può estendersi a tutto l’anno nell’attenzione che possiamo rivolgere al nostro prossimo del quale, spesso, ignoriamo le sofferenze. La presenza del Convitato di Pietra ci può rendere più attenti, più sensibili nei confronti di chi ci sta accanto, in famiglia, sul lavoro, di chi incontriamo giornalmente nel nostro cammino, fiduciosi che, soltanto uniti, riusciremo a vincere la nostra battaglia contro di lui.