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La mia amica Mara Antonaccio, nel suo condivisibile articolo sul suffragio universale, stimolato dalle scempiaggini dette da un personaggio televisivo, Alba Parietti, che alterna nei suoi siparietti televisivi a banalità di sinistra a banalità varie, sostenendo che il voto andrebbe concesso solo a chi ha un minimo di cultura.

Mara, poiché educare gli elettori non significa certo privarli del diritto di voto, scrive:

Durante il Fascismo la figura femminile venne concepita solo come appendice dell’uomo e le donne, considerate inferiori per intelletto e capacità, avevano dignità sociale solo come mamme, sorelle e fattrici di italici combattenti.  Il suffragio universale diviene infatti realtà dopo anni di dure battaglie e di sporadici tentativi di allargare anche alle donne la libertà di votare ed essere votate.

Mi tocca dissentire:

L’abitudine di far ricadere sul fascismo i mali del passato è diffusa anche nella cultura storica italiana che, salvo pochi casi, è miope riguardo il ventennio, con la conseguenza, nel tempo, come prima o poi scoperte inesattezze e approssimazioni, di ottenere l’effetto contrario.

Nessuna ideologia tra l’Ottocento e l’inizio del Novecento è nemmeno lontanamente femminista, nemmeno quella socialista, tantomeno quella liberale. Anna Kulishoff, probabilmente era molto più dotata e decisa di Filippo Turati ma passò alla storia per il carteggio con il suo maschietto, così come non si ricordano donne socialiste di rilievo nell’epoca. Sfido poi di trovare tracce femminili significative tra i comunisti e gli ordinovisti, lo stesso vale per il sindacato.

Non è certo una difesa del femminismo fascista, sta però di fatto che almeno nel fascismo delle origini troviamo alcune donne. interessanti, una su tutte: Margherita Scarfatti, gran personaggio: Ebrea, giornalista e intellettuale influenzò non poco Mussolini, ne fu consigliera ascoltata, almeno fino ai primi anni trenta, oltre che amante.

Sul ruolo delle donne, come per altri temi importanti: l’antisemitismo e la questione sociale, occorre fare una netta distinzione tra il fascismo delle origini e quello del cosiddetto “consenso”, quando il regime anche per motivi strumentali creò la mistica fascista.

Sul suffragio universale occorre sottolineare che pur fermandosi al voto ai diciottenni, Mussolini nel programma di costituzione del Movimento fascista del 19, avrebbe voluto inserire pure il voto alle donne, poi da quel tattico che era non volle spaventare i nazionalisti e i liberali presenti alla costituzione del fascismo. Non lo mise per iscritto ma dichiarò alla tribuna: “Chiediamo il suffragio universale per uomini e donne”

Sul tatticismo opportunista, Mussolini fu un vero campione.

Prendiamo le leggi razziali. Moltissimi ebrei parteciparono al primo fascismo e fecero la Marcia su Roma, evidentemente non v’era traccia di antisemitismo, le cose cambieranno con l’avvicinamento a Hitler che fu tardivo, nonostante che il dittatore tedesco si ispirasse al fascismo. Mussolini inizialmente lo considerava un esaltato e solo i successi del Furer, oltre all’isolamento dopo la guerra d’africa, lo convinceranno all’alleanza e poi, anche all’allineamento alle posizioni smaccatamente razziste che comunque non culminarono mai in deportazioni, le quali avvennero solo dopo l’8 settembre. Anche se ci furono ignobili discriminazioni, per altro senza grandi opposizioni italiote.

Tornando alla posizione sulle donne, al di la dei proclami sulla civiltà contadina e la fertilità femminile a scopi guerrafondai, occorre sottolineare come furono: prima la grande guerra, dove un’ingente parte della popolazione femminile sostituì gli uomini nel lavoro dei campi, nelle fabbriche e degli uffici; poi l‘introduzione delle macchine per scrivere aprì le porte alle dattilografe che sostituirono i vecchi travet, a cambiare il ruolo femminile anche da noi.  Insomma, indipendentemente dalla politica, fu il progresso e lo sviluppo industriale a disegnare un nuovo ruolo femminile accompagnato naturalmente da una maggiore scolarizzazione femminile.

Tornando al Duce anche dopo che si insediò al governo, pur diventando più prudente dichiarò:

Io penso che la concessione del voto alle donne, in un primo tempo nelle elezioni amministrative, in un secondo tempo nelle elezioni politiche non avrà conseguenze catastrofiche”

A tale proposito fu fatto un disegno di legge presentato dall’onorevole Acerbo che concedeva il voto amministrativo che Mussolini difese contro l’opinione corrente dell’epoca. Legge che comunque non passò.

Nel 1938 ci fu un’altra occasione mancata, nel testo che decretava la nascita della Camera dei Fasci e delle Corporazioni ci fu un’aggiunta voluta da Mussolini che rendeva anche le donne eleggibili come consiglieri nazionali. Nonostante il prestigio che allora godeva il Duce, dovette fare marcia indietro per l’opposizione del Re.

Questo è quanto. Possiamo accusare Duce e fascismo di un sacco di nefandezze, non certo di essere stati insensibili ai diritti delle donne, nonostante la retorica del regime che le vedeva soprattutto madri e spose. Ma era il solito bla bla propagandistico.

Tito Giraudo