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Non è agevole commentare a caldo i risultati elettorali, soprattutto quando nel precedente articolo mi sono chiamato fuori cercando di valutare i pro e i contro tra l’una e l’altra opzione.

Il dovere di cronaca per un Magazine che, per stessa natura del giornalismo in rete (non dovendo passare dalle rotative) impone comunque un commento, va rispettato, mi sforzerò di conservare l’equilibrio.

Mi sento innanzi tutto di dire che, ancora una volta: quando si commettono errori tattici è perché non si guarda alle lezioni del passato.

Salvini se avesse considerato i passi falsi del suo omonimo nel personalizzare lo scontro, non si sarebbe giocato tutto come fece Renzi con il referendum sulle riforme costituzionali, in una Regione dove il potere degli avversari è capillare e radicato, ma soprattutto dove il  Governatore esprime posizioni anomale rispetto al nuovo corso di un PD deciso a ricompattarsi a sinistra.

In attesa di qualche cosa di nuovo, mi tocca dare a questa tornata elettorale più importanza di quello che forse merita. Come accade a tutti i leader di successo, il nemico principale è la sopravvalutazione di se stessi. Ieri Renzi, ora Salvini, l’altro ieri Berlusconi, non hanno fatto il conto del testosterone sempre presente nell’elettorato italiano, da quando lo scontro politico non è più essenzialmente ideologico, al punto che la destra odierna, sulle tematiche più demagogiche e populiste è molto più simile alla sinistra novecentesca che non l’attuale PD.

Tornando a Salvini, il truce ha radicalizzato e personalizzato lo scontro e quindi pur confermando la propria forza, quello che poteva essere di per sé un discreto risultato, si è trasformato in una sconfitta personale.

In alto i cuori antipatizzanti salviniani: Matteo non è invincibile, soprattutto se lo si lascia andare a ruota libera.

Salvini ha il grosso limite dei giovani d’oggi, che non conoscono la storia politica e quindi hanno le idee confuse sui comportamenti politici ed elettorali degli Italiani che, alla fine della fiera, si sono sempre dimostrati sostanzialmente moderati.

In Emilia Romagna  ha vinto Bonacini e non ha perso la Bergonzoni, ha perso la Lega e sbaglierebbe il PD nel pensare di avere vinto.

Tutti gli osservatori sono concordi nel dire che la debacle grillina ripropone il vecchio bipolarismo destra-sinistra. Se questo è vero, anche in Emilia Romagna non ha politicamente vinto la sinistra dei partiti ferma a un 34%, mentre il Centro Destra (ma forse dopo il risultato di Forza Italia è più corretto parlare di destra populista e antieuropeista), ha quasi un 10% di più e quindi, anche sommando i voti grillini, che non sono certo tutti di sinistra, il Centro Destra è maggioranza relativa. Ecco dove tatticamente  Salvini ha “sbagliato le quote”.

Se poi guardiamo i risultati nel complesso, la stessa vittoria, sia pur schiacciante di Jole Santelli che all’apparenza può sembrare uno straordinario risultato per il Centro Destra e….udite! udite! per “Forza Lazzaro Italia” che unendo le due liste presenti porta a casa un risultato considerevolmente contro corrente, se si pensa al 2,5 dell’Emilia. Ma se sappiamo leggere tra le righe, non possiamo non chiederci se le due liste sono il frutto di tattica utilitaristica, o piuttosto di divisioni interne a Forza italia.

Un fatto è certo: in Calabria la maggioranza dei voti persi dai 5Stelle sono andati, più alla destra moderata che non ai populisti. In questo caso penso che la Meloni, anche se canterà vittoria (secondo me lo può fare solo in Emilia), ad un’attenta analisi potrebbe uscire ridimensionata poiché la prateria elettorale del Sud non è alla sua portata come sembrava.

Ad ogni buon conto, sarebbe folle non considerare che con il dato Calabrese per ora il Centro Destra è maggioranza nel Paese e che se si andasse a votare, Salvini sarebbe il nuovo Premier.

Sicuramente non si andrà a votare, anche se io credo che la mazzata grillina può mettere in crisi il Governo più ancora di quello che avrebbe potuto fare la scongiurata vittoria salviniana.

Di qui alle elezioni potrebbero esserci di mezzo un Giuseppe ter ma soprattutto un: Mattarella One!

Tito Giraudo

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