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Roberto Demarchi al Museo Diocesano, di Mara Martellotta

Attività

Grande successo di pubblico per l’inaugurazione dell’attesa mostra di, dal titolo “Origine”, ospitata al Museo Diocesano di Torino fino al 14 novembre prossimo. Il Museo Diocesano, collocato nella cripta della Cattedrale torinese di San Giovanni Battista, è stato teatro di una conferenza ricca di un pubblico molto interessato, giovedì 15 settembre scorso, in occasione dell’inaugurazione della mostra “Origine” del maestro torinese Roberto Demarchi, presente insieme alla consorte Alessandra e al direttore generale della Diocesi del Piemonte. “Questa mostra – come ha ben spiegato in un comunicato inviato il parroco del Duomo di Torino, don Carlo Franco, assente, ma spiritualmente presente – rispecchia profondamente lo spirito del Museo Diocesano da lui diretto e che, nelle sue intenzioni, desidera sin dall’inizio aprirsi all’arte contemporanea, in particolare a quelle opere che fossero capaci di esprimere emozioni. Le opere di Demarchi, pur rimanendo nel contesto delle configurazioni astratte, riescono a toccare non solo la mente, ma anche il cuore dello spettatore”. Un aspetto assolutamente fondamentale nell’arte di Demarchi, che è stato molto apprezzato da don Carlo Franco e da tutto l’ambiente del Museo Diocesano, è il carattere etico delle sue opere, come riportato nel Manifesto Etico, da lui redatto il 6 giugno del 2005, in cui giudicava l’arte contemporanea influenzata dalle logiche di mercato. Nelle opere del maestro Roberto Demarchi dominano, invece, un grande senso di dignità intellettuale nell’arte, sensibilità e spiritualità, anzi quella particolare disposizione di spirito che pone la sua arte al di sopra delle leggi di mercato. L’esposizione, intitolata “Origine”, rappresenta l’atteso ritorno dell’artista al suo pubblico, dopo l’ultima sua mostra, avvenuta all’interno di una rassegna antologica risalente al settembre 2019, nella sede storica fiorentina del “Convitto della Calza”. Le opere esposte in questa mostra costituiscono un Corpus di lavori inediti astratti, dedicati al tema del viaggio esistenziale compiuto dall’umanità e di natura veterotestamentaria. La mostra, intitolata “Origine”, attualmente in corso, sarà poi seguita da una seconda esposizione ancora da programmare, dal titolo “Salvezza”, incentrata su tematiche inerenti il Nuovo Testamento.  Le tavole ora esposte al Museo Diocesano sono sedici, quasi tutte di grandi dimensioni, facenti parte del corpus “Origine”, dedicate a episodi e personaggi tratti dall’Antico Testamento. Tra queste quelle intitolate “La caduta di Lucifero”, “La creazione di Adamo”, “La creazione di Eva” “L’albero della conoscenza”, “La cacciata dell’Eden”, “La torre di Babele”, “Abramo e la Fede” “La scala di Giacobbe”, “Il profeta Elia”. Il tema veterotestamentario è assunto dall’artista quale metafora per compiere una riflessione più ampia sull’esistenza umana, attraverso la pittura. “Si tratta di concetti astratti – spiega il professor Claudio Strinati nella presentazione della mostra – di cui la Bibbia permette all’osservatore di comprendere, facendoli propri e facendoli incarnare a personaggi veri, quali Adamo, Eva, Abramo, Mose’, uomini e donne le cui storie riflettono le istanze fondamentali del vivere, oltre che le aspirazioni più sublimi della Fede”. Roberto Demarchi, torinese, con alle spalle studi classici e, in seguito, studi presso la Facoltà di Architettura di Torino, avviò il suo percorso artistico dapprima in senso figurativo, perfezionandosi sotto la guida del maestro Riccardo Chicco. Fu proprio una galleria torinese ad allestire la sua prima esposizione, la galleria Cassiopea di Torino, nel 1969, con la presentazione dello storico dell’arte Angelo Dragone. All’inizio degli anni Novanta si sarebbe tenuta a Torino la mostra “Alogia”, un vero e proprio “percorso nel buio della coscienza e della memoria”, che avrebbe sancito il passaggio da un linguaggio figurativo già attento alle potenzialità espressive dei materiali utilizzati e delle tecniche inusuali, all’astrazione. Testimonianza di questo approdo sarebbe stato il ciclo “Peri Physeos”, in cui Demarchi utilizzò un linguaggio decisamente non figurativo, ma attento alle potenzialità espressive dei materiali e riflettendo sul momento aurorale del pensiero occidentale, in particolare quello dei filosofi presocratici. Nel 2003 l’editore Concetti presentò un’ampia monografia su questo ciclo pittorico di Demarchi, prima in Campidoglio, a Roma, poi a palazzo Bricherasio a Torino. Alla stesura di questo monografia parteciparono alcuni tra i massimi esponenti europei di poesia, quali Zanzotto, Bonnefoys, Kunert, Raboni, Patrikios, Severino. Docente di storia dell’arte, Demarchi non è solo un grande artista, ma anche uno scrittore d’arte che ha pubblicato, nel novembre 2013, per i tipi dell’Editore Allemandi, il volume intitolato “La tempesta”, proponendo una lettura innovativa dell’opera di Giorgione, accompagnata da una propria interpretazione in astrazione. Nel luglio 2018 veniva pubblicato il piccolo libello intitolato “La moneta di Caravaggio”, con la prefazione dello storico dell’arte Claudio Strinati. Qui Demarchi proponeva una scoperta inedita, celata in un particolare di uno dei più noti dipinti romani di Caravaggio, la “Vocazione”, presente nella chiesa di San Luigi dei Francesi. Nel 2023 si prevede presso il Museo Diocesano la seconda antologica del maestro Demarchi, ideale prosecuzione della prima, che avrà come titolo “Salvezza”, dedicata a opere pittoriche ispirate al Nuovo Testamento.

21 Settembre 2022/da user-pannunzio
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