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Inserire ‘Il Gattopardo’ in una rassegna di riletture d’autore appare francamente riduttivo. Uscita postuma nel ’58 per i tipi di Feltrinelli, dopo i rifiuti delle principali case editrici italiane (Mondadori, Einaudi, Longanesi), la storia del principe di Salina e della sua iconica Sicilia è candidata a considerarsi oggi, per valore letterario, ampiezza di costruzione storica e profondità di analisi psicologica, come il romanzo più grande e significativo del Novecento italiano. Nessuno dei grandi romanzieri italiani, neppure gli amatissimi Pirandello, Fenoglio, Buzzati – troppo ‘pirandelliano’ il primo, langarolo il secondo, intimista il terzo – hanno saputo offrire in un solo libro la visione di sintesi umana, individuale e collettiva, che emerge filtrata dal disincanto lucido e appassionato di don Fabrizio nell’opera unica del solitario principe di Lampedusa. Inevitabile appare l’accostamento e il raffronto con quello che da due secoli è il riferimento formativo letterario degli studenti italiani, ‘I promessi sposi’. Stesso genere letterario, il romanzo storico. Sicilia vs Lombardia, in realtà entrambe molto rappresentative dello spirito nazionale. ‘I promessi sposi’ linguisticamente più rifiniti e raffinati, narrativamente più ricchi e cesellati. ‘Il Gattopardo’ con un’analisi storica più convincente, una vicenda umana e psicologica più vicina alla modernità, una sintesi tra vicende individuali e collettive forse più riuscita. E certamente, meno ideologica. Senza nulla togliere alla considerazione dell’opera manzoniana come pietra miliare della letteratura nazionale e della lingua italiana, forse sarebbe tempo che la scuola di questo Paese aggiornasse i suoi programmi e proponesse, con la lettura generalizzata del ‘Gattopardo’, un esempio di romanzo più vicino alla storia contemporanea e più aderente alle sensibilità della mentalità corrente. A chiusura di queste sintetiche note, si riportano di seguito alcuni passaggi molto noti del libro di Tomasi di Lampedusa, ognuno dei quali invero meritevole di approfondimento e riflessione, ma qui solo a titolo di incantevole pro memoria … Noi fummo i gattopardi, i leoni, chi ci seguirà saranno le iene, gli sciacalli. E tutti quanti, gattopardi, leoni, sciacalli e pecore, continueremo a considerarci il sale della terra … Bisogna che tutto cambi, perché tutto rimanga com’era … L’amore, fuoco e fiamme per un anno. E cenere per trenta … I siciliani non vorranno mai migliorare, Chevalley, per la semplice ragione che credono di essere perfetti … Un palazzo del quale si conoscessero tutte le stanze non era degno di essere abitato … Né l’uno né l’altra erano buoni, ciascuno pieno di calcoli, di mire segrete, ma entrambi erano cari e commoventi nella reciproca stretta di quei loro corpi destinati a morire … Don Fabrizio quella sensazione di morte incombente la conosceva da sempre. Erano decenni che sentiva come il fluido vitale, e forse anche la volontà di vivere, andassero uscendo da lui, lentamente ma continuamente, come i granelli di sabbia dalla strettoia di una clessidra … Faceva il bilancio consuntivo della sua vita, voleva estrarre dall’immenso mucchio di cenere delle passività le pagliuzze d’oro dei momenti felici. Ho settantatre anni, si diceva, all’ingrosso ne avrò vissuto, veramente vissuto, un totale di due/tre al massimo. E i dolori, la noia, quanto erano stati? Inutile sforzarsi a contare … All’ultima stazione della sua vita il tempo dell’attesa era finito e l’immagine misteriosa di bellezza e perfezione che per tutta la vita egli aveva cercato nelle traiettorie degli astri e nel cielo stellato, si svelava definitivamente a lui per portarlo nelle regioni di perenne certezza sempre invocate.
E il fragore del mare si placò del tutto.