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Il DDL Zan è caduto… passiamo oltre.

C’è  molta strada da fare nella lotta contro le discriminazioni

Caro Professore, colgo il tuo invito ad intervenire ancora sul DDL Zan all’indomani del suo affossamento al Senato. Avevo scritto su questo sito in favore dell’approvazione del provvedimento (https://www.pannunziomagazine.it/io-liberale-stagionato-difendo-il-ddl-zan-anche-se-finira-in-un-pastrocchio-di-edoardo-massimo-fiammotto/), sebbene prevedessi sarebbe finito in un “pastrocchio“, perché le buone intenzioni, da cui prese vita anni fa, si sarebbero arenate nella selva di compromessi, puntigli, impuntature ed interpretazioni manichee, che ne avrebbero impedito il varo se non stravolgendone la nobiltà del significato. Ora, dopo avere ascoltato -grazie a Radio Radicale- il dibattito nell’aula di Palazzo Madama, mi sono sentito quanto mi immaginavo si sarebbero dovuti sentire i senatori radunati nell’emiciclo: come il popolo accorso alla sfilata dell’imperatore in quella bella favola di Andersen. Il vanitoso sovrano  passava senza vestiti guidando i cortigiani accondiscendenti perché gli era stato detto che i suoi abiti erano fatti di un tessuto visibile solo alle persone intelligenti e meritevoli della sua grandiosità. Così, per non apparire stolti e indegni, tutti lo applaudivano fingendo di vedere ciò che non era… Finché un bimbo si mise a gridare: “Il Re è nudo!“, e la collettività si rese conto della sua scemenza. Ebbene spesso noi liberali incediamo in questi atteggiamenti: per essere più “realisti del re” -appunto- ci freniamo nel criticare provvedimenti apparentemente libertari anche talvolta non trovandoli corrispondenti al nostro intimo sentire; e pubblicamente ci compiacciamo di non avere remore ad alcuna professione di libertà, spesso anche quando essa rappresenta semplice immaginazione, ma non esiste, proprio come i vestiti nuovi dell’imperatore. In effetti la strada per cancellare la discriminazione nei confronti degli omosessuali è lunga, ma tanta se ne è gia percorsa. E questo vale anche per altre componenti della nostra società, a cominciare dalle donne, per proseguire con i disabili fisici e mentali, passando attraverso le razze, la provenienza, le idee… Quella di portare alla normalità queste forme di emarginazione deve essere un obiettivo irrinunciabile, ma non possiamo illuderci che un testo approvato dal Parlamento possa -anche solo in minima parte- porvi rimedio. Sebbene nella Prima Repubblica abbiamo avuto almeno due Presidenti del Consiglio omosessuali, il popolo preferiva fingere di non sapere, mentre oggi la maggioranza pare propensa a considerare naturale che Capi di Governo, Ministri, politici di qualsiasi rango possano rendere pubblica questa parte della propria vita senza risentirne per la loro popolarità.  Recentemente sono state approvate le unioni civili, che permettono a due persone sentimentalmente legate, indipendentemente dal loro genere, di ottenere diritti di successione e assistenza fino a ieri spettanti solo ai coniugi di una coppia eterosessuale; e l’istituto, intendiamoci, non riguarda solo la sfera sessuale: pensiamo a due anziani soli, magari vedovi, che decidessero di convivere per supportarsi l’un l’altro; essi potrebbero, con l’Unione Civile, garantire vicendevolmente il proprio sostegno al convivente anche dopo la morte, evitando, così, che parenti prossimi, in vita a loro disinteressati, approfittassero di beni non meritati. Quanto all’identità di genere, il cambio di sesso in Italia è previsto dal 1982. Sono stato amico per circa trent’anni di una donna, nata uomo e poi operata, che di professione faceva l’infermiera. Aveva avuto la fortuna di essere supportata dalla famiglia e di condurre una vita per quanto possibile normale. I suoi documenti la certificavano di sesso femminile, aveva un lavoro appagante, ma soffriva l’handicap di non poter partorire… Perchè -ammettiamolo- ci sono limiti che nessun decreto o legge potranno mai superare. Il DDL Zan difficilmente sarà varato, a causa dell’inettitudine di politici che ne volevano solo sfruttare la pubblicità che influencer modaioli avevano promosso, e per questo merita di essere archiviato. Credo ci si debba impegnare verso obiettivi assai più concreti: per esempio rendere possibili le adozioni alle coppie omosessuali e ai single. La costruzione di una famiglia felice deve essere uno degli scopi alti in una società evoluta, e consentirla a chi ora ne è inibito sarebbe una grande conquista. Vengo, infine, ai punti controversi del DDL. Prendiamo l’equivoco sulla già citata “identità di genere”. Si vorrebbero aiutare i bambini a prendere coscienza del proprio genere, che potrebbe rivelarsi persino “binario“: recentemente alcuni personaggi pubblici hanno dichiarato di sentirsi, a seconda del momento, “femmina” o “maschio“; tra queste/i Asia Kate Dillon quando parla di sé stessa/o usa il “noi“….  Posso dirmi quantomeno confuso? Sarebbe legittimo dichiarare che se accettiamo l’autodeterminazione del sesso potremmo trovarci nella situazione di far occupare le cosiddette “quote rosa” a uomini che si sentono donne? O questo mostrerebbe evidente la mia stoltezza, ignoranza e incapacità di vedere i meravigliosi vestiti dell’imperatore? Il tema dell’educazione civica e sessuale nelle scuole è stato molto trattato, ma ben poco studiato. Occorre approfondire con grande dedizione la didattica di queste materie approfondendo senza remore il percorso da tracciare. Eppoi ci sarebbe un ben poco chiaro articolo sulla libertà di espressione che non mi sembra proprio compatibile con l’articolo 21 della nostra Costituzione. Alla richiesta di riscriverlo si sono erette barriere ingiustificate. Non posso che identificarmi nel commento di Mattia Feltri pubblicato in prima pagina su “La Stampa” all’indomani del dibattito in Senato: s così sono anche io una “brutta persona” perchè “proprio non capisco questa ambizione di vietare l’odio per legge (odiare non è un diritto, dicevano gli striscioni) . Sarebbe come vietare per legge rinvidia o la viltà, cioè la natura umana”.

“Il DDL Zan è caduto. Viva il DDL Zan”, ok, ma impegniamoci con altri progetti per combattere la nobilissima battaglia contro le discriminazioni. E quel disegno di legge lasciamolo nel cassetto, almeno per il momento.