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Psicoanalisi, determinismo genetico e cura psicologica del sovrappeso

In evidenza

Negli ultimi 100 anni si sono vissuti due sforzi estremi ed opposti per spiegare il funzionamento dell’uomo che oggi possono essere superati e integrati allo stesso tempo in un contesto molto più amplio, complesso e dalle elevate potenzialità applicative come la PsicoNeuroEndocrinoImmunologia. Ma facciamo un passo indietro.

La Psicoanalisi e la prima metà del 1900, il limite del troppo grande.

La Psicoanalisi ha permeato la cura del corpo e della psiche nella prima metà del 900. Originata dalle brillanti teorizzazioni di Jung, Adler e Freud ben presto però fu identificata per il grande pubblico solo con l’ultimo dei 3 “grandi padri”. Come spesso accade negli eventi epocali della storia dell’umanità viene ad essere scelto come simbolo uno solo dei protagonisti. A tale proposito quanti si ricordano il nome dell’altro genio con cui Bill Gates ha scritto la storia dell’informatica? Oppure i nomi degli altri intrepidi (o folli) astronauti che con Armstrong hanno messo piede per la prima volta sulla Luna? La Psicoanalisi ha dato un senso al funzionamento del cervello identificando e descrivendo i giochi di forze interne che ne guidano e ne spingono il suo orientarsi nella vita (e anche nella morte). Attraverso la decodificazione e interpretazione del suo linguaggio ha dato un senso al filmato (dinamico, in movimento) del funzionamento della psiche. Uno “slow motion” che risulta essere la manifestazione esterna della costante interazione dinamica tra loro delle spinte che RAPPRESENTANO ciò che c’è dentro la scatola cranica. Un limite della Psicoanalisi di inizio 900 è che non si poteva apprezzare concretamente e a sufficienza, per mancanza di strumenti e tecnologie, il funzionamento biochimico di ciò che avveniva “dentro il cranio”, insomma mancava un aspetto importante. E qui che si situa il limite del “troppo grande” della Psicoanalisi a cui faccio riferimento nel titolo del paragrafo. Non potendo vedere direttamente dentro al corpo (il troppo piccolo) si sono dovute usare solo rappresentazioni e simboli di ciò che “macina” dentro la testa. Tali costrutti non poterono essere dimensionati sulla base del rilevamento dei meccanismi cellulari del funzionamento dell’organismo col rischio di non avere un limite alle interpretazioni volte a spiegare il perché ed il percome del funzionamento della psiche e del corpo. Insomma il rischio che si corse fu quello di spiegare tutto andando a parare sui massimi sistemi perché mancavano le basi dei minimi sistemi. Lo spiegare tutto è arrivato non solo all’ambito delle dinamiche psicologiche ma anche delle influenze di queste sulle manifestazioni somatiche ovvero sul funzionamento del corpo in generale. La Psicosomatica rappresenterà proprio il tentativo di collegare i “motti” della psiche all’origine dei sintomi delle malattie organiche. In realtà il tentativo di cercare di spiegare le logiche dell’integrazione tra corpo e mente ciclicamente compare nella storia da millenni e non solo nell’ultimo secolo passato. Già la medicina greca con Platone ed Ippocrate ad un certo punto formulò il concetto di “diaita”, come buone abitudini preventive e curative, opponendosi alla “vecchia medicina” che si basava solo sui farmaci. Quanta attualità in questo approccio che eppure risale a 2500 anni fa! Approccio che oggi ancora fatica ad affermarsi al punto che anche solo la parola “diatia”, intesa originariamente come cura dell’alimentazione, del movimento fisico, del pensiero e della sessualità, viene interpretata e tradotta come dieta restrittiva ipocalorica col risultato di non far dimagrire quasi nessuno a lungo termine.

Il riduzionismo genetico della seconda metà del 900, ovvero il limite del troppo piccolo.

Nella seconda metà del 900 c’è stato il progresso delle indagini sul molto piccolo ed In particolare sul genoma. Nel 1953 Watson e Crick definiscono la struttura a doppia elica del DNA e successivamente il posizionamento ed il ruolo dei geni al suo interno. Ne nasce, ad opera di Crick, il “dogma centrale della biologia molecolare” ovvero che dai geni arriva tutta, sempre e solo, l’informazione per creare le proteine e quindi tutta la struttura dell’organismo……punto e basta: questo è il determinismo genetico. Nulla dal “di fuori” influenza il processo e quindi tutto è già deciso dal genoma. In un baleno ci si è ritrovati con un nuovo approccio che nuovamente “solleticava” lo spiegare tutto comprese le manifestazioni non solo fisiche ma anche psicologiche andando così a cercare negli anni successivi i geni codificanti per qualunque cosa: il gene della simpatia, dell’infedeltà o dell’obesità. Il riduzionismo insito in ciò è palese. Si è arrivati agli anni 2.000 in cui il riduzionismo genetico non è riuscito a stare più i piedi. L’emblema di ciò è stato, tra i tanti, il libro del 2013 dal titolo emblematico “ Uguali ma diversi . Quello che i nostri geni non controllano” del professore Tim Spector del King’s College di Londra. Libro pubblicato dopo quasi vent’anni di lavoro sui gemelli “uguali” passati a cercare di dimostrare che qualunque caratteristica e/o patologia dell’organismo fosse da attribuirsi ad un’influenza genetica determinante.

La nascita di un nuovo paradigma: epigenetica e PsicoNeuroendocrinoImmunologia

Man mano che avanzano gli anni del 1900 si è delineato lentamente il funzionamento di mente e corpo come l’incontro tra il genoma e l’ambiente fisico/culturale e viceversa. Finalmente c’erano sia gli strumenti per decodificare sia il troppo grande e sia indagare il troppo piccolo (andavano solo fatti …..”socializzare”). Una scienza chiamata Epigenetica è stata capace di mostrare come i geni debbano essere intesi nella loro relazione con l’ambiente e quindi con le esperienze di vita. Il ciò che siamo è l’espressione di questa interazione e a sua volta condiziona le ulteriori espressioni delle potenzialità genetiche. Da qui ne è sorta la consapevolezza che per spiegare il funzionamento fisiologico e patologico dell’organismo si debbano considerare sempre gli effetti dell’interazione multidirezionale tra tutte le sue componenti e l’ambiente. L’organismo e il suo contesto diventano un network fatto di nodi le cui interazioni fanno si che costantemente la modificazione di un elemento comporti effetti sul tutto. Ciò ha portato alla nascita della PsicoNeuroEndocrinoImmunologia per studiare le relazioni tra tutti i nodi del “sistema organismo” immersi nell’ambiente di vita. L’oggetto di studio diventa la complessità ovvero gli effetti della interazione tra i tanti volti che compongono uno stesso apparentemente semplice fenomeno. L’obiettivo non è curare la persona attraverso professionisti che “sappiano tutto di tutto” ma professionisti che possano riconoscere e “soppesare” quali effetti di ciò che fanno (nel loro piccolo ambito) abbia sugli altri campi della cura e viceversa. Ciò permette di parlare di scienza della cura integrata.

Ad esempio nel caso della psicologia applicata alla cura del sovrappeso ha aperto la possibilità allo psicologo di sapere perché l’utilizzo di metodi e tecniche di gestione dello stress possono guidare le sensazioni di fame e di sazietà. Ma anche come i centri nervosi deputati a queste sensazioni (insieme allo stato di infiammazione sistemica) possano essere condizionate dalla dieta o dal movimento fisico ambito di intervento di altri professionisti. Il sapere però che lo stato di infiammazione influenza retroattivamente l’attivazione dei centri cerebrali dello stress chiude il cerchio di una cura in cui lo psicologo può dare utilissime informazioni per aiutare il lavoro dei biologi/medici nutrizionisti e del personal trainer allo stesso tempo valutando gli effetti e le ricadute psicologiche del loro lavoro sul proprio. Insomma paiono passati molto più di 100 anni abbondanti dai limiti della Psicoanalisi della genetica riduzionista e che invece oggi promettono di dialogare ed esprimere tutte le loro infinite potenzialità.

24 Luglio 2020/da user-pannunzio
Tags: psicoanalisi
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