4,684 utenti hanno letto questo articolo

Se la conoscenza è portatrice di spiritualità e viceversa, come si diceva nel precedente articolo “La spiritualità della conoscenza”, occorre qui approfondirne l’argomento e, facendo degli opportuni esempi, chiarire come l’ambito del soprannaturale sia stato determinate per lo sviluppo della coscienza e della conoscenza umana.

Tocca perciò qui risalire a una data assai remota, ossia a quando l’uomo prese a lasciare tracce dell’accesso alle cose che sono nascoste ai sensi. Queste prime tracce riguardano le arti figurative lasciate su pareti di caverne profonde, attraverso le quali, col favore del buio (per tenere lontano lo sguardo profano), dispiegavano i loro effetti (mediante procedimenti che passano per un mondo nascosto agli occhi dell’uomo).

Attraverso il disegno si cercava di influenzare il soprannaturale e consentire così di moltiplicare la selvaggina e di propiziarne la cattura, ma l’accesso al mondo delle cose invisibili non era appartenente in egual misura a tutti i membri del gruppo.

Era, infatti, presente la figura dello specialista del soprannaturale (lo sciamano) dotato di un potere che altri non avevano. Era a conoscenza di come attirare sul gruppo protezione e benefici, poteva praticare vantaggiosamente la medicina, l’architettura, la botanica, l’astronomia, dirimere conflitti, determinare chi era meglio che governasse, ossia tutte quelle pratiche ispirate ad un sapere esoterico.

Lo sciamano del paleolitico sapeva quali condotte umane potevano conciliare il vantaggio, il successo e la prosperità individuali e collettivi. Questo sapere gli consentiva (se avesse voluto) di condizionare tutta la vita sociale, esercitando direttamente il potere (ma lo sciamano evita le responsabilità dirette e la sua capacità di previsione e predizione opera rimanendo estranea all’elementare gerarchia del potere).

Con l’agricoltura e la pastorizia si moltiplicano i compiti dello specialista, perché il sapere deve rivelare le date delle semine e i modi per garantire la salute degli animali, oltre che quella degli umani. In tale periodo, poiché il gruppo ha preso una consistenza notevole e crescente ed ha acquisito una coscienza dei propri interessi comuni, lo sciamano ha cominciato a prodigarsi in favore, non solo degli individui, ma della comunità intera. La sua parola qualifica scelte individuali e collettive ed è verosimile che faccia accettare qualche regola di condotta e suggerisca le scelte di un capo.

Con l’avvento dell’età dei metalli accade qualcosa di grandioso che condizionerà il futuro della cultura. Un’autorità viene creata. Essa fa capo allo scettro imperiale ed è coordinata da funzionari numerosi e istituzionalizzati. Nasce una sorta di forma embrionale di diritto (costituzionale, amministrativo, penale e processuale applicabile nelle corti).

L’autorità in questione sarebbe impotente se non potesse contare su un imponente corpo di armati, non legati ad alcuna classe e devoti all’autorità imperiale. A loro volta gli armati sarebbero impotenti se le classi fossero riluttanti ad una spontanea ottemperanza. E, in ogni caso, gli armati non sono in grado di garantire una ordinata e pacifica assegnazione dello scettro imperiale (e, infatti, quando le strutture imperiali si diffusero dalla Mesopotamia e Persia al mondo alessandrino e da questo a Roma, e mancò quel collante capace di legare le classi sociali e gli armati al legittimo imperatore, il potere spettò di volta in volta al capo militare più abile nello sbarazzarsi dei concorrenti).

In tale contesto, il soprannaturale diventa così religione (forma culta del soprannaturale), al mito subentra la teologia. Lo sciamano diventa sacerdote e deve lavorare in vista di un risultato collettivo. I sacerdoti diventano poi una corporazione di sapienti, capaci di coordinare i loro diversi saperi, le loro varie arti soprannaturali e i tanti culti, in modo che essi diventino compatibili e complementari, tanto da costituire un tutto armonico, suddivisibile ma non contraddittorio. Diventano teorici di tutto ciò che è sacrale: il divino, la matematica, l’ingegneria, la politica, il diritto, la medicina e l’agricoltura. Vogliono che la loro sapienza sia arcana e che il volgo ne rimanga lontano; vogliono che la loro sapienza (arricchita sempre di più) sia sottratta alla contestazione.

Viene così istituzionalizzata la Verità, un corpo di conoscenze coerenti e permanenti, capaci di spiegare globalmente il reale. Accanto alla Verità si istituzionalizza la figura dell’errore (e, per la prima volta, qualcuno ha il potere sublime e tremendo di decidere e proclamare cosa sia la verità e cosa l’errore).

La Verità (che esiste fuori e prima dell’uomo) deve così essere difesa e preservata dalla profanazione e dalla ingenerazione del dubbio.

Così, se fino a seimila anni fa l’uomo viveva in uno stato di (più o meno felice) non sapere, da seimila anni circa l’uomo ha preso a muoversi in un’alternativa di non sapere o di conoscere esotericamente, con adesione al Vero che andava di pari passo con la mancanza di un vaglio critico razionale (predominanza della Religione sulla Ragione).

Da duemila e cinquecento anni o poco più qualcosa è ulteriormente cambiato. Fuori dagli imperi, nessun sapere vistoso poteva accumularsi. Il sapere elaborato negli imperi era esoterico, arcano e non destinato all’esportazione. Ma nell’arco di millenni fughe di conoscenza erano possibili e sarebbe stato impossibile impedirle.

Alcune di queste verità, provenienti dall’India e dall’Egitto, giungono nell’Ellade e conquistano spiriti capaci di pensieri profondi come Pitagora e Platone. Ma nell’Ellade il rischio che si corre pensando, parlando e insegnando è relativo (Socrate a parte), perciò gli elleni sottopongono i brandelli di sapienza caduti nelle loro mani ad un logico vaglio, facendo nascere un sapere filtrato dalla critica (un primo equilibrio tra Ragione e Religione).

Da allora, e lungo l’arco di 2.500 anni, un sapere garantito da un’autorità (accettato senza un vaglio critico razionale) e un sapere appoggiato sulla critica sono convissuti (non certo  in equilibrio).

Lo sciamano diventato cosi sacerdote è creduto, circondato da fiducia che non ha limiti. Egli presterà al capo della società laica qualità soprannaturali e lo presenterà come un mandatario del Potere gestito nei luoghi invisibili. Ubbidire al capo, significa beneficiare della grazia ch’egli diffonde.

La legittimazione sacrale esalta il potere ed è severa con i suoi nemici (visti come nemici del trascendente), legittimandone la feroce repressione (con manifestazioni di predominanza della Religione sulla Ragione).

L’ordine così creato poi si diffonde sino alla rivoluzione francese.

I monarchi d’Europa (e non solo) si sono sempre legittimati grazie al soprannautrale e in epoca attuale non mancano degli esempi (Elisabetta II regna sulla Gran Bretagna per grazia del trascendente; anche Umberto II fu re d’Italia per grazia del trascendente; ma il 02 giugno 1946 nessun italiano pensò di dover votare monarchia per un debito religioso, essendo divenuta la legittimazione soprannaturale del potere un puro ornamento).

Da qualche secolo, però, nello standard occidentale, la legittimazione del potere e delle regole umane a mezzo del sacro è certamente venuta scemando (con sempre più predominanza della Ragione sulla Religione – sul punto si veda il precedente articolo “La via media tra Ragione e Religione”), mentre al di fuori dei confini della c.d. parte fortunata del mondo, la legittimazione del potere e delle regole umane proveniente dal sacro è normale. Lo è infatti in Asia e in Africa.

La subalternazione al potere non è l’unico aspetto di contatto tra il soprannaturale e l’uomo. Chi vive secondo le regole stabilite dall’autorità, rispetta la proprietà altrui, mantiene la parola data, non aggredisce il prossimo e non ne danneggia i beni è infatti gradito alla forze invisibili e favorito da esse.

I modelli giuridici vengono così elaborati, esposti e sponsorizzati in ambito religioso o comunque mediante un pensiero rivolto al trascendente: rapporti di famiglia, pratiche rivolte al corpo dell’uomo, alla sua psiche e alla sua vita ci offrono esempi a non finire della modellazione operata nel laboratorio ove ci si ispira al soprannaturale.

In materia non è difficile osservare la reazione del mondo del soprannaturale quando vengono messi in discussione tali citati temi, ad esempio, con il divorzio, l’eutanasia, la fecondazione assistita e così via.

Il mondo del soprannaturale ha offerto storicamente e, se volesse, potrebbe offrire ancora una cooperazione mirabile nell’ambito della creazione delle regole per il vivere umano e non solo, innalzando il livello del confronto.

La conoscenza si è sempre mossa e si è sviluppata nell’ambito del sacro, fino ad affrancarsi da esso e rinnegando le proprie origini.

Il contesto storico attuale, però, può permettere la nascita di un nuovo equilibrio, in cui non vi sia scontro, ma confronto, permettendo un vaglio critico del mondo del soprannaturale (Religione) e un vaglio critico del sapere umano (Ragione), in modo non distruttivo, ma edificante.

Il momento storico, peraltro, chiede a gran voce la palesazione di questo nuovo mondo, in cui la critica e la conoscenza non siano mosse da eterni illusi di sapere, ma sia portata avanti da chi sa confrontarsi con le grandi tematiche umane.

Occorre, quindi, innalzare il livello del confronto.

Fin qui si è parlato del soprannaturale come si parla di una categoria indistinta, ma, nella realtà, ogni Credo che si è manifestato sulla Terra ha influenzato l’agire umano in modi diversi (e se il lettore vorrà, si potranno approfondire in successivi articoli), dispiegando effetti differenti sulle società umane.

Ogni Religione è un metodo diverso per raggiungere i c.d. “fini spirituali” dell’uomo, ma la trattazione sin qui svolta, ha necessitato di non fare differenziazioni.

Ogni Credo, pertanto, offre un metodo orientato ad un fine differente e, nella concretezza della vita quotidiana (se si pratica correttamente e con intelligenza – come si diceva nell’articolo “La spiritualità della conoscenza”), si possono realizzare dinamiche sociali diverse.

Nella società multiculturale e multicultuale di oggi, tenere a mente questo aspetto è fondamentale e può sicuramente essere uno stimolo per poter innalzare il livello di confronto sui temi importanti per la vita dell’uomo.

Sin qui abbiamo ripercorso (sinteticamente) come l’uomo, attraverso il soprannaturale, abbia scoperto il sapere (Adamo che mangia il frutto proibito) e come nei secoli la relazione tra Ragione e Religione sia mutata; molto spesso con la Religione in una situazione di predominanza sulla Ragione (con Dio che scaccia Adamo dall’Eden) e solo negli ultimi secoli, in occidente, con il predominio della Ragione sulla Religione.

Chissà se, attraverso un nuovo modo di vivere la Religione e la Ragione (in equilibrio – con il ritorno di Adamo nell’Eden, in piena consapevolezza dell’uso del frutto proibito) si possa finalmente creare un confronto importante, nonché critico razionale sui temi fondamentali per l’uomo come la salute, la famiglia, i diritti e le libertà, il lavoro, l’economia, l’ambiente e così via.

A parere di chi scrive, questa è una delle strade che gli uomini più sensibili sono chiamati a percorrere. Ai posteri, quindi, l’ardua sentenza.